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Vita da freelance: la flat tax per i giornalisti

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Appena in tempo, prima di Capodanno, il Parlamento italiano ha approvato la legge di bilancio. Dei provvedimenti decisi dalla maggioranza di governo, alcuni riguardano più o meno direttamente la vita dei giornalisti.

Partendo dai provvedimenti generali, il governo ha iniziato la riduzione dei contributi diretti all’editoria, che verranno progressivamente ristretti fino alla loro totale sparizione nel 2022. Utile ricordare, giacché spesso questa notizia non si conosce, che i cosiddetti “finanziamenti ai giornali” sono già stati aboliti dal governo Monti: qui invece si tratta di contributi diretti, riconosciuti ad alcune realtà editoriali (cooperative di giornalisti, fondazioni, enti morali, editoria che si occupa di minoranze linguistiche, associazioni dei consumatori, portatori di handicap).

La nuova legge impone anche che ai proprietari di emittenti televisive (con ricavi sopra l’8% del sistema integrato delle comunicazioni) e le imprese di comunicazione digitale con una forte presenza sul mercato (più del 40% dei ricavi di settore) sia vietato l’acquisto di quote di società che editano quotidiani o la fondazione di nuovi quotidiani (esclusi quelli unicamente digitali).

La parte più interessante, tuttavia, riguarda l’entrata in vigore della flat tax, la “tassa piatta” con aliquota unica al 15% per tutti i titolari di partita Iva che fatturano fino a 65.000 euro l’anno. Dal momento che, ormai, circa 7 giornalisti su 10 in Italia sono freelance, questo provvedimento riguarderà molti di loro. 

Il nuovo regime fiscale dei giornalisti freelance sembra essere particolarmente vantaggioso: da un lato, infatti, pochissimi giornalisti autonomi hanno ingenti costi di organizzazione del lavoro (uno studio, una segretaria, spese di rappresentanza); dall’altra, c’è in vigore una bassa contribuzione all’ente di categoria (l’Inpgi, meno esoso dell’Inps, giacché chiede al giornalista di versare il 10% del suo reddito netto). I conteggi del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ipotizzano, con la introduzione della flat tax, risparmi nell’ordine di migliaia di euro per i giornalisti con partita Iva, benefici che però iniziano a “sentirsi” all’avvicinarsi dei 30.000 euro di fatturato, per rendersi massimi in prossimità dei 50-60.000 euro.  

Tabella elaborata dal CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili)

Lo svantaggio del nuovo regime è che non va d’accordo con altre detrazioni. Chi, quindi, ha già in essere molte spese detraibili (per esempio, quelle sulla ristrutturazione della casa, o per l’acquisto di beni strumentali) dovrà rinunciarci e potrebbe non essere avvantaggiato, avrà quindi bisogno di una consulenza fiscale per capire se restare nel vecchio regime o in quello nuovo.   

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