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Voce che comunica

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Il Caffè dei giornalisti è stato protagonista della rassegna Foneka 2014, un progetto culturale fondato sulla voce e sul potere del suono, giunto alla sua seconda edizione e ospitato dall’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Alla tavola rotonda hanno partecipato i “nostri” Paolo Gallarati, docente di Storia della Musica all’Università Torino e critico musicale de La Stampa e il giornalista Marco Casa. Con loro, in un incontro moderato da Carlo Boschi , docente di Storia ed Estetica della musica al Conservatorio de L’Aquila, l’attrice e doppiatrice Eleonora Vanni. L’incontro è stato preceduto da una presentazione al pubblico delle attività e degli scopi del Caffè dei giornalisti da parte del presidente dell’associazione, Rosita Ferrato.

Che cosa comunica la voce? Questa la domanda iniziale proposta dal professor Boschi. Noi consideriamo quasi sempre la voce come veicolo della parola, ma la voce comunica attraverso il suo tono, la sua emozione, con migliaia di segnali che non necessariamente siamo abituati a governare. Non sempre riusciamo a armonizzare i diversi aspetti della voce. Esistono voci bellissime che, ciononostante, non riescono a toccare l’interesse profondo di chi ascolta, così come voci meno belle che producono emozioni. 

L’attrice Eleonora Vanni ha raccontato la sua formazione all’Accademia di arte drammatica e ha spiegato di usare la sua voce attraverso l’uso del corpo e la ricerca nell’improvvisazione. Noi, ha raccontato, siamo attratti da voci che ci appassionano, voci che ci fanno sovvenire sensazioni ed emozioni che ognuno di noi ha provato ma che non sempre riconosce. Ed è qui che entra in scena la capacità dell’attore, quella di mettersi in gioco. La voce “bella in assoluto” può non recare con sé peculiarità e tratti unici e affascinanti. C’è, poi, un problema, ovvero l’essere abituati a utilizzare sempre il microfono quando Vittorio Gassman (che lavorò moltissimo sulla sua voce), Nino Manfredi e altri grandi erano invece abituati a recitare senza microfono. Era un aspetto fondamentale, ed è più bello recitare senza ausilio tecnico perché la voce che arriva fino all’ultimo posto  della platea è meravigliosa. Il microfono, secondo la Vanni, nega delle  possibilità. Quello che conta per l’attore, infatti, è l’osservazione della vita, è riportare quelle  sfumature, quei toni che vanno poi riprodotti in scena. Come sosteneva Eduardo de Filippo, la scuola più importante è il palcoscenico, l’improvvisazione è fondamentale: riuscire a esprimersi con il corpo e con la voce per costruire una storia.

Il professor Paolo Gallarati ha parlato del rapporto tra musica e voce. Nell’opera lirica, ma più in generale nell’arte musicale, il rapporto tra musica e parola si può manifestare sia con la parola protagonista, che in un certo modo “galleggia” sulla musica, sia con il naufragio della parola, che scompare lasciando posto alla melodia. In concreto, la parola galleggia, cioè è chiaramente percepita attraverso la musica, quando la melodia la esalta, nei suoi aspetti fonetici e semantici. La si vede, non sparisce e, attraverso la voce, comunica un significato. Il significato è razionalmente organizzato, fissa dei sentimenti che il personaggio sta vivendo. Il naufragio della parola, invece, si ha quando la melodia sommerge la parola, fino a farla sparire, a distruggerla e ridurla a insieme di fonemi, fatti per sorreggere le note musicali. Può essere dilatata attraverso vocalizzi, come capitava nell’opera del Settecento, non c’è contenuto semantico ma, per contro, viene in rilievo l’espressione passionale, emozionale. Questi due estremi, tuttavia, non sono incompatibili: nella stessa opera, a seconda della situazione e dei personaggi, può esistere il galleggiamento o il naufragio.

E qui, il professor Gallarati offre una squisita lezione sul Rigoletto di Giuseppe Verdi (incompreso della tradizione critica: quando esalta la parola, Verdi veniva considerato moderno, se invece usava la soluzione del naufragio la si riteneva una caduta di stile). Nell’Aria di Gilda, che è un canto di immaginazione e di amore, si manifesta il naufragio della parola: la parola è volutamente resa incomprensibile attraverso il canto acrobatico. Questo è un esempio di antitesi della costruzione sulla parola, che era stata interpretata in precedenza da Rigoletto (personaggio razionale che canta sempre tenendo presenti le parole, mentre Gilda vive di sogni, cosa che peraltro porterà alla catastrofe). Con Gilda, la voce è quasi sovrumana, imita uno strumento musicale.

Da ultimo, Marco Casa ha sottolineato le peculiarità della voce alla radio. La voce può arrivare laddove non possono andare le telecamere. Attraverso l’ascolto – proposto in sala dal giornalista – di voci di personaggi vari (Gianni Morandi, Roberto Benigni, Lella Costa, Roy Paci), persone che della voce hanno fatto un mestiere, Casa ha teso a evidenziare che la voce può essere un “marchio” inconfondibile, che permette al pubblico di riconoscere un artista anche senza le immagini. La radio lavora sulla voce, sul linguaggio e sulla musica: il montaggio di un documento radiofonico (come il servizio “Uno Stradivari per la gente”, realizzato da Marco Casa, oppure “Reggae Vitale”) utilizza delle tecniche simili a quelle del montaggio televisivo ma che, senza l’ausilio della vista, permettono all’ascoltatore di “entrare” nell’argomento trattato, assorbendo informazioni ed emozioni solo con l’udito.

 

In serata, in sala Sinopoli, Franco Battiato e il suo storico fonico Pino “Pinaxa” Pischetola si sono esibiti in un concerto sperimentale per voce ed elettronica. Una performance molto lontana dai classici concerti del maestro, che ha riportato Battiato alla prima metà degli anni Settanta, quando si era pressoché totalmente dedicato alla sperimentazione musicale elettronica. Alcuni esperimenti sonori di Battiato e Pischetola, un’avanguardia riproposta per gli spettatori di Roma, hanno mostrato echi delle sonorità di Vangelis e Philip Glass, misti a frammenti della discografia del cantautore siculo; Battiato si è servito di un vecchio sintetizzatore analogico VCS3, lo stesso con cui aveva fatto avanguardia musicale più di quarant’anni fa: «Un periodo per me straordinario e che ricordo con immenso piacere», ha spiegato introducendo un concerto senz’altro non per tutti, ma nel quale ha mostrato vivo e profondo coinvolgimento. 

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Rassegna Foneka 2014

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