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Minacce ai giornalisti: una al giorno, in Italia. Cosa si fa per proteggere l’informazione?

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Da sinistra: Stornello, Delfini, Verna, Rizzi

C’è una guerra, a volte combattuta sottotraccia, che non si interrompe praticamente mai. Si tratta della lotta alla libertà di stampa: non passa giorno in cui un giornalista non sia costretto a subire intimidazioni e aggressioni, che siano verbali o fisiche.

E siccome molti sembrano dimenticare che la Costituzione garantisce la libertà di stampa, proprio perché considera l’informazione uno dei diritti meritevoli di tutela esplicita, per fare il punto della situazione domani 15 luglio si terrà un convegno organizzato dall’Ordine dei giornalisti a Roma, all’hotel Massimo d’Azeglio, coordinato da Gianni Maria Stornello, membro del comitato esecutivo nazionale dell’Ordine dei giornalisti e da Stefano Delfini per direzione centrale della Polizia criminale.

L’associazione Ossigeno per l’informazione, che sorveglia le violazioni alla libertà di stampa in Italia, ha rilevato nel solo 2020 309 casi di intimidazione e minacce rivolte contro chiunque faccia informazione: giornalisti, blogger, e altre figure legate alla comunicazione non commerciale. Su questo fenomeno c’è un organismo che vigila dal 2017,ed è il Centro di coordinamento sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei cronisti, presieduto dal prefetto Vittorio Rizzi.

Tra gli interventi, toccherà a Nello Scavo di Avvenire, che parlerà della salvaguardia della segretezza delle fonti; Antonio Sanfrancesco di Famiglia Cristiana si occuperà di giornalismo ed etica della cultura dell’incontro; Michele Albanese, giornalista del Quotidiano del Sud racconterà la sua esperienza di cronista sotto scorta da 4 anni; Antonella Napoli riferirà sulle minacce verbali e sociali alle croniste mentre la giornalista italo-siriana Asmae Dachan spiegherà quanto è difficile raccontare le storie chi non ha voce e che fatica a trovare spazio sui giornali. Tra i relatori del convegno figurano anche anche Giuseppe De Riggi (carabinieri), Nunzia Ciardi (polizia postale), Massimiliano Di Lucia (guardia di finanza) e Rodolfo Spina (polizia).

Quali soluzioni si possono pensare per fronteggiare le intimidazioni ai giornalisti? Tanti anni di dibattito, finora, non hanno portato ad alcun approdo concreto. “Durante una riunione del tavolo tecnico – spiega Stornello – ero giunto a proporre, forse un po’ provocatoriamente, che essendo le funzioni esercitate dai giornalisti di carattere istituzionale, meritassero una protezione analoga, anche sul piano dell’incolumità personale, a quella assicurata ad esempio a un magistrato che si occupa di tematiche simili. Una dirigente della Polizia criminale mi rispose dicendo che ci vorrebbe ancora più personale”. Considerata la gravità e la frequenza del fenomeno, secondo gli addetti ai lavori, per tutelare i cronisti minacciati bisogna portare avanti e accelerare l’efficace collaborazione tra ministero dell’Interno, Ordine dei giornalisti e Fnsi. E per gli attacchi e le intimidazioni che proliferano sui social media, la via maestra secondo Carlo Verna, presidente dell’Odg, “dovrebbe essere quella di indurre le consociate italiane di Google, Facebook e Twitter ad aumentare i processi di controllo sulle informazioni distribuite via Internet” e ad essere più puntuali nel segnalare le attività denigratorie. Solo così, conclude Stornello, si potrà combattere la battaglia contro l’odio in rete.

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