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Informazione digitale: anno 2020, la stampa italiana punta agli abbonati

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La notizia dell’acquisizione, da parte di Exor, del controllo del gruppo editoriale Gedi significa, semplificando, che La StampaLa Repubblica, l’Espresso, Il Secolo XIX e altre testate locali avranno un unico editore. E il presidente di Exor, John Elkann, ha voluto parlare dello stato di salute dei quotidiani e della sfida che la sua azienda si è assunta decidendo di puntare sull’informazione. «Per il nostro settore – ha detto – questi sono stati anni molto difficili. Ed è esattamente per rispondere a queste difficoltà che abbiamo deciso di impegnarci in un progetto in cui credo tantissimo. Con un obiettivo: generare maggiore interesse nei lettori, quelli di oggi e quelli di domani, creando prodotti di grande qualità».

La domanda, tuttavia, si ripete da tempo: come far tornare la gente a comprare i giornali? Come invertire la rotta di copie calanti, edicole che chiudono e pubblico che si rivolge all’informazione gratuita sul web? La risposta che offre Gedi arriva dal nuovo direttore generale, Maurizio Scanavino. «La sfida principale sarà quella dell’informazione digitale a pagamento. In molti Paesi, e anche in Europa, il passaggio al digitale sta avvenendo con successo e si stanno consolidando modelli editoriali sostenibili».

Scanavino ha indicato esempi virtuosi: esiste il caso eminente del New York Times (che abbiamo raccontato qui) e i suoi tre milioni di abbonati digitali, che hanno generato gettito sufficiente ad assumere giornalisti e a lanciare nuovi progetti editoriali; ha parlato del gruppo svedese Bonnier e degli svizzeri di Tamedia, che hanno superato i 300 mila abbonati digitali. Ha citato lo storico quotidiano francese Le Monde, il quale ha appena annunciato la quota di 230.000 abbonati digitali per la fine del 2019, contro i 180.000 di dodici mesi fa.

In Italia, tuttavia, la situazione del digitale non è così felice. Dice Scanavino: «I quotidiani del gruppo Gedi hanno superato i 100.000 abbonati digitali e dobbiamo puntare a raddoppiarli nei prossimi mesi, facendo leva sul grande potenziale delle nostre testate. Repubblica ha superato i 3 milioni di audience complessiva nel giorno medio e ha una community di quasi 7 milioni di fan, mentre La Stampa ne conta 1,1 milioni con 2,5 milioni di fan». Il problema, tuttavia, è il fatto che audience e community sono numeri che non generano fatturato. Tutti gli abbonati digitali alle testate Gedi, messi insieme, superano a stento i 100.000 abbonamenti, che non è una cifra esaltante. Anzi. 

Dati di vendita cartacea e digitale aggiornati a ottobre 2019
 
Anche le testate nate digitali e ad accesso gratuito, come Il Post, stanno lanciando iniziative di abbonamento (in questo caso, in cambio di servizi extra). Ciò che non è più in discussione, insomma, al di là dell’abbandono di progetti di rilancio su larga scala del cartaceo con vendita in edicola, è che l’informazione gratuita sui siti delle testate non è sostenibile. E che l’unico modo per tenere in piedi l’editoria dei quotidiani è attirare lettori (paganti) con una offerta di qualità. Il 2020 probabilmente segnerà, con vent’anni di ritardo da quando il web ha iniziato a rientrare nelle abitudini quotidiane dei cittadini anche per quanto riguarda l’informazione di ogni giorno, l’anno in cui si capirà se anche in Italia potrà esistere un modello economico di giornalismo digitale che si possa reggere sulle proprie gambe.
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