Home»Professione giornalista»New York nel metro

New York nel metro

0
Shares
Pinterest Google+

“Un curioso indagatore di New York e della cultura newyorkese”, così lo ha definito il direttore de La Stampa Mario Calabresi: Antonio Monda, corrispondente da New York di Repubblica, ha presentato ieri al Circolo dei Lettori di Torino il suo ultimo libro, “Nella città nuda”, omaggio al film noir del 1948 diretto da Jules Dassin, è una carrellata di cinquanta fotografie scattate con il suo iphone a passeggeri sul metro, corredate da altrettanti brevissimi racconti per immaginarne le storie.

Chissà che sforzo per un ragazzo italiano di buona educazione meridionale quello di scattare foto di nascosto, senza chiedere il permesso agli interessati. “E infatti in più di un’occasione ho rischiato di prendere botte!”, scherza. Ma è stata più forte l’esigenza di fermare e fissare quello che aveva sotto gli occhi ogni giorno, costretto ad attraversare la città da un capo all’altro per recarsi al lavoro alla Tisch School of the Arts dell’Università di New York.

“Prendere la metro è come fare un corso accelerato di sociologia urbana”, afferma Calabresi. “Io, infatti, da passeggero non sono mai riuscito a leggere, perchè mi sono sempre appassionato alle vite delle altre persone sul vagone”.
Attraverso lo sguardo e le osservazioni di Monda si possono leggere le trasformazioni dei consumi e degli stili: ci sono sempre meno persone che leggono il quotidiano, resistono invece i lettori di libri, in molti usano altri supporti, come il kindle o il cellulare (anche se, a dire il vero, ne ha fotografati pochi, forse per una personale antipatia per lo strumento), tanti dormono.
In netto contrasto con l’energia di New York, Monda ha fatto emergere la stanchezza e la disillusione della gente sul metro. O forse tanta energia sfinisce, si fa fatica a starle dietro.

antonio monda

Quella di Monda è un’interpretazione poco alla moda, lontana dallo stereotipo della città delle mille luci. Una città nuda, dunque, raccontata attraverso ritratti non veri, ma verosimili. Il primo e l’ultimo sono preghiere. Ci sono poi racconti storici, ispirati alle storie di persone che Monda conosce, interpretate inconsapevolmente da perfetti sconosciuti.
Temi ricorrenti la malattia, il pugilato (sua grande passione, insieme al cinema e alla letteratura), l’aborto, le differenze culturali, l’esclusione.
Si nota una vena malinconica nella narrazione, pochissimi sono i ritratti che fanno sorridere.
Monda preferisce restituire la sua personale immagine della città di cui è innamorato e che conosce nelle mille sfaccettature perchè vi è profondamente immerso.

A casa sua ogni domenica si riuniscono davanti a un buon pranzo italiano scrittori e registi, tra i più conosciuti negli Stati Uniti: non ha nulla del salotto intellettuale, del ritrovo radical chic, è piuttosto un luogo dove la gente si racconta le cose.
Con lo stesso spirito ha voluto raccontare cinquanta delle 8 milioni di storie possibili. Attraverso qualcosa di sotterraneo che unisce tutte le persone e i luoghi.

Previous post

Native ads: sopravvivere in Rete

Next post

Osservatorio sul giornalismo italiano