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Serbia, le mani del governo sull’Istituto di Filosofia: un appello per la libertà di stampa

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Ciò che sta accadendo in Serbia, un Paese che si candida all’ingresso nell’Unione Europea, è particolarmente preoccupante sul versante della tutela della libertà di stampa e di pensiero. Ne dà conto Marina Lalovic in un contributo pubblicato da l’Espresso.  «La libertà di stampa e il pensiero critico – scrive – sono regolarmente sotto attacco negli ultimi otto anni da quando al potere è arrivato l’ex ministro dell’informazione del governo di Milosevic, Aleksandar Vucic».

La Serbia è al 93esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa stilata ogni anno da Reporter senza frontiere. I problemi principali riguardano la concentrazione di potere nell’industria dei media, le intimidazioni nei confronti di giornalisti e lo stallo di molte indagini che riguardano fatti criminali commessi contro chi fa informazione. Tanto che Freedom House ha deciso di declassare la nazione dallo status di Paese libero a quello di parzialmente libero. «Il quadro è simile – spiega Lalovic – anche per quanto concerne l’indipendenza delle istituzioni scientifiche come l’Istituto di Filosofia e Teoria Sociale di Belgrado (IFDT)». La vicenda dell’istituto è rivelatrice dell’atteggiamento del regime: l’istituto è figlio delle voci dissidenti negli anni Sessanta ed è considerato un riferimento del pensiero progressista nei Balcani. Il governo ha proceduto alla nomina del nuovo Consiglio di vigilanza dell’Istituto, e queste nomine hanno destato scandalo: difatti, il presidente del Consiglio è Zoran Avramović, «che negli anni Novanta – scrive ancora – ha ricoperto posizioni di primo piano nel partito di estrema destra di Vojislav Šešelj, condannato dal Tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità». Non solo: una volta insediato, Avramović ha firmato una serie di provvedimenti di chiara matrice liberticida: ha sospeso finanziamenti ad alcune aree dell’Istituto, ha fermato l’ingresso di giovani ricercatori, ha minacciato di bloccare l’erogazione degli stipendi. Come racconta Marina Lalovic, «la libertà di opinione e di pensiero critico in Serbia dipendono ora dalla solidarietà europea dei colleghi e degli intellettuali, come già negli anni Ottanta quando Jürgen Habermas, Ernst Bloch, Iring Fetscher, Oskar Negt e Albrecht Wellmer si erano mobilitati per sostenere l’Istituto. Chi avrebbe mai pensato che nel 2020 la filosofia e le scienze sociali in Serbia avrebbero dovuto essere nuovamente protette dalle ingerenze dello Stato?»

Per questa ragione, è stato preparato un appello in cui si chiede la sostituzione dell’organo di vigilanza dell’Istituto di Filosofia e Teoria sociale con personalità scientifiche e non politiche insieme alla nomina di un nuovo direttore, senza interferenze da parte del governo serbo. Questo è il testo dell’appello.

 

Il famoso Istituto di Filosofia e Teoria sociale di Belgrado (IFDT) ha una lunga storia di pensiero liberale. Fondato da intellettuali dissidenti espulsi dall’università per il loro coinvolgimento nel movimento jugoslavo del 1968 fu, negli anni ’90, in prima linea nell’opposizione alle politiche di Slobodan Milošević. Zoran Đinđić, filosofo e primo capo del governo serbo nell’era post-Miloševic, assassinato mentre era al potere nel 2003, aveva lavorato in questo Istituto per diversi anni.

L’IFDT ora sembra essere sottomesso al guinzaglio della politica. Il governo serbo ha nominato un nuovo consiglio di amministrazione che comprende diverse figure politiche altamente controverse. Ad esempio Zoran Avramović, nominato Presidente del Consiglio di amministrazione, è stato promosso a posizioni di rilievo ufficiali nel Ministero della Pubblica Istruzione dal Partito radicale di destra di Vojislav Šešelj (che è stato condannato dal Tribunale dell’Aja). Avramović ha già chiarito ciò che pensa dell’Istituto, quando ha sollecitato la sospensione dei finanziamenti per il Centro regionale IFDT a Novi Sad. L’attuale direttore ad interim utilizza misure repressive che indicano come sarà il futuro dell’istituto: minacce per la sospensione degli stipendi, tentativi di frenare la libertà del Consiglio scientifico dell’Istituto, ricercatori junior messi sotto pressione, progetti internazionali sospesi, ecc.

La democrazia, e in particolare il panorama scientifico e dell’istruzione in Serbia, è sempre più minacciata. Rimangono pochi media liberi. L’attuale tentativo di mettere la museruola e forse persino di eliminare un’istituzione accademica autonoma come l’IFDT indebolisce ulteriormente la democrazia serba. Inoltre, questi tentativi sono stati condotti il ​​più rapidamente possibile perché la pubblicità in materia non è adatta né al consiglio di amministrazione installato politicamente né al governo serbo. La libertà di opinione e la libertà della scienza devono essere difese attraverso la solidarietà europea di colleghi e intellettuali. La situazione è già stata simile quando, nel 1980, Jürgen Habermas, Iring Fetscher, Oskar Negt e Albrecht Wellmer hanno chiesto con successo il sostegno ai fondatori dell’Istituto rivolgendosi direttamente alle allora autorità jugoslava e serba, aiutando così la fondazione dell’Istituto. Chi avrebbe mai pensato che nel 2020 la filosofia e la teoria sociale in Serbia avrebbero dovuto essere nuovamente difese dalle mani dello Stato?

Dati questi sviluppi, noi sottoscrittori chiediamo l’immediata sostituzione del consiglio di amministrazione dell’IFDT con esperti scientifici, in particolare rappresentanti di una cultura scientifica aperta e democratica; chiediamo il rispetto dei desideri dei ricercatori e dei dipendenti dell’Istituto nell’elezione del nuovo Direttore dell’Istituto. Inoltre, il governo serbo non può essere autorizzato a imporre un nuovo capo dell’IFDT per mezzo di un decreto. All’istituto deve essere permesso di riconquistare la sua indipendenza politica e istituzionale. Se il governo serbo sostiene seriamente la democratizzazione e vuole posizionarsi come candidato affidabile per l’adesione all’UE, confidiamo che si ritirerà da questo tentativo di controllo politico.

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