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Marc Saikali, France 24: il giornalismo libero non è neutrale

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Per tre giorni, Tunisi è stata la capitale del giornalismo: 500 professionisti da 30 Paesi si sono ritrovati alla Citè de la Culture con dialoghi, incontri, mostre di fotografia e seminari, per dibattere con i cittadini sullo stato dell’informazione.
“Un’informazione di cui abbiamo bisogno per fare vivere la nostra democrazia”, ha dichiarato Jérôme Bouvier, presidente dell’associazione Journalisme et Citoyenneté e fondatore delle Assises Internationales du Journalisme.
“Un’informazione seria, rigorosa, verificata, che si tiene a distanza dai pettegolezzi, dai rumors – ha proseguito Bouvier – dalle false notizie e dagli slogan partigiani, per permettere a ognuno di noi di fare le sue scelte. Affinché i giornalisti possano proporvi questa informazione di qualità, sono necessari dei professionisti ben formati, che possano vivere decorosamente del loro mestiere, che siano liberi nel movimento e nella parola; giornalisti che abbiano un’etica e una deontologia. Giornalisti che siano protetti da ogni minaccia. Questa è la ragion d’essere di questa prima edizione delle Assises Internationales du Journalisme a Tunisi, una declinazione delle Assises che si tengono ogni primavera a Tours: uno spazio di dialogo tra le due rive del Mediterraneo”.

Tra gli ospiti di eccezione delle Assises, il direttore di France 24 Marc Saikali. France 24 è un’emittente televisiva pubblica, con sede a Parigi, che trasmette in francese, inglese, spagnolo e arabo con l’intento di diffondere un punto di vista francese sugli avvenimenti internazionali, rivolgendosi quindi a una platea extranazionale. “La linea editoriale di France 24 è la libertà, l’indipendenza, l’onestà, non la neutralità: non siamo neutrali.”

“Non consideriamo affatto – dice Saikali – che vadano dati trenta secondi di visibilità a Daesh e trenta alle donne loro vittime, violentate e vendute come schiave. Condanniamo Daesh, perché non siamo neutrali. La linea editoriale è basata sul rispetto dei diritti umani, della dignità, dell’uguaglianza fra donne e uomini e sulla lotta contro tutte le esclusioni, il razzismo, l’antisemitismo, l’islamofobia.”
La struttura stessa del canale è un invito alla inclusione: “Nella redazione di France 24 ci sono 35 nazionalità: è l’incubo di tutti i razzisti. Se ci sono dei razzisti in giro, basta mandarli una settimana in redazione da noi e gli viene l’esaurimento nervoso. Vedere tutte queste facce, queste lingue, questi colori, che io adoro, per loro dev’essere un’esperienza devastante. e, al contrario di altri, alcuni politici come quel signore là con la cravatta rossa, che vogliono costruire dei muri tra la gente e fomentare il nazionalismo, il fanatismo e la stupidità, noi non vogliamo costruire dei muri ma dei ponti.

France 24 ha quattro canali, francese, inglese, arabo e spagnolo. Quali sono le differenze?
La linea editoriale è la stessa per ogni rete di France 24, a volte la si adatta. Per esempio: durante le elezioni di mid-term, per la rete inglese non è stato necessario spiegare cosa sono. Lo si fa, invece, per le altre reti. Oppure le guerra in Yemen per la rete araba: non eravamo obbligati a spiegare parole in arabo, tutti sapevano a cosa ci stavamo riferendo. Invece, per i francofoni e ispanofoni non era scontato. Sono questi piccoli aggiustamenti, le cose che cerchiamo di fare.

Quando si vive in un Paese in cui i media sono in mano al potere, come succede spesso nel mondo arabo, si può fare giornalismo libero e utile ai cittadini?
Nel mondo arabo c’è un buon giornalismo. Per quanto riguarda noi, il mio padrone non è un uomo politico, il padrone di France 24 è il popolo francese, che merita informazione di qualità.

Marc Saikali, classe 1965, direttore di France 24 dal 2012

I social network sono una minaccia per la stampa scritta?
Sui social si trova di tutto. I giornali danno un’informazione “certificata”, cercano l’onestà. Non penso sia la stampa “classica” a essere minacciata, perché sui siti e sulle piattaforme i giornali possono veicolare un’informazione verificata e certificata. L’obiettivo del mio canale è di presentare, prima di tutto, un’informazione onesta ed esatta. Finché lo si potrà fare, il giornalismo sarà salvo. Poi, direi che è più saggio concentrarsi su un’informazione seria che non su quel che fa scalpore; infine, penso che il lessico sia importante. Le parole sono molto importanti: imparare a chiamare le cose, a usare in modo corretto termini.

Come si proteggono, oggi, i giornalisti sul campo, che rischiano la vita in zone di guerra?
Questa è una domanda molto complicata. Anche tra i nostri giornalisti francesi ci sono stati dei morti. Posso dirvi che facciamo il possibile: per i nostri reporter sul campo adottiamo procedure specifiche che si occupano di tutti i dettagli: anche di quale tipo di macchina usano, se gli pneumatici sono a posto. Non lasciamo nulla al caso.

Perché tenere le assise del giornalismo qui a Tunisi? 
La scelta della Tunisia come ospite di questo avvenimento trasmette un messaggio forte, giornalistico e politico. Abbiamo grandi speranze per la Tunisia. La parola è libera, la democrazia esiste e resterà. Riunire giornalisti delle due rive del Mediterraneo, scoprire i loro valori e le sfide comuni, gli ostacoli che toccano giornalisti indipendenti può cambiare le cose. 

 

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