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Trent’anni di giornalismo impavido: i Courage Awards 2020

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Fin dal 1990 i Courage in Journalism Awards, organizzati dalla International Women’s Media Foundation, hanno mostrato al mondo il coraggio e la tenacia delle giornaliste, che meritano di essere riconosciute per la loro forza nelle avversità. In 30 anni, il premio è andato a più di 100 coraggiose giornaliste di 56 paesi che si rifiutano di farsi da parte o di essere messe a tacere nella loro ricerca della verità.

La cerimonia di quest’anno è stata organizzata online in collaborazione con il Washington Post Live e condotta da Christiane Amanpour, principale presentatrice internazionale della CNN e da Elisa Lees Muñoz, direttore esecutivo dell’IWMF.

Le vincitrici di quest’anno includono la finlandese Jessikka Aro; Yakeen Bido, giornalista radiotelevisiva in Siria; la giornalista uigura Gulchehra Hoja di Radio Free Asia; e Solafa Magdy, giornalista multimediale imprigionata in Egitto.

«La stampa libera non è mai stata così vitale. Il lavoro delle vincitrici del nostro premio ci fa vedere cosa fanno i migliori elementi del giornalismo quando si trovano in circostanze difficili – ha detto Elisa Lees Muñoz – Abbiamo bisogno del punto di vista delle donne, delle persone di colore e dei giornalisti delle comunità sottorappresentate, è importante che raccontino ciò che vedono nella loro vita quotidiana e nel mondo».

«Sostenere media che riflettano una diversità di voci è una pietra angolare della democrazia – ha aggiunto Amanpour – e fornire aiuto ai giornalisti che rischiano tutto per portarci la verità è al centro del lavoro dell’IWMF».

Le vincitrici

Jessikka Aro, pluripremiata giornalista investigativa della Finnish Broadcasting Company, è una delle principali reporter al mondo sulla guerra informatica russa, indaga sul proliferare dei troll pro-Cremlino e sulla loro influenza sui dibattiti pubblici al di fuori dei confini della Russia. A causa del suo lavoro è diventata l’obiettivo di una campagna internazionale di propaganda e incitamento all’odio. Nel 2019, Aro ha pubblicato un libro investigativo sulla guerra dell’informazione del Cremlino che è stato tradotto in diverse lingue. Nel 2019, il Dipartimento di Stato americano le ha conferito l’International Women of Courage Award, ma il premio è stato revocato dall’amministrazione Trump.

Solafa Magdy è una giornalista multimediale con sede al Cairo, in Egitto. Si è occupata della transizione politica e dei disordini sociali in Egitto, i diritti delle minoranze, i diritti delle donne, l’istruzione, i diritti umani, i rifugiati e le molestie sessuali nella società egiziana. I suoi lavori sono apparsi ad Alroeya (Emirati Arabi Uniti), TRT World, MadaMasr e BBC Egypt. Esperta di giornalismo mobile, è la fondatrice di Everyday Footage, una scuola che forma giovani giornaliste e ricercatrici in mobile journalism. Arrestata nel novembre 2019 per le sue denunce rispetto ai diritti umani in Egitto, è stata incarcerata in detenzione preventiva senza accesso a un processo equo, ed è tuttora in custodia cautelare.

La giornalista televisiva siriana Yakeen Bido ha trascorso i suoi primi anni a Idleb spostandosi tra la sua città natale e Latakia durante l’inizio della guerra in Siria nel 2011. Si è occupata di questioni politiche, militari e umanitarie. interrogatori violenti, campagne diffamatorie e arresti.
È la prima giornalista a comparire davanti alla telecamera da Idlib. Ha collaborato con Orient TV, Al-kul Radio, BBC TV, Damascus Voice Radio, France 24 e ANA Press Agency. Rischiando la vita dalla prima linea, Yakeen deve affrontare minacce di morte da parte dei sostenitori del regime di Assad a causa della sua identificazione come donna e del ruolo di giornalista.

Quando Gulchehra Hoja ha iniziato a lavorare per la TV Xinjiang, in Cina, le pressioni per promuovere il Partito Comunista la portarono a Radio Free Asia (RFA), l’unica che offriva notizie indipendenti lingua uigura al di fuori della Cina. Dopo essersi unita alla RFA negli Stati Uniti, Gulchehra ha ricevuto un “avviso rosso” dalla Cina, che le ha vietato di tornare a casa. Oggi, due dozzine dei membri della sua famiglia si trovano in stato di detenzione (insieme ad altri tra gli 800.000 e 2 milioni di uiguri e di altre minoranze) e devono affrontare un “genocidio culturale”, secondo Gulchehra. Classificati come strutture di “rieducazione”, questi campi di detenzione nello Xinjiang includono anche i crematori. In seguito alle rischiose interviste di Gulchehra con i fuggitivi, le guardie carcerarie e altri funzionari, ha testimoniato davanti alla Commissione per gli affari esteri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti sui pericoli delle relazioni sui diritti umani.

L’evento ha visto anche una conversazione tra Amanpour e Yamiche Alcindor, corrispondente dalla Casa Bianca per PBS NewsHour, che sta aprendo la strada a una nuova generazione di giornaliste nere che si occupano di politica nazionale. Inoltre, Susan Goldberg, redattore capo del National Geographic, è stata premiata come Leadership Honoree di quest’anno per la sua carriera che è di esempio e di incoraggiamanto per tutte le giornaliste. In qualità di direttore editoriale, infatti guida tutte piattaforme, inclusi giornalismo digitale, riviste, podcast, mappe, newsletter e Instagram.

 

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