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Meryl Streep ai Press Freedom Awards: la verità è sotto attacco

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«Che si tratti della pandemia o delle proteste, i giornalisti di tutto il mondo sono sotto attacco». Così l’attrice Meryl Streep ha presentato la cerimonia di premiazione dell’International Press Freedom Awards 2020, organizzata dal Committee to Protect Journalists (CPJ) che si è svolta quest’anno in forma virtuale. «La verità stessa che cercano di portarci è sotto attacco», ha detto Streep.
In un anno tumultuoso, segnato da una pandemia globale, sconvolgimenti sociali e divisioni politiche, il messaggio generale della serata è stato chiaro: il giornalismo conta più che mai e la solidarietà non è mai stata più importante. «In tempi di incertezza senza precedenti, sono i giornalisti che sono là fuori, raccolgono i fatti e cercano di aiutarci a dare un senso a tutto. Facendo domande difficili e perseguendo la verità a ogni costo, sono lavoratori essenziali: servono il pubblico e proteggono la democrazia – ha detto ancora Maryl Streep – ecco perché sono orgogliosa di prendere parte agli International Press Freedom Awards di quest’anno e di continuare a sostenere il lavoro fondamentale del Comitato per la protezione dei giornalisti».

Quest’anno sono stati selezionati quattro giornalisti provenienti da Bangladesh, Iran, Nigeria e Russia che sono stati arrestati o perseguiti per rappresaglia nei confronti del loro lavoro. Ecco le loro storie.

Mohammad Mosaed. Foto di Farid Kamran Nia

Il giornalista iraniano freelance Mohammad Mosaed è stato recentemente condannato a più di quattro anni di reclusione e gli è stato vietato di praticare il giornalismo a causa dei suoi reportage. Mosaed ha lavorato come reporter investigativo per diverse riviste e giornali riformisti. Si è occupato di corruzione, appropriazione indebita, lavoro e proteste popolari. Nel 2019 è stato costretto a dimettersi dal giornale. Ora pubblica notizie investigative su corruzione e problemi sindacali su piattaforme social, tra cui Twitter e Telegram.
Nell’agosto 2020 è stato accusato di “collusione ai danni della sicurezza nazionale” e di “diffusione di propaganda contro il sistema”. Giorni dopo, un tribunale di Teheran lo ha condannato a quattro anni e nove mesi di prigione, a due anni di divieto di attività giornalistiche e a due anni di divieto di utilizzare tutti i dispositivi di comunicazione. Per questo, non è stato possibile avere il suo contributo  per il Premio.

Svetlana Prokopyeva. Foto di Artiom Avanesov

Svetlana Prokopyeva, corrispondente di Radio Free Europe/Radio Liberty in Russia, ha collaborato con molti giornali locali e ha anche lavorato come corrispondente della BBC. Svetlana è stata condannata con l’accusa di apologia del terrorismo, come rappresaglia per i commenti offerti durante un programma radiofonico. Durante una trasmissione, parlando di un attentato suicida compiuto da un diciassettenne, Prokopyeva aveva detto che l’attentatore era “un adolescente cresciuto sotto il governo di Putin” e che uno “Stato spietato” aveva cresciuto qualcuno che vedeva la violenza come l’unica strada. Le autorità hanno ordinato di rimuovere i suoi commenti e hanno multato i media che li avevano diffusi. Prokopyeva è stata condannata a pagare 500.000 rubli (6.980 dollari) di multa. Il tribunale ha anche ordinato la confisca del telefono cellulare e del computer portatile di Prokopyeva.
La giornalista ha affermato che la Russia non gode della libertà di stampa da molto tempo: «Le persone che se ne accorgono solo ora stavano dormendo. Non hanno visto che la pressione è aumentata negli ultimi 15 anni, lentamente, passo dopo passo». Prokopyeva ha anche spiegato che in Russia «il giornalismo è spesso equiparato al crimine. Stiamo scivolando nel totalitarismo, di nuovo. Perché se non c’è libertà di parola, le altre libertà sono fuori portata».
Qui il suo discorso

