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Predatori della libertà di stampa: lo speciale “premio” vinto da Orbán

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Un premio sicuramente non desiderato, ma meritatamente conquistato. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán è diventato, difatti, il primo leader europeo a finire nella lista dei trentasette cosiddetti «predatori della libertà di stampa» compilata da Reporters sans frontières.

Il rapporto è una impressionante galleria di 37 personalità mondiali, tra cui spiccano il premier bielorusso Lukaschenko, il siriano Assad, e poi l’egiziano al-Sisi, Daniel Ortega del Nicaragua, il bahrenita al-Khalifa e l’illustre leader coreano Kim Jong-un, in cui si sottolineano tra gli altri i torti accumulati anche dal capo politico ungherese, in questi anni di governo. «L’autoproclamato paladino della democrazia illiberale ha costantemente ed efficacemente minato il pluralismo e l’indipendenza dei media da quando è tornato al potere nel 2010. Dopo la trasformazione del settore audiovisivo pubblico in un organo di propaganda, i media privati ​​sono stati ridotti in schiavitù o ridotti al silenzio. I metodi sono a volte sottili, a volte rozzi, ma sempre efficaci. Grazie a manovre politico-economiche e all’acquisizione dei media da parte di oligarchi vicini al partito di governo, Fidesz (il partito di Orbán) ora controlla l’80% del panorama mediatico, guidato dalla Fondazione Kesma, che riunisce circa 500 media filogovernativi. I restanti media indipendenti sono discriminati nella distribuzione della pubblicità statale e nell’accesso alle informazioni detenute dalle istituzioni, mentre i loro giornalisti sono oggetto di campagne diffamatorie nei media filo-governativi, etichettati come promotori di “false informazioni”. La criminalizzazione di questa accusa durante la crisi del coronavirus ha avuto un effetto raggelante sui giornalisti e sulle loro fonti. Queste diverse tecniche di predazione hanno dimostrato visibilmente il loro valore poiché ispirano gli alleati polacchi e sloveni di Viktor Orbán».

«Dopo la chiusura del quotidiano Népszabadsag e l’acquisizione da parte degli oligarchi dei siti di informazione Origo.hu e Index.hu  – si legge ancora nelle pagine del rapporto dedicate al leader – le autorità hanno ora nel mirino il canale RTL , il quotidiano Népszava , i settimanali HVG, Magyar Hang, Magyar Narancs e il sito 24.hu . Ultimo risultato: la decisione politica da parte della authority locale, che dovrebbe essere indipendente, di privare Klubrádio della sua frequenza».

La reazione del governo guidato dal leader di destra non è si è fatta attendere. «Non è strano che mentre questi giornalisti “indipendenti” si godono felicemente la libertà e la sicurezza del nostro bel Paese, chiamano il Primo Ministro Orbán un predatore della libertà di stampa. Dovrebbero chiamarsi Fake News Without Borders“». La firma su questa dichiarazione apparsa su Twitter è di  Zoltan Kovacs, il portavoce del premier. Peccato che sulle singole imputazioni non ci sia stata una sola replica. 

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