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Teatro a Tunisi, con i “vecchi che non volevano morire” di van Louhizen

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Marianne Catzaras e Rosita Ferrato

TUNISI – Lo sguardo deve essere lontano, deve fissare un punto. Fisso sul pubblico, ma senza veramente guardare nessuno.
Sono sei allievi del corso di teatro, dai diversi mestieri (medico, assistente di volo…) e nazionalità (tra loro, anche un ragazzo libico). Provano la pièce scelta dalla loro regista, Marianne Catzaras, “Les trois petits vieux qui ne voulaient pas mourir” (I tre piccoli vecchi che non volevano morire) di Suzanne van Lohuizen, attrice e drammaturga olandese scomparsa prematuramente nel 2019.

Sono giovani che interpretano dei vecchi, e anche per questo la recitazione è più difficile e intensa, nello smorzare la loro voglia di vivere per raccontare una giornata da anziani (seppure ironici e molto simpatici). La prova si fa alla mediathèque dell’IFT, l’Institut français de Tunisie, e io sono tra i primi spettatori del futuro pubblico. “Doucement”, lentamente, l’artista che li coordina ne coglie ogni dettaglio. L’equilibrio della voce: non gridate, siate presenti. Attenzione alla pronuncia. Il “sipario” si leva su una ronfata generale. Ed è già il sonno dei vecchi, che russano, tossiscono in modo scomposto e, paradossalmente, allegro. Dopo i primi minuti di ronflement sonori, una sveglia al suono animale: il risveglio, dove gli attori sbadigliano, si stirano, fanno passi vacillanti e ondeggianti con umorismo e abilità. Poi i piccoli gesti quotidiani, come lavarsi i denti, pettinarsi. Sembra facile, ma non lo è. “Lentamente”, sottolinea la coordinatrice, siete dei giovani che interpretano dei vecchi».

Marianne nota le sfumature: “Sì, bravo, quell’espressione lì dà personalità al personaggio”. La storia: Desiré, Ernest e Stanislas (tra gli altri Yusri, Hamza e Islam) ovvero i nostri anziani signori si risvegliano, senza molto da fare, come tanti altri giorni. È però una giornata particolare, in cui quello che per tanti sarebbe banale, diventa straordinario. L’arrivo di una lettera. Sono anni che non riceviamo lettere, commentano stupiti. Siamo troppo vecchi per ricevere una lettera. È una missiva che annuncia che sarà il loro ultimo giorno, perché “i vostri giorni sono finiti”. Parole a cui i nostri vecchietti si ribellano fermamente: non vogliamo morire, abbiamo ancora così tante cose da fare! E allora enumerano le gioie passate, il viaggio, la piacevolezza, l’amore… Qualcuno, a tratti, improvvisa. Funziona; qualcun altro tenta una risata, no, non funziona. Commenta sempre la metteuse en scène: “Utilizzate lo sguardo, la voce. E se c’è un errore andate avanti, non ripetete le battute. A volte, nelle prove, i giovani attori si lasciano andare a qualche risata, qualche battuta, ma subito si ricalano nel ruolo.

È tutto in equilibrio tra la serietà del compito e la sua bellezza, l’impegno e la profondità del teatro. Nelle prove generali i ragazzi daranno il massimo, nella rappresentazione ancora di più, sul palco dell’Institut Français de Tunisie, con quel po’ di adrenalina che serve per tirar fuori il meglio. Piacerà la pièce, piaceranno molto loro, e stupiranno il pubblico con un finale a sorpresa.

 

[Pubblicato sul Corriere di Tunisi, febbraio 2020]

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