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Nuove frontiere dell’informazione: è il podcast, bellezza!

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Nella generale crisi dell’editoria – e nella guerra quotidiana per la sopravvivenza dei media e della della libertà di informazione – un segnale positivo ci arriva dal mondo dei podcast, settore in espansione anche per quanto riguarda il campo delle notizie. Cresce infatti in tutto il mondo il numero di podcast di notizie, lo conferma un nuovo rapporto del Reuters Institute dal titolo News Podcast & Opportunities for Publishers. L’analisi, tra le più complete realizzate fino a oggi sulla crescita dei podcast dedicati alle notizie, esplora la loro distribuzione nel mondo, ciò che offrono al pubblico e anche il modo in cui gli editori e le piattaforme ne traggono profitti. Il settore è quantomai in espansione: il numero di podcast dedicati alle notizie, a livello globale, è aumentato di quasi 12.000 tra gennaio e ottobre 2019. Il rapporto si concentra su quasi 60 podcast quotidiani diffusi nei cinque Paesi studiati (Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Francia e Svezia), la maggior parte dei quali è stata lanciata negli ultimi 18 mesi. Alcuni dei podcast di notizie più popolari negli Stati Uniti – come The Daily dal New York Times – stanno attirando un pubblico di milioni di persone, mentre altri stanno lottando per sopravvivere in un mercato sempre più competitivo.

Gli editori, dal canto loro, stanno facendo investimenti significativi nel podcasting di notizie nella speranza di attirare un pubblico più giovane, creare nuove abitudini e portare entrate aggiuntive. L’autore, Nic Newman, afferma che il podcasting delle notizie è una luce nel buio dell’industria delle notizie: «Un pubblico più vasto e un accesso più semplice si sono combinati insieme per cambiare l’economia delle notizie. A sua volta, ciò incoraggia gli editori a investire nella creazione di contenuti di maggiore qualità e in una migliore distribuzione. Tutto ciò aumenta gli utili e crea, così, un circolo virtuoso».
Per quanto riguarda i contenuti, il Daily ha fatto scuola introducendo il format di una grande storia e ha ispirato programmi simili in altri paesi, tra cui Regno Unito (Today in Focus / The Guardian), Svezia (Aftonbladet Daily) e Francia (La Story / Les Echos e Code Source / Le Parisien).
Dal punto di vista dei posti di lavoro, il New York Times impiega circa 15 persone dedicate a The Daily. Il Guardian ne impiega dieci per Today in Focus e L’Economist otto. Mentre Schwartz Media in Australia, Le Parisien e Les Echos in Francia, producono tutti i loro podcast giornalieri con quattro o cinque persone (uno o due host, un produttore esecutivo, uno o due produttori e un tecnico del suono / designer del suono).

Oltre alle notizie, quali sono gli argomenti preferiti dai podcast? Alcuni si concentrano sugli approfondimenti e sulle analisi. Altri si dedicano alla produzione di micro-bollettini e alla redistribuzione di podcast di programmi radiofonici esistenti. Dove si sono creati podcast originali, questi sono stati spesso rivolti a un pubblico più giovane e diversificato, difficile da raggiungere attraverso canali più tradizionali. I podcast di notizie rappresentano una piccola parte (6%) dei 770.000 podcast esistenti, secondo la classificazione di Apple, ma questa categoria supera gli altri tipi di contenuti in termini di consumo. Le notizie rappresentano infatti circa un quinto (21%) degli episodi più popolari nelle classifiche Apple degli Stati Uniti secondo la società di analisi Chartable. E lo stesso si ritrova anche in altri paesi: in Francia un terzo (34%) dei principali episodi di podcast sono classificati come notizie, poco meno di un quinto in Svezia (18%), Australia (18%) e Regno Unito (16 %).

Le nuove piattaforme stanno sconvolgendo il mercato dei podcast, portando nuove idee e investimenti. Apple fa ancora la parte del leone, ma i servizi musicali stanno iniziando a diffondere anche contenuti, con Spotify che ha raddoppiato la sua quota di mercato nell’ultimo anno. Molti fornitori di contenuti a pagamento per podcast stanno quindi creando – e pagando – per la produzione di contenuti esclusivi. Ciò sta aprendo nuove opportunità per gli editori di commedie, sport, stili di vita e serie narrative di alta qualità. «Negli Stati Uniti, nuove piattaforme come Luminary e Stitcher Premium stanno cercando di costruire un nuovo modello di business basato su abbonamenti premium – spiega il coautore Nathan Gallo – mentre in Europa nascono servizi come Majelan e Sybel in Francia o Podimo in Danimarca. Tutti questi attori hanno l’ambizione di diventare il “Netflix del podcasting” e cercano di portare il podcasting a un pubblico più ampio».

E in Italia? Sono 12,1 milioni le persone che ascoltano podcast in Italia: quasi due milioni in più rispetto al 2018, con un aumento del 16%. Questi i dati di una recente indagine Nielsen commissionata da Audible (la società di Amazon leader nel settore audiolibri e podcast). La ricerca – presentata a fine novembre a Milano durante la seconda edizione di United States of Podcast, evento organizzato da Audible in collaborazione con Spreaker e storielibere.fm – delinea l’identikit del fruitore di podcast: tra gli heavy user, i forti consumatori che ascoltano podcast tutti i giorni, la stragrande maggioranza ha i 18 e i 34 anni e utilizza diverse piattaforme di streaming. Preferiscono i contenuti gratuiti, ma un quarto si serve anche di servizi a pagamento. I podcast vengono ascoltati soprattutto in ambiente domestico (71%). I contenuti favoriti? Musica, intrattenimento e attualità, le news sono al terzo posto tra i contenuti preferiti dagli italiani. Il calcio, tanto per dire, è al quinto posto.

Il 2020 sarà l’anno del podcasting? Staremo a vedere. Augurandoci che il nuovo anno e i nuovi canali portino informazione di qualità e serie opportunità professionali per i giornalisti.

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