Cinque chiavi per essere protagonisti nel giornalismo del futuro
Che cosa c’è nel futuro del giornalismo? Secondo un recente studio del Reuters Insitute ci sono cinque concetti fondamentali che è necessario conoscere per comprendere e cavalcare i cambiamenti della società e del ruolo di chi fa informazione. In via preliminare, bisogna tenere conto del quadro generale: i problemi dovuti alla crescente disuguaglianza delle informazioni, il fatto che i modelli di business del giornalismo siano in crisi e il ruolo centrale dei social media. Le “cinque cose che tutti dovrebbero sapere sul futuro del giornalismo” riflettono i cambiamenti della professione, il modo in cui le persone accedono alle notizie e il mercato stesso dell’informazione. Quali sono?
Punto uno. Siamo passati da un mondo in cui i media erano a guardia dell’informazione a uno in cui, pur continuando a creare l’agenda delle notizie, sono tuttavia le piattaforme quelle che controllano l’accesso al pubblico. Ma – punto due – questo passaggio ai media digitali generalmente non si basa su filtri appropriati, anzi, il fatto di ricevere le informazioni in modo molto casuale e la fruizione incidentale delle stesse guidano le persone verso fonti sempre più diversificate.
Da questo deriva il punto tre: il giornalismo sta perdendo la battaglia per conquistare l’attenzione della gente, e in alcuni Paesi (come il nostro, purtroppo) sta perdendo anche quella per avere la fiducia del pubblico. Dal punto di vista del mercato, poi, i modelli di business che finanziano le notizie sono in crisi (punto quattro), e ciò indebolisce il giornalismo professionale e rende i mezzi di informazione più vulnerabili rispetto alle pressioni commerciali e politiche. La ricerca evidenzia che, a tutt’oggi, la maggioranza dei giornalisti di professione è ancora finanziata dai giornali. Gli editori continuano a realizzare il 90% del fatturato dalle copie cartacee. Ma questo modello di business è superato e perdente, perché di quotidiani e riviste se ne vendono sempre meno e le redazioni sono sempre più vuote: è necessario, quindi, che i giornalisti cerchino altre forme di finanziamento del loro lavoro, che non passino più per la stampa, le copie vendute e senza fare troppo affidamento sui ricavi dei giornali in formato digitale, che stanno crescendo molto lentamente.
E così si arriva al punto cinque: oggigiorno, nonostante la crisi e la contrazione dei ricavi, le notizie sono più varie che mai e il giornalismo migliore in molti casi è il migliore che ci sia mai stato, e si occupa di tutto, dai politici più potenti alle più grandi aziende private. Il problema di oggi, semmai, è che la politica degli editori di taglio del costi e la crescente pressione a produrre sempre più storie e sempre più spesso, con cicli di notizie che lavorano 24 ore al giorno, hanno rappresentato una spinta verso la superficialità del giornalismo. Ma i giornalisti più bravi di questa epoca sono, con ogni probabilità, i migliori che ci siano mai stati sul mercato delle notizie.
Il Rapporto sostiene che queste cinque tendenze si svilupperanno – con variazioni dovute al contesto culturale, economico, politico e sociale – in tutto il mondo negli anni a venire. E avranno un impatto sul lavoro dei giornalisti professionisti come sul pubblico: «I media digitali creano molte sfide per il giornalismo e per le nostre società, ma anche opportunità molto reali sia per i media sia per il pubblico – dice Rasmus Kleis Nielsen, coautore del rapporto e direttore del Reuters Institute for the Study of Journalism. La sfida, per giornalisti ,è quella di adattarsi ai media digitali, ormai utilizzati ovunque a scapito della stampa e della tivù, e costruire una professione e un business adatti al futuro».
Secondo la giornalista Meera Selva, l’altra coautrice del rapporto e direttrice del Journalism Fellowship Programme, «il ruolo del giornalismo in molti casi, incluso il movimento #MeToo, o casi di corruzione tra funzionari pubblici o nel dibattito pubblico sul potere delle aziende private, sottolinea come sia ancora importante il ruolo dell’indagine investigativa».