Home»Libertà di stampa»Nessun timore, nessun favore. Il 3 maggio per un giornalismo libero

Nessun timore, nessun favore. Il 3 maggio per un giornalismo libero

0
Shares
Pinterest Google+

«Anche in tempi di pandemia, la Giornata mondiale della libertà di stampa deve essere celebrata», recita l’editoriale di Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, pubblicato sul sito web dell’associazione Articolo21.  Ancora di più, in tempi in cui è essenziale che l’informazione sia libera e seria per formare un’opinione pubblica consapevole. Quest’anno la 27esima edizione della celebrazione proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite sarà dedicata al tema «Journalism without Fear or Favour»: nessun timore, nessun favore nell’esercizio della professione giornalistica.
«L’appuntamento del 3 maggio – continua Lorusso – è l’occasione per accendere i riflettori su quelle parti del mondo in cui i giornalisti sono perseguitati e percepiti come nemici del popolo e della democrazia». In particolare, la Fnsi in linea con la Federazione internazionale dei giornalisti, ha scelto di puntare un faro sullo stato del giornalismo in Ungheria, dove, in seguito all’assunzione di pieni poteri ad libitum del presidente Viktor Orban, i professionisti dell’informazione sono vittime di un vero e proprio bavaglio di Stato. Il premier ha infatti approfittato dell’emergenza dovuta alla pandemia per eliminare gli ultimi frammenti di democrazia nel Paese: Orban potrà infatti, a sua totale discrezione, sospendere per decreto alcune leggi e imporre misure straordinarie a salvaguardia del benessere della nazione. La pubblicazione di fake news – o presunte tali – sull’emergenza sanitaria o sulle decisioni prese dal governo potrà comportare la reclusione per un periodo di 5 anni. La Federazione europea dei giornalisti, di fronte a questa involuzione autoritaria che minaccia gravemente la libertà di stampa, ha preso una posizione netta e ha lanciato la petizione «No quarantine for democracy!».
In preparazione al World Press Freedom Day 2020 sui social si sta correndo una maratona fatta di articoli e contributi audio e video, che terminerà il 3 maggio, dalle 11 alle 12, con un tweet storm per ribadire #NoBavaglioUngherese. Quanto sta accadendo in Ungheria ci deve interessare non soltanto come gesto di vicinanza e di solidarietà, ma perché il modello Orban è pericolosamente apprezzato da altri Paesi europei e perché minacce e intimidazioni ai giornalisti sono purtroppo molto diffuse.
In Slovenia gli attacchi alla stampa libera sono una questione di rilevante attualità: dopo la recente elezione del premier Janez Jansa, molto vicino ideologicamente a Orban, il sindacato locale ha denunciato ripetuti tentativi di screditare la stampa indipendente, con campagne diffamatorie, messaggi offensivi, minacce sui social, aggressioni verbali contro i giornalisti per evitare la pubblicazione di articoli critici nei confronti degli editori e degli alleati politici del premier, in cui si riferiva di presunti finanziamenti dall’Ungheria ai media vicini al Partito democratico sloveno (SDS). Non si tratta di casi isolati, si teme che, da quando Jansa ha chiesto poteri speciali al parlamento per gestire la crisi covid-19, ci siano i presupposti per una svolta autoritaria.
La gestione dell’emergenza preoccupa molto il Consiglio d’Europa, che nella persona di Dunja Mijatovic, commissaria per i Diritti umani, ha sollecitato gli Stati membri a garantire la sicurezza e la protezione dei giornalisti, dei media e delle organizzazioni della società civile: «La lotta alla disinformazione è una misura necessaria per proteggere la salute e la vita dei cittadini durante la pandemia – dichiara – ma alcuni governi la stanno usando come pretesto per introdurre restrizioni sproporzionate ai media». E chiede che a tutela di una stampa libera si operi per «garantire che le misure per combattere la disinformazione siano necessarie, proporzionate e sottoposte a controlli regolari da parte dei parlamenti e degli organi nazionali per la difesa dei diritti umani». Ossia che la lotta alla disinformazione non si trasformi in censura.
Si dimentica, forse, che il diritto all’informazione in questo momento rappresenta un’emergenza pari a quella sanitaria. Sono molti nel mondo i luoghi insicuri per i cronisti che raccontano il coronavirus e che quotidianamente denunciano le violazioni dei diritti.
Quest’anno il 3 maggio sarà celebrato in tutto il mondo nella forma di dibattiti e workshop in rete e l’accento, secondo le indicazioni dell’UNESCO, sarà posto sulla sicurezza delle donne e degli uomini nell’esercizio della professione giornalistica, sul giornalismo indipendente, professionale, libero da influenze politiche e commerciali, sulla parità di genere nei media.
La Conferenza mondiale sulla libertà di stampa in programma a L’Aja dal 22 al 24 aprile è stata rinviata a causa della pandemia e avrà luogo nella stessa sede dal 18 al 20 ottobre: sarà una celebrazione congiunta della Giornata mondiale della libertà di stampa e della Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti (2 novembre).
Il 3 maggio vuole essere l’occasione – e un’opportunità – di discutere le sfide emergenti per la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti, difendere i media dagli attacchi alla loro indipendenza e rendere omaggio ai professionisti dell’informazione che hanno perso la vita nell’esercizio della loro professione. Per questa ragione, oltre a essere una giornata di riflessione tra addetti ai lavori, deve essere un promemoria per i governi della necessità di rispettare il loro impegno a tutela dell’informazione libera e indipendente.

Previous post

Spinoland (8) - #FreeKhaled: la resa dei conti tra potere e stampa libera in Algeria

Next post

World press freedom day: la libertà di stampa e i suoi nemici