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Per trovare dati e fonti usa i social media

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Crowd-cameraCome cambia la relazione tra giornalismo e pubblico quando le notizie dell’ultima ora sono prodotte “dal basso”? Come si stanno attrezzando le media company per verificare la qualità e attendibilità delle notizie fornite dai cittadini? I giornalismi vengono preparati ad affrontare questi nuovi compiti? Nel modo competitivo dell’informazione è più importante essere primi o non essere smentiti? E come preservare la fiducia del pubblico senza “bucare la notizia”? Di tutto ciò si è parlato al dibattito “News e contenuti generati dagli utenti” che si è svolto a Torino all’interno dei Prix Italia 2015.

L’importanza dei contenuti generati dagli utenti (UGC) è infatti uno dei temi più attuali in campo giornalistico. Ne hanno discusso Jenni Sargent, direttore Eyewitness Media Hub, Tom Trewinnard, Meedan, Malachy Browne, di Reported.ly, Anne-Marie Lupu-Morel, di EBU; Julien Pain, responsabile UGC per France 24; Adam Rendle, esperto legale di Taylor Wessing; Dhruti Shah, UGC Hub della BBC e specializzata in verifica giornalistica, giornalismo investigativo e storytelling tramite social media e Jochen Spangenberg, innovation manager Reveal project.

Tramite i social media diventa sempre più facile trovare oggi testimoni oculari che convalidino le notizie, o le confutino, le contestualizzino, le arricchiscano con le loro parole e immagini. Per descrivere situazioni lontane, drammatiche e urgenti, come un terremoto o un inseguimento, diventa più facile appoggiandosi agli account Twitter, Facebook o Instagram di chi si trova sul campo. Per cominciare si può iniziare a creare segnalibri e cartelle con gli strumenti di uso più comune, si possono contattare contatti ritenuti affidabili, si può creare una rete di fonti per risalire sempre più vicino al primo che ha dato una notizia, in modo da contattarlo direttamente.

Una campagna iraniana per far sì che le donne possano viaggiare senza l'autorizzazione dei mariti, condivisa su Observateurs
Una campagna iraniana per far sì che le donne possano viaggiare senza l’autorizzazione dei mariti, condivisa su Observateurs

Ma perché è così importante contattare direttamente i testimoni oculari? «Quando parli al telefono con qualcuno – spiega Julien Pain di Observateurs France 24 –è più facile capire se mente, ad esempio capisci se è veramente lui ad avere scattato certe foto, con quale macchina o telefono. Ci sono dei metadati che mi permettono di capire quando e dove è stata fatta una foto e quindi anche di capire se chi mi parla dice il vero o no». Les Observateurs è un sito in quattro lingue con due edizioni (una settimanale e una mensile) di France 24 che copre l’attualità internazionale attraverso le testimonianze dirette di “osservatori”, cioè testimoni diretti di ciò che accade. Video, testi, foto, tutti i contenuti pubblicati provengono da fonti non professioniste, ma sono selezionati, verificati e spiegati da giornalisti di France 24. «Ciò che lo differenzia dal citizen journalism – spiega Pain – è proprio il lavoro professionale fatto dalla redazione per verificare e contestualizzare le notizie, ma chiunque può registrarsi come “osservatore”. I testimoni sono nel posto giusto al momento giusto, vedono cose che i giornalismi altrimenti non potrebbero sapere. «Gli osservatori, oltre 6000, ci aiutano anche a verificare le informazioni che ci giungono da altre fonti: possiamo chiedergli se secondo loro una certa foto è stata davvero scattata in un certo luogo, se è attuale o vecchia. A volte gli chiediamo anche di andare in qualche posto a controllare che la situazione sia davvero così come la raccontano e in quel caso gli paghiamo le spese, altrimenti sono volontari».

Secondo Adam Rendle, è molto importante tutelare il diritto di copyright anche per i testimoni: «a volte è evidente che il materiale è trapelato – spiega – a volte vogliono che trapeli, altre assolutamente no. È importante creare un rapporto con il testimone per avere il permesso alla pubblicazione. Ci sono casi in cui le spese di risarcimento per immagini pubblicate senza consenso sono state altissime. Bisogna considerare sia gli aspetti economici sia quelli morali: consideriamo ad esempio il caso di un lutto, di un momento privato di sofferenza, o di uno shock e il trauma di essere coinvolti in una foto e poi ritrovarsi pubblicati senza autorizzazione. Per quanto riguarda le persone riprese in una foto o in un video vale il diritto alla privacy».
Come si fa ad avere fonti affidabili? Secondo Jochen Spangenber – che lavora per il canale tedesco di informazione internazionale Deutsche Welle dove coordina progetti di ricerca e innovazione e in particolare segue Reveal, che si occupa di verificare i contenuti degli utenti sui social media – bisogna trattare i testimoni con rispetto, verificare se erano davvero sulla scena, e considerare che con le loro azioni possono rischiare la vita o la salute. È dovere dei media tenere presente che la priorità è sempre quella di proteggere l’incolumità del testimone, anche a costo di non pubblicare la foto, se questo significa esporlo a ritorsioni. Quindi si può avere il caso in cui sia meglio non citare l’autore per proteggerlo.

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Una notizia verificata con checkdesk

C’è poi il problema della verifica delle informazioni. «Oggi con i social network ci sono molte più informazioni disponibili, ma bisogna distinguere l’oro dal resto – aggiunge Spangenber – Ad esempio si pubblicano foto di disastri aerei di anni passati come se fossero di attualità, ma sono fuori contesto. Bisogna arrivare primi alla notizia, ma bisogna anche arrivarci bene, con dati giusti e verificati». Per questo esistono strumenti come Reveal, una piattaforma dove condividere informazioni e «facilitare la vita ai giornalisti – spiega ancora Spangenber – che devono imparare a usare tutti gli strumenti disponibili, capire chi è la fonte con cui stanno parlando, usando ad esempio la geolocalizzazione».

Di verifica parla anche Anne-Marie Lupu-Morel, responsabile UGC per l’European Broadcast Union, associazione di operatori pubblici e privati della radiodiffusione che conta 73 membri in 56 paesi, il cui scopo è quello di sostenere il servizio pubblico offrendo servizi di qualità e condivisione di contenuti.

Un altro strumento è Bellingcat. Si basa su open source e investigazioni tramite social media per indagare su una grande varietà di temi, dai signori della droga in Messico ai conflitti che si svolgono in giro per il mondo. «Ad esempio un gruppo di giornalisti – spiega Tom Trewinnard, manager di Meedan, un’organizzazione mista profit e non profit che sostiene il giornalismo globale e collaborativo – ha proposto un’inchiesta sui veicoli russi in Ucraina. Presenta vari punti di vista e raccoglie centinaia di avvistamenti. Per verificare questa storia hanno usato checkdesk uno strumento per validare in modo condiviso i contenuti generati dagli utenti. In questo modo si possono avere centinaia di feed da strumenti diversi sulla stessa notizia e analizzarla in modo certo e condiviso». E si può sostenere il giornalismo d’inchiesta di qualità, condiviso, e in grado di porre fine rapidamente alle notizie false e non attendibili che circolano in rete.

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