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RSF Press Freedom Awards: dedicato a chi difende la libertà di stampa

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Coraggio, indipendenza, capacità provocare un cambiamento. Queste le categorie – e le motivazioni –  dei Press Freedom Awards 2020, i premi assegnati da Reporter Senza Frontiere. I vincitori dell’edizione 2020 sono la giornalista russa Elena Milashina, alla quale è andato il premio nella categoria Coraggio (Prize for Courage), la stazione radio afgana Merman (Prize for Impact) e la caporedattore egiziana Lina Attalah (Prize for independence). Un premio speciale è stato conferito anche al fondatore dell’Apple Daily di Hong Kong, Jimmy Lai.

Per la sua 28a edizione, la cerimonia di premiazione dei Press Freedom Awards si è svolta presso la National Central Library di Taipei, Taiwan ed è stata trasmessa in diretta sui social media (la trovate disponibile qui sotto).

Considerato il forte calo della libertà di stampa a Hong Kong, dovuto alle pressioni del regime cinese, la giuria ha voluto riconoscere un sostegno particolare a Jimmy Lai, fondatore di uno dei pochi media di Hong Kong che ancora osa criticare apertamente il regime cinese e che ha coperto le proteste a favore della democrazia dello scorso anno. Il premio è stato ricevuto dal figlio, Sebastian Lai, poiché suo padre, accusato di frode, è stato nuovamente arrestato nei giorni scorsi ed è detenuto a Hong Kong.

Il Prize for Courage premia giornalisti, media o enti che dimostrano coraggio – appunto – nella pratica, difesa o promozione del giornalismo. Quest’anno è stato assegnato alla giornalista investigativa russa Elena Milashina che lavora per il periodico moscovita Novaya Gazeta. Milashina è specializzata nella copertura della Cecenia ed è stata spesso bersaglio di attacchi fisici, minacce di morte e censura. Continua senza compromessi a scrivere articoli sugli argomenti più delicati in Cecenia, repubblica autonoma governata con il pugno di ferro di Ramzan Kadyrov.

Il Prize for Impact è dedicato a coloro che hanno contribuito a realizzare miglioramenti evidenti nella libertà di stampa, indipendenza e pluralismo dei media, o ad aumentare la consapevolezza legata a queste questioni. È stato assegnato alla stazione radio afghana Merman, la prima a trasmettere a Kandahar. L’emittente è nata per promuovere la causa delle donne in Afghanistan. Un team di 15 donne si occupa di formare nuove leve alla professione giornalistica e svolge le sue attività nonostante le minacce dei talebani, gli avvertimenti dei servizi di sicurezza e gli attacchi ai giornalisti che ci lavorano.

Il Prize for independence è dedicato invece a chi ha resistito alle pressioni finanziarie, politiche, economiche o religiose. Quest’anno è andato a Lina Attalah, direttrice e co-fondatrice del quotidiano online Mada Masr, uno dei pochi organi di informazione indipendenti in Egitto. Attalah ha subìto azioni violente da parte della polizia e interrogatori in sèguito alle sue indagini e interviste. Negli ultimi tre anni, l’accesso al sito di Mada Masr in Egitto è stato bloccato dalle autorità.

«I vincitori degli RSF Press Freedom Awards esemplificano gli ideali del giornalismo per come lo vediamo noi – ha detto Christophe Deloire, Segretario generale di Reporter senza frontiere. Standard elevati, coraggio, impatto e indipendenza, il tutto nel rispetto dell’etica giornalistica, sono i criteri di questi premi. Ma oltre al riconoscimento del lavoro dei vincitori, gli RSF Awards vogliono anche sostenere i candidati ed evidenziare i rischi che spesso devono correre per informare il pubblico».

La giuria di questa 28° edizione, presieduta dal presidente di RSF Pierre Haski, era composta da giornalisti e difensori della libertà di espressione di tutto il mondo: Rana Ayyub, giornalista indiana e opinionista del Washington Post; Raphaëlle Bacqué, uno dei principali reporter francesi di Le Monde; Mazen Darwish, già ospite del Caffè per Voci Scomode, avvocato siriano e presidente del Syrian Center for Media and Freedom of Expression; Zaina Erhaim, giornalista siriana e responsabile della comunicazione presso l‘Institute for War and Peace Reporting; Erick Kabendera, giornalista investigativo della Tanzania; Hamid Mir, giornalista, editorialista e scrittore pakistano; Frederik Obermaier, giornalista investigativo tedesco del quotidiano Süddeutsche Zeitung di Monaco; e Mikhail Zygar, giornalista russo e caporedattore fondatore di Dozhd, l’unico canale di notizie televisivo indipendente russo.

 

 

 

 

 

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