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Ultimatum a Google: tre mesi per iniziare a pagare i media francesi

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La querelle tra l’autorità antitrust francese e Google affinché il gigante americano paghi agli editori quanto dovuto per la condivisione dei loro contenuti online sembra essere finalmente in via di risoluzione, con una novità che potrebbe essere rivoluzionaria anche per l’Italia.

L’Antitrust di Oltralpe, guidata da Isabelle de Silva, ha infatti ordinato a Google di “intraprendere, entro tre mesi, i negoziati con gli editori e le agenzie di stampa sulla remunerazione per il riutilizzo dei loro contenuti protetti dal diritto d’autore”. La battaglia tra le parti si trascina, oramai, da parecchio tempo e si basa sul fatto che, per anni, Google e gli altri colossi del web si sono potuti arricchire approfittando di vuoti normativi o semplicemente ignorando le richieste degli editori e degli Stati che chiedevano di veder riconosciuto il loro diritto di essere pagati per la ripubblicazione dei propri contenuti sulle piattaforme digitali come Google News.

Ma ora, in Europa, questi vuoti normativi si stanno via via colmando e la Francia è stato il primo Paese a recepire la normativa europea sul diritto d’autore con una legge entrata in vigore il 24 ottobre 2019. Forte di questo riscontro legislativo, l’Antitrust ha imposto a Google di mettersi in pari entro tre mesi, dando il via a quelle trattative con editori e agenzie di stampa che dovrebbero portare a fissare le regole per il pagamento dei contenuti editoriali che appaiono sulle piattaforme digitali. Tale negoziazione, secondo l’Antitrust, deve essere retroattiva e deve valere quindi per tutto quanto sia stato pubblicato a partire dall’entrata in vigore della legge a fine ottobre. «Questa ingiunzione richiede che i negoziati si traducano effettivamente in una proposta di remunerazione da parte di Google», ha dichiarato l’autorità francese.

Finirà la pratica di Google di “pescare” in Rete i contenuti pubblicati dai media e ripubblicarli nel suo aggregatore di notizie Google News senza riconoscere nessun compenso a chi quei contenuti li aveva prodotti (ma guadagnando milioni in pubblicità sulla visualizzazione di quei contenuti)? Finora, Google si era rifiutata di applicare la normativa. Infatti, già dopo l’entrata in vigore della norma europea, Google aveva deciso unilateralmente di non visualizzare più estratti di articoli, fotografie, infografiche e video all’interno dei suoi vari servizi (ricerca Google, Google News e Discover1), a meno che gli editori non l’avessero autorizzata a farlo gratuitamente. Pena la visibilità dei media. E così, in pratica, la stragrande maggioranza degli editori aveva dovuto concedere a Google le licenze per utilizzare e visualizzare i propri contenuti protetti da diritti, senza possibili negoziazioni e senza ricevere alcun compenso. Inoltre, nell’ambito della nuova politica di visualizzazione di Google, le licenze che sono state concesse da editori e agenzie di stampa offrivano la possibilità di acquisire ancora più contenuti rispetto a prima.

Lo scorso novembre i gruppi editoriali e l’agenzia di stampa AFP avevano quindi presentato un reclamo all’autorità per la concorrenza per “abuso di posizione dominante”, nonché un abuso di dipendenza economica. La posizione dominante di Google è stata confermata dal fatto che detiene circa il 90% della quota di mercato dei servizi di ricerca generale. Inoltre, vi sono forti ostacoli all’ingresso e all’espansione su questo mercato (sia per quanto riguarda gli investimenti, sia per la necessità di sviluppare una tecnologia, tali da rendere la posizione di Google ancora più difficile da contestare da parte dei motori competitivi che desiderino svilupparsi).

Il modo di agire di Google ha causato un danno grave e immediato al settore della stampa, spiega l’Antitrust, mentre la situazione economica degli editori e delle agenzie di stampa è via via sempre più fragile. La posizione dell’azienda aveva portato anche il presidente francese Emmanuel Macron a schierarsi a favore degli editori e aveva affermato di voler «intraprendere tutte le azioni possibili nel minor tempo possibile» per impedire che alcune aziende, come Google, potessero aggirare le leggi.

Google, attraverso Richard Gingras, VP News, ha fatto sapere che «da quando la legge europea sul copyright è entrata in vigore lo scorso anno abbiamo avviato dialoghi con gli editori per incrementare il nostro supporto e gli investimenti verso l’industria dell’informazione. Rispetteremo la decisione dell’Autorità Garante della Concorrenza, che stiamo analizzando, portando avanti queste trattative». Che qualcosa inizi davvero a cambiare nel braccio di ferro tra mezzi di informazione e giganti del web? Riusciranno i colleghi francesi ad avere la meglio sul colosso di Mountain View? Aspetteremo la prossima puntata.

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