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Scatta il G20 di Riad, ma la libertà di stampa in Arabia dov’è?

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A causa della pandemia, il prossimo vertice del G20 previsto per novembre si terrà virtualmente, in videoconferenza da Riad. Il sito saudita del G20 cita: «L’Arabia Saudita non è solo un attore chiave nella regione, ma svolge un ruolo importante nella stabilizzazione dell’economia globale. La Kingdom’s Vision 2030 è strettamente allineata con gli obiettivi principali del G20». Gli accrediti stampa sono aperti da giorni e moltissimi sono i giornalisti in lista. Il motivo è chiaro, come si dice: “nulla sarà più come prima”.

L’organizzazione Human Rights Watch ha affermato che Re Salman bin Abdul Aziz Al-Saud presiederà un vertice tanto importante «nonostante l’inesorabile assalto del governo saudita alle libertà fondamentali, tra cui l’incarcerazione di giornalisti, dissidenti pubblici e attivisti per i diritti umani, attacchi contro i civili nello Yemen e la totale indifferenza alle richieste internazionali per ulteriori indagini sull’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi».

«Il vertice dei leader del G20 si terrà dal 21 al 22 novembre e sarà presieduto da Re Salman», ha dichiarato il governo di Saudi. Il vertice «si concentrerà sulla protezione delle vite e sul ripristino della crescita», tenendo presente che l’obiettivo sarà quello di «affrontare le vulnerabilità scoperte durante la pandemia e gettare le basi per un futuro migliore». La pandemia mondiale sarà al centro degli incontri, ma quale occasione migliore per discutere dei dati allarmanti di Reporter Senza Frontiere? Sono ancora  20 i giornalisti nelle prigioni dell’Arabia Saudita, e ancora 9 in Bahrain nelle carceri di Jaw.

L’organizzazione HRW ha esortato i membri del G20 ad autorizzare un organismo internazionale indipendente a indagare sull’omicidio di Jamal Khashoggi e di esaminare tutti i documenti del tribunale sui presunti responsabili dell’omicidio, processo conclusosi il 7 settembre 2020 con una sentenza definita dalle Nazioni Unite “una parodia della giustizia”. In questa occasione, e per ragioni legate anche alla scomparsa il 12 novembre dell’ importante figura politica internazionale del Primo Ministro del Bahrain sceicco Khalifa bin Salman al Khalifa, il vertice del G20 forse riserverà sorprese; più “sostegno” e attenzione alle libertà politiche, di espressione e di stampa nei paesi del Golfo Persico e nel mondo arabo.

«L’Arabia Saudita, con il G20, sta pubblicizzando se stessa con una nuova veste riformista, nonostante un significativo aumento della repressione dal 2017 a oggi», ha affermato Michael Page, vicedirettore di HRW per il Medio Oriente. Page ha raccomandato ai paesi del G20 di contribuire a fermare i tentativi dell’Arabia Saudita di mascherare i suoi abusi, premendo per il rilascio di tutti i detenuti politici «accusati di vaghi reati basati sul loro attivismo e sul libero pensiero». Incluse, tra questi, le attiviste per i diritti delle donne arrestate nel 2018, tra cui Loujain al-Hathloul, Nassema al-Sadah, Samer Badawi e Nouf Abdulaziz, oltre a Salah Haidar, Waleed Abu al-Khair, Essam Koshak e Raif Badawi.

Potrebbe veramente determinare la fine di un’era, la scomparsa dello sceicco Khalifa bin Salman al Khalifa del Bahrein, il primo ministro più longevo del mondo; per lui, il governo di Manama ha dichiarato una settimana di lutto in coincidenza con il vertice del G20, mentre i giornalisti bahreniti e sauditi si interrogano su chi gli succederà. «Non ci sono state notizie immediate sul successore dello sceicco Khalifa come primo ministro, un ruolo che secondo la costituzione è nominato dal re», ha scritto la testata Midde East Eye. Potrebbe rappresentare la svolta la nuova nomina, lo sceicco Salman bin Hamad al Khalifa: il figlio del re, lui che ha sempre dovuto fronteggiare la durissima opposizione dell’ex primo ministro mentre cercava il dialogo con la stampa bahrenita, con i dissidenti, i giornalisti resi apolidi e gli intellettuali, senza mai riuscirci. Uno degli uomini più fidati dell’ex primo ministro presiederà al G20: ma è finita un’era, la sua influenza era nota ovunque in Golfo Persico, in particolare nella famiglia reale Saudita a Riad, che aveva in lui un fido alleato. Il prossimo G20 segnerà il passo.

Lo sceicco è mancato all’ospedale Mayo Clinic negli Stati Uniti, ha scritto l’agenzia di stampa governativa del Bahrain. Aveva 84 anni ed era malato da molto tempo, ma sempre vigile quando si trattava di imporre il suo potere su giornalisti e attivisti politici. La sua severa risposta alle proteste a favore della democrazia in Bahrein nel 2011, e le critiche a simili disordini in tutto il mondo arabo, hanno sottolineato quella che per molti è stata la caratteristica distintiva della sua carriera, ovvero una ferma difesa del “dominio dinastico”.

«La morte del primo ministro più longevo del mondo è stata accolta con favore da molti dell’opposizione politica del Bahrain, poiché è considerato uno dei principali artefici di uno stato sempre più repressivo», ha affermato a Middle East Eye Marc Owen Jones, professore di studi sul Medio Oriente alla Hamad bin Khalifa University in Qatar. Sayed Ahmed Alwadaei, importante attivista per i diritti del Bahrein esiliato in Gran Bretagna, ha detto che lo sceicco Khalifa aveva ideato la brutale repressione dell’opposizione durante gli anni ’90 e aveva supervisionato la repressione della rivolta del 14 febbraio 2011 a Manama, chiudendo i giornali dell’opposizione e imprigionato giornalisti, reporter, attivisti e intellettuali.

Il mese scorso, un certo numero di sindaci di città del mondo – compresi quelli di New York, Los Angeles e Parigi – hanno annunciato che non avrebbero partecipato all’Urban 20 (U20), un vertice dei sindaci tenutosi all’inizio di ottobre e inserito negli incontri previsti per il G20. Anche Sadiq Khan, sindaco di Londra, aveva annunciato che non avrebbe partecipato al vertice, per non dare  «sostegno al governo saudita».

 

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