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Yoosef Lesani a Torino, per la causa della sua Sulaimani

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Panoramica di Sulaimani, o Al-Sulaymaniyah nel Kurdistan iracheno a 30 chilometri dal confine con l’Iran (Credit: MLBariona)

La città di Sulaimani, o Al-Sulaymaniyah, come è conosciuta in arabo, si trova a nord-est dell’Iraq, a sud-est del Kurdistan; una città in rinascita tra “tre frontiere”, il suo mix culturale e etnico. Da sempre è un’importante meta turistica, con la sua montagna Halgurd di 3607 metri di altezza, ma non solo: rappresenta l’area più interessante, politica e culturale del Kurdistan iracheno.

Ben cinque università spiccano nella zona, tra le quali dal 2007 l’American University of Iraq, che ha rappresentato per l’area un passo strategico nella formazione di altissimo livello internazionale; è solo in lingua inglese e con un programma riconosciuto dagli Stati Uniti (ESL).
 
Società aperta, liberale e tollerante rispetto ad altre città del Kurdistan, Al-Jazeera la considera un “energetico mix” ed è proprio questa vivacità che ha dato rifugio e patria ai grandi e importanti movimenti politici provenienti dall’Iran e culturali in Kurdistan; non è solo poesia, scienza e sviluppo, ma raccoglie in sé, storicamente, gruppi politici ancora attivi in certe aree della provincia che ne determinano e influenzano i rapporti interni e gli accordi internazionali, i loro leader vivono in Europa e in America e la rete è ancora attivissima. Centro universitario e letterario, tanti giornalisti, fondatori di giornali, diventati poi poeti internazionali, scrittori e intellettuali europei. Yoosef Lesani, farmacista, importante politico iraniano conosce bene Souleimani, da tanti anni vive e lavora a Torino. Vicepresidente dell’ Associazione Iran Libero e Democratico, non può più tornare a Sulaimani in Kurdistan e in Iran dov’è nato, ma è rimasto attivo in Europa come tanti altri in Germania e in Francia.
 
Abbiamo chiesto a Yoosef Lesani quanto i media internazionali sono sensibili alla loro causa.
“Certo, quella parte della stampa internazionale che è relativamente imparziale, lascia lo spazio all’attività democratica di CNRI – Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana”, commenta deciso sui media del Vicepresidente dell’Associazione Iran Libero e Democratico. “Molti giornalisti indipendenti scrivono degli articoli sui giornali digitali. Alcuni paesi hanno scelto una politica di accondiscendenza con il regime iraniano per motivi commerciali, economici e geopolitici. Ma moltissimi parlamentari e senatori in diverse occasioni  e da diversi paesi nel mondo hanno sostenuto CNRI soprattutto la piattaforma dei 10 punti del Presidente CNRI di Maryam Rajavi per il futuro democratico dell’Iran”.
 
A Torino, il 22 maggio alle ore 15, si parlerà proprio di Iran nel Dibattito Pubblico per un Iran Libero, Laico e Democratico nella Sala delle Colonne del Comune di Torino. Saranno presenti: la Sindaca Chiara Appendino, Marco Giusta Assessore ai Diritti, Cinzia Carlevaris Presidente della Commissione Consigliare dei Diritti e delle Pari Opportunità, Tullio Monti e Yoosef Lesani Presidente e Vicepresidente dell’Associazione Iran Libero e Democratico, Giulio Terzi di Sant’Agata Diplomatico, Valter Coralluzzo Relazioni Internazionali Università di Torino.
“La vita degli intellettuali dissidenti in Iran è sempre a rischio perché la teocrazia e l’oscurantismo non li tollera”, continua Yoosef Lesani. “Diversi intellettuali sono stati assassinati da sicari del regime, ma tutto sommato il movimento degli intellettuali in Iran ha una vita clandestina. Anche all’estero il regime iraniano non ha risparmiato alcuni di noi, molti sono membri di Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) e molti altri si trovano attorno a esso”.
Il tributo alla causa di Sulaimani e dell’Iran democratico è molto alto; come Sherko Bekas, noto poeta, giornalista ed intellettuale fuggito anche lui in Europa. Fino a Musa Anter, scrittore, giornalista, drammaturgo di grande fama, incarcerato dodici volte per reati d’opinione a causa del suo impegno politico e contro le violazioni dei diritti umani e assassinato il 20 settembre 1992, a 74 anni, da uno “squadrone della morte” nelle strade di Diyarbakir. O Sara Omar, nata il 21 agosto 1986 a Suleimani, autrice danese-curda, attivista per i diritti umani e poeta. È la prima giornalista e scrittrice donna del Kurdistan riconosciuta a livello internazionale. Ha iniziato come poeta e ha pubblicato diversi articoli critici sui media mediorientali. Sara Omar è cresciuta in Kurdistan ma è diventata una rifugiata di guerra alla fine degli anni ’90 e ora vive in Danimarca.
 
Sono ancora tanti i giornalisti curdi che negli ultimi 30 anni sono stati costretti a lasciare il paese, la lista è lunga. “Credo sia evidente che l’Iraq potrebbe svolgere un ruolo molto positivo e costruttivo nel cambiamento geopolitico Mediorientale, per la sua capacità e le risorse e sono proprio gli iracheni, soprattutto i giovani che hanno una grande voglia di andare avanti”. Così Lesani va oltre con lo sguardo e analizza la situazione irachena. “Ma l’ostacolo principale rimane sempre la presenza egemonica ed l’ingerenza del regime iraniano attraverso i miliziani sciiti filo iraniano che sono organizzati e finanziati dal regime con l’obiettivo di destabilizzare la fragile stabilità irachena. Negli ultimi anni diverse volte gli iracheni hanno manifestato contro la presenza e l’intervento iraniano, le recenti proteste dei giovani iracheni, come domenica 9 maggio con l’assalto al consolato iraniano nella città meridionale irachena di Karbala”.
 
(Nella foto, courtesy Marioluca Bariona: panoramica di Sulaimani, o Al-Sulaymaniyah nel Kurdistan iracheno a 30 chilometri dal confine con l’Iran)
 
Sulaymaniyah, Iraq. At sunset. Credit: MLBARIONA
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