Dapo Olorunyomi

Il nigeriano Dapo Olorunyomi, giornalista ed editore del quotidiano Premium Times, uno dei giornali nigeriani più affidabili, ha contribuito a gettare le basi per il giornalismo indipendente di alta qualità per il quale la Nigeria è conosciuta oggi. Nel 1993 è stato co-fondatore e vicedirettore della rivista The NEWS nonché co-fondatore della rivista Tempo. Quest’ultima ha causato una tale agitazione nel regime che le autorità hanno arrestato anche coloro che sono stati sorpresi a leggerlo.
Olorunyomi è stato arrestato due volte per i suoi articoli e si è nascosto nel 1995, dopo che il regime di Abacha aveva minacciato la sua vita. Nel 1996, CPJ e Amnesty International hanno contribuito a organizzare la sua fuga in esilio negli Stati Uniti. Olorunyomi ha lavorato anche presso altri media nigeriani: nel 2005 ha fondato il Wole Soyinka Center for Investigative Journalism con sede a Lagos, che prende il nome dal primo premio Nobel per la letteratura in Africa e si dedica a denunciare la corruzione e le violazioni dei diritti umani. Olorunyomi ha detto del premio: «Mi ricorda in particolare – e credo a molti dei miei colleghi – il lavoro che rimane incompiuto nello sviluppo dei nostri media e nella lotta per espandere e dare sostanza alla nostra democrazia».
Qui il suo discorso

Shahidul Alam. Foto di Rahnuma Ahmed

Il fotoreporter del Bangladesh Shahidul Alam, fondatore dell’organizzazione multimediale del Bangladesh Pathshala Media Institute e della Drik Picture Library Ltd, ha anche co-fondato l’agenzia fotografica Majority World e il Chobi Mela Festival, un festival fotografico pionieristico in Bangladesh. Le sue fotografie sulla vita in Bangladesh, nonché sulle proteste e sull’ambiente, sono note nel suo paese e in tutto il mondo. Nell’agosto 2018, Alam è stato arrestato da un gruppo di circa 40 uomini che hanno affermato di appartenere al ramo investigativo della polizia di Dhaka. «Quando sono stato prelevato, non sapevo se sarei vissuto o morto», ha poi raccontato.
Poche ore prima di essere arrestato era stato intervistato da Al-Jazeera e aveva pubblicato un video su Facebook sulle proteste degli studenti del Bangladesh che chiedevano strade più sicure, dopo che due bambini erano stati uccisi da un autobus. È stato accusato di aver fatto propaganda contro il governo e diffuso false informazioni. Quando Alam è comparso in tribunale, non era in grado di camminare senza aiuto e ha detto di essere stato torturato.
Il CPJ ha sollevato il suo caso presso le Nazioni Unite e il Parlamento europeo e ha messo in luce la sua detenzione. Nel novembre 2018, 102 giorni dopo la sua detenzione, Alam è stato liberato su cauzione.
«I giornalisti dicono la verità. Questo è il motivo per cui, generalmente, finiscono in prigione – ha detto Alam, invitando i governi a rilasciare tutti i giornalisti incarcerati, stante anche la pandemia. I media sono minacciati in tutto il mondo. Penso sia importante che il mondo riconosca il ruolo dei media, il valore che hanno e, per noi è importante vedere che non siamo soli e che siamo sostenuti».
Qui il suo discorso.

Nel corso della premiazione, Meryl Streep ha poi consegnato all’avvocato Amal Clooney il Gwen Ifill Press Freedom Award, il premio speciale che viene assegnato ogni anno a persone che hanno dimostrato risultati straordinari nella causa della libertà di stampa.
Amal Clooney (qui il suo discorso) è una convinta sostenitrice dei diritti dei giornalisti. Ha trascorso gran parte della sua carriera difendendo la libertà di stampa, è consulente internazionale per Reuters, ha rappresentato i giornalisti Wa Lone e Kyaw Soe Oo e la giornalista azera Khadija Ismayilova. Attualmente rappresenta la celebre giornalista ed editrice Maria Ressa, perseguitata nel suo paese d’origine, le Filippine, per aver denunciato la corruzione del governo sulla sua testata, Rappler.

La cerimonia è stata presentata da Lester Holt, di NBC Nightly News, affiancato da altri importanti giornalisti come Christiane Amanpour, la conduttrice internazionale della CNN, la moderatrice di CBS News “Face the Nation” Margaret Brennan, il corrispondente di PBS NewsHour alla Casa Bianca Yamiche Alcindor e David Muir di ABC News “World News Tonight ”. Sono stati coinvolti anche l’attrice Rosamund Pike, la conduttrice di notizie satiriche Samantha Bee, il giornalista Ronan Farrow e l’ex presidente della Hollywood Foreign Press Association Meher Tatna.

L’evento è stato trasmesso in streaming dalle testate giornalistiche di tutto il mondo: ABC News, Bloomberg, CBS News, HuffPost, NBC News e Yahoo! Tra i media partner anche Drik Picture Library in Bangladesh, Kenya’s Nation Media Group, The Los Angeles Times e PBS NewsHour negli Stati Uniti, Premium Times in Nigeria, Rappler nelle Filippine, RTÉ in Irlanda e RFE / RL, per l’Europa.

Qui sotto l’evento completo:

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