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Scienziato dei media

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Nella notte tra il 10 e l’11 marzo è morto, a soli 55 anni, Angelo Agostini, giornalista e insigne studioso del mondo dell’informazione. Insegnava teorie e tecniche del linguaggio giornalistico all’Università Iulm di Milano e coordinava il master di giornalismo dell’ateneo bolognese. Come giornalista e come esperto dei media aveva guidato la rivista quadrimestrale Problemi dell’informazione, una pubblicazione di riferimento nel dibattito sul ruolo dei media e dei giornali nel nostro Paese. Tra le sue attività di rilievo, la carica di direttore dell’Ifg (Istituto di formazione al giornalismo di Bologna) e di direttore del corso di giornalismo della Svizzera italiana a Lugano; fu anche presidente della European Journalism Training Association, l’associazione europea che racoglie le più importanti scuole di giornalismo.

Agostini ha lavorato anche in qualità di consulente della presidenza del Consiglio per l’editoria, negli anni tra il 1996 e il 1998, è stato dirigente della Fnsi (Federazione nazionale della stampa) e membro di varie commissioni ministeriali che si sono occupate dei tentativi di riforma dell’Ordine dei giornalisti e che hanno curato la revisione dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione; ha ricoperto incarichi di consulenza in Rai e per conto di organizzazioni non governative e ha pubblicato, proprio con l’editore Il Mulino, il testo La Repubblica – Un’idea dell’Italia (1976-2006), un saggio dedicato ai primi trent’anni di storia del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e il libro Giornalismi: media e giornalisti in Italia.

Chi lo ha conosciuto, come insegnante o come collega di lavoro, ne apprezzava la inestinguibile passione. Del resto, per Agostini il mondo dell’informazione rappresentava ben più di un impiego: era un universo in evoluzione, tanto più con l’avvento della Rete e delle nuove tecnologie, che non si stancava di esplorare e conoscere per poter raccontare, prevedendone i flussi e le tendenze. Non a caso, il suo libro dedicato ai professionisti era stato intitolato con un plurale, “giornalismi”: nel terzo millennio non può più esistere una sola maniera di esercitare la professione di informare, così come le aziende editoriali non sono più monoliti con la funzione di fare e distribuire copie di periodici ma aziende multimediali dalle molteplici ramificazioni.

Pur essendo stato costretto dalla malattia, negli ultimi tempi, a ritirarsi a vita privata, la missione dell’insegnamento non lo aveva abbandonato. Tornato a vivere in Trentino, nella sua terra d’origine, fino agli ultimi giorni ha voluto filmare e pubblicare lezioni per i suoi studenti, riprese dalla moglie e rese disponibili agli allievi dello Iulm. La sua fame di conoscenza giornalistica era anche, per così dire, ereditaria: il padre del professor Agostini, Piero Agostini, era stato direttore del quotidiano Brescia Oggi e direttore della Fnsi. Come sarebbe accaduto sostanzialmente al povero figlio, anche il padre era morto lavorando, nella stamperia del suo giornale.

Una testimonianza, quella di Angelo Agostini, anche di vita, il sostanziarsi di un ideale sempre propugnato in tanti anni di lavoro: al di là dei talenti personali, giornalisti non si nasce. Lo si diventa con una via obbligata, quella della conoscenza e della formazione.

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