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Unite, libere e autonome

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GiuliaSi chiama Giulia e non è solo una giornalista. Sono tante, unite, libere e autonome. Parliamo infatti della rete nazionale GiULiA, acronimo di Giornaliste Unite Libere Autonome, nata nel 2011 per un impegno collettivo contro un’informazione incapace di raccontare la realtà, che veicola stereotipi e perpetua il sessismo della società.

A un anno e mezzo dalla nascita sono circa 700 le iscritte alla rete e continuano ad aumentare, segno che nonostante il cammino per ottenere uno sguardo di genere nell’informazione sia ancora lungo, la volontà e l’impegno per il cambiamento è più forte.
Ce ne ha parlato Alessandra Mancuso, giornalista della RAI, tra i fondatori e portavoce di GiULiA.


Come e da chi è nata l’idea di GiULiA?

 Dopo la straordinaria mobilitazione delle donne del 13 febbraio 2011, con alcune giornaliste impegnate negli organismi della categoria (Ordine, sindacato) abbiamo cominciato a riflettere sulla necessità di un impegno in prima persona delle giornaliste per rispondere al disagio di tante donne, e anche nostro, verso un’informazione incapace di raccontare la realtà, che veicola stereotipi e perpetua il sessismo della società, che è prima di tutto un fatto culturale. Mi sono fatta promotrice di una prima riunione, il 21 settembre 2011, chiamando le colleghe romane e milanesi con le quali condividevo l’impegno sindacale nella componente “Autonomia e Solidarietà” da sempre in prima linea nella difesa di un’informazione libera da bavagli, pulita e rispettosa nel racconto della realtà. Quella sera abbiamo capito quanto radicale fosse il nostro bisogno di cambiamento: il governo Berlusconi portava un attacco senza precedenti alla dignità delle donne, ai loro diritti, ai diritti del lavoro e alla libertà dell’informazione.
Abbiamo deciso la nascita di una rete nazionale, abbiamo cercato un nome, e alla fine si è scelto, su mia proposta, di chiamarla GiULiA, acronimo di Giornaliste Unite Libere Autonome Giulia. Si è messo in moto un movimento che ha sorpreso anche le promotrici. Abbiamo fatto un Manifesto collettivo, una pagina Facebook, poi un sito (www.giuliagiornaliste.it) e le adesioni sono arrivate da tutta Italia. A dicembre, quando abbiamo presentato GiULiA in conferenza stampa erano 350 ora sono già il doppio. E siamo state ricevute al Quirinale, dai Consiglieri del Capo dello Stato, che poi mi hanno chiesto, come Portavoce, di condurre la cerimonia dell’8 marzo dell’anno scorso.

Qualche dato a quasi un anno e mezzo dalla nascita: quante adesioni? chi sono le associate/ì? quali reazioni dai colleghi uomini?

 L’elenco di chi aderisce a GiULiA fotografa la realtà delle giornaliste italiane: molte sono precarie, freelance, molte hanno invece un rapporto di lavoro dipendente e alcune sono ai vertici delle redazioni. Grandi città e piccoli centri, carta stampata, televisione, uffici stampa, agenzie, online… tutte fatichiamo a trovare rispetto nelle redazioni e riconoscimenti. C’è chi non ha lavoro e chi è penalizzata nelle carriere, ancor più se madre. E abbiamo scarso peso anche negli organismi di categoria: il nostro impegno è anche per avere più rappresentatività e poter quindi incidere nelle politiche del lavoro, del welfare e della previdenza delle giornaliste e dei giornalisti.
La reazione dei colleghi è stata positiva, anche noi non siamo in loro contrapposizione e la battaglia per un cambiamento radicale dell’informazione è un’esigenza condivisa anche con molti colleghi.

Essere una donna giornalista in Italia: quanta strada c’è ancora da fare?

 Il cammino da fare è enorme. Le giornaliste subiscono discriminazioni, faticano a ottenere riconoscimenti, hanno stipendi più bassi, nessun aiuto se decidono di essere madri… essere poche ai “posti di comando” nelle redazioni incide anche sulla possibilità che si affermi uno sguardo di genere nell’informazione. E i cambiamenti culturali sono i più difficili da conquistare. Basti pensare alle battaglie che fa Giulia: quella per cambiare il linguaggio, per cambiare il modo in cui la televisione, e in primis il servizio pubblico, rappresenta le donne, o per cambiare il racconto del femminicidio.

Quali le campagne promosse da GiULiA?

 Le campagne sono quelle per cambiare il linguaggio nell’informazione, non esistendo il neutro, il linguaggio continua a essere maschile e non riesce a declinarsi in modo sessuato: scrivere “il ministro è incinta”, mettere l’articolo davanti ai cognomi delle ministre e delle politiche, sminuisce l’autorevolezza femminile. Sono i simboli che passano attraverso il linguaggio. E poi la campagna perché si prendesse atto che la violenza sulle donne, l’uccisione di una donna ogni due giorni da parte di un uomo della sua cerchia familiare, testimonia di una vera e propria strage: il femminicidio, termine che comincia a essere usato nell’informazione. Abbiamo denunciato quanto sia fuorviante invocare categorie come “amore”, gelosia, raptus di follia. E qualcosa comincia a cambiare. Non a caso GiULiA è nel comitato promotore della Convenzione NO MORE contro il femminicidio: la richiesta forte che fa GiULiA, all’Ordine dei giornalisti, agli editori, al sindacato, è quella di promuovere un’adeguata formazione tra i giornalisti. Siamo contrarie ad ulteriori carte deontologiche: bisogna investire sulla formazione. A Milano, Giulia Lombardia, ha dato il via al primo corso di formazione al Master di giornalismo dell’Università statale. E poi, tra le altre cose, siamo tra le associazioni che aderiscono all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria. Anche noi vogliamo il 50 e 50 ad ogni livello delle istituzioni e della politica. E come giornaliste siamo impegnate perché le donne elette e impegnate negli enti e nelle istituzioni abbiamo un’adeguata rappresentazione sui media.

Le adesioni a Giulia continuano, a dimostrazione di quanto sia sentita come necessaria questa rete per unire le giornaliste e dare voce alla loro urgenza di cambiamento. Ringraziando Alessandra Mancuso per la sua disponibilità non ci resta che invitarvi a seguire le attività della rete e aderire, semplicemente seguendo le indicazioni a questo link: www.giuliagiornaliste.it

 

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