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Milano Press report 2020: gli effetti del distanziamento sul buon giornalismo

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«Milano è la locomotiva d’Italia, ma non nella libertà di stampa e questo è bene che si sappia»: si legge così nel rapporto sullo stato dell’informazione «Milano Press report 2020», a cura del Gruppo Cronisti Lombardi dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, con il patrocinio dell’Fnsi e dell’Unci, l’Unione nazionale dei Cronisti italiani.
Giunto alla seconda edizione, questo dossier dà un quadro della situazione della libertà di stampa in Lombardia, a partire dall’esame delle relazioni tra le istituzioni, gli enti e i giornalisti. Raccolte le segnalazioni giunte trasversalmente dai vari comparti del giornalismo – nera, politica, sport, cultura e spettacolo – sono stati evidenziati gli errori nella comunicazione politica, di cronaca o istituzionale, le notizie omesse e quelle date in ritardo, e, in tempo di pandemia, si sono analizzati gli effetti del lavoro da remoto sulla qualità dell’informazione al cittadino. Come ha osservato Fabrizio Cassinelli, presidente del Gruppo Cronisti Lombardi, una delle conseguenze importanti del lockdown è stato «un distanziamento sociale anche tra i giornalisti e le fonti ed è fondamentale che questa deregulation nella sostituzione di comunicati e veline al confronto in presenza venga arginata e rimodulata per il bene dell’informazione al cittadino».
È dunque questa mancanza di un rapporto diretto con le fonti il problema più serio e la minaccia più grave alla libertà di informazione in questo momento: la «remotizzazione del lavoro» ha portato a sostituire il dialogo in presenza e la raccolta delle informazioni sul campo con lo scambio di mail, le notizie preconfezionate e il contatto limitato agli uffici stampa.
Per il Gruppo Cronisti Lombardi questo modus operandi è una restrizione delle libertà di stampa e un attacco alla trasparenza dell’informazione. Consapevoli che in epoca di emergenza sia più difficile garantire un’informazione seria, tempestiva, accurata, i giornalisti milanesi vorrebbero arrivare a stimolare una rimodulazione dei rapporti tra le istituzioni e la stampa al fine di promuovere nuove modalità organizzative nella trattazione e nella divulgazione delle notizie e rendere così sempre più efficace il servizio della pubblica informazione.
«Il Milano Press Report 2020 non è un atto di accusa, non è un comunicato stampa e non è uno studio», si legge nell’introduzione al dossier. È piuttosto una fotografia dello stato dell’informazione ad oggi e partire da Milano per avere la temperatura ha senso «non solo per via della quantità di testate presenti sul territorio, ma anche per la gravità della situazione pandemica che l’ha colpita», come ha ricordato Raffaele Lorusso, segretario della Fnsi.
I giornalisti lombardi credono nel valore di pubblicare «una raccolta ragionata di fatti a cui è stata data una risposta sbagliata o una trattazione tardiva, oppure verso i quali si è registrata qualche omissione o censura da parte di chi aveva l’onere di renderli noti alla cittadinanza attraverso i media. Non dimentichiamo, infatti, che il ruolo della stampa è quello di intermediaria e garante per il pubblico, di cardine della società democratica».

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