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Premio Ilaria Alpi per i reportage

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premio Ilaria AlpiDiciannove anni fa a Mogadiscio morivano la giornalista Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin. Stavano documentando per il tg3 la guerra civile somala e si sono trovati a indagare su un traffico internazionale di armi e rifiuti tossici e radioattivi in cui sarebbero stati coinvolti l’esercito e altre istituzioni italiane.
Sulla loro morte non è ancora stata fatta luce, né giustizia. Ma ogni anno il Premio giornalistico televisivo ospitato a Riccione ricorda e onora la loro memoria e il loro coraggio. Ilaria Alpi continua a far sentire la sua voce attraverso i protagonisti della XIX edizione del Premio Alpi (4-8 settembre), giornalisti che, come lei, si assumono la responsabilità di ricercare la verità e testimoniarla.

Al centro dell’edizione 2013 il tema della crisi della rappresentanza e la distanza fra la realtà e la capacità di interpretarla sia nella aule del Parlamento, sia attraverso i media.
Ha aperto la kermesse “Which way is the frontline from here? The life and time of Tim Hetherington”, il racconto, attraverso gli occhi di Sebastian Junger, di uno dei fotografi di guerra più importanti di tutti i tempi, ucciso in Libia nel 2011, durante la rivolta civile che ha segnato la fine del regime di Gheddafi.
Il programma è ricco di appuntamenti, workshop, mostre, incontri, rassegne, retrospettive e dibattiti, animati dalle firme più illustri del giornalismo italiano, da Milena Gabbanelli a Concita de Gregorio a Gad Lerner, per dirne alcune.

Un’occasione questa per proiettare le migliori videoinchieste dell’anno, che uniscono ai contenuti informativi una grande qualità delle immagini: da Scampia ad Aleppo, per documentare crisi internazionali o tragedie tutte italiane, come la strage di Bologna o il caso Thyssen, passando dalle carceri italiane alle fabbriche cinesi, mettendo al centro chi vive per strada o chi passa la vita a scappare.
La giuria, presieduta da Luca Ajroldi, sabato 7 settembre al Palazzo dei Congressi di Riccione proclamerà i vincitori delle migliori inchieste televisive nelle rispettive categorie: inchiesta televisiva italiana, internazionale, servizio da tg, tv locali e regionali, web, documentario di inchiesta Rai. Saranno inoltre assegnati il premio della critica, il premio Roberto Morrione per videoinchieste su temi spesso ignorati dal cosiddetto mainstream e per la prima volta il premio Coop Ambiente per le inchieste giornalistiche televisive incentrate sulle tematiche ambientali.

Il Premio UniCredit è stato assegnato alla giornalista e scrittrice iraniana Susan Mohammadkani Ghissyanad per la sua dedizione alla ricerca della verità e alla tutela dei diritti, oltre i limiti imposti dalla censura e dal regime. Nel nome della libertà di stampa nel suo Paese ha sacrificato la propria libertà personale, accettando la repressione, il carcere e l’asilo politico in Francia pur di non scendere a compromessi con il regime di Téhéran.
Prima di lei, nelle passate edizioni, erano state premiate Claudia Julieta Duque, giornalista colombiana perseguitata dai servizi segreti, Agnes Taile, costretta a lasciare il Cameroun e a chiedere asilo politico all’estero per continuare il proprio lavoro e le due giornaliste siriane, Hanadi Zahlout e Yara Bader, incarcerate e torturate dal regime di Assad.

Quello che Ilaria Alpi ha lasciato come preziosa eredità è il coraggio di lottare per un’informazione libera e indipendente, perché l’obiettivo del lavoro del giornalista sia la trasparenza e in ogni angolo del mondo sia garantita la libertà di stampa.
Mariangela Gritta Grainer, presidente dell’associazione Ilaria Alpi, al motto di “Non tacere” raccomanda di non passare sotto silenzio le ingiustizie, le violenze, le guerre, le diseguaglianze e le ragioni che ne sono causa. E riflette: “Dopo quasi 20 anni da quella tragica esecuzione, dobbiamo riconoscere con tristezza profonda che hanno vinto ‘loro’ fino ad ora, ‘loro’ che non amano né la verità né la giustizia. Sappiamo già quel che è successo quella domenica 20 marzo 1994, il perché, forse anche da chi era composto il commando assassino ma ancora non sappiamo con certezza chi ha ordinato l’esecuzione e chi ha coperto esecutori e mandanti. Non tacere può diventare un urlo, vogliamo che diventi un urlo fino a che “loro” perderanno e giustizia sarà fatta. E Ilaria potrà continuare a non tacere.”

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