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Lo studio EFJ: come l’Europa aiuta i giornalisti durante la pandemia. E l’Italia…

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Il 2020 sta segnando un periodo di gravi incertezze e ha creato situazioni di crescente instabilità anche per il giornalismo. Da un lato, i cittadini invasi da un flusso incontrollato di notizie-spazzatura hanno riscoperto il valore di una informazione affidabile: dallo scoppio della pandemia, l’importanza di avere a disposizione fonti non tossiche è tornata a essere un bene considerato, dai più, essenziale per capire cosa sta succedendo intorno a sé e nel mondo. Dall’altra, la mancanza di sostegno economico, la chiusura delle edicole e il crollo degli investimenti pubblicitari hanno  ulteriormente messo sotto pressione il settore, nonostante dati di lettura e di affezione crescenti. La Federazione europea dei giornalisti (EFJ) ha pubblicato uno studio interessante, che mostra quali provvedimenti siano stati presi dagli Stati per fare fronte all’emergenza: un metodo credibile per rendersi conto di quanto valore i governi attribuiscano al mondo del giornalismo, al di là delle dichiarazioni (gratuite) di facciata. La crisi del settore è molteplice: c’è la precarietà del lavoro, c’è la penuria di fondi per pagare stipendi e collaborazioni, si è alzato il volume delle minacce violente e delle intimidazioni ai danni di molti cronisti. La mappa pubblicata da EFJ passa in rassegna tutti gli aiuti, Stato per Stato.

In Irlanda, i giornalisti dipendenti hanno a disposizione una cassa integrazione pari al 70% dello stipendio (fino a circa 1.650 euro al mese, esentasse). Chi è rimasto disoccupato, invece, ha ricevuto un contributo di 1.400 euro al mese (che è poi lo stesso riconosciuto a tutti i giornalisti che hanno contratto il covid-19). In Gran Bretagna si può essere indennizzati dal primo giorno di malattia, e non dal quarto come da prassi. Le testate ricevono un aiuto per pagare fino all’80% degli stipendi, con un tetto di 2.500 sterline mensili. In Francia sono stati messi a disposizione 106 milioni di euro per indennizzi, sia per i dipendenti sia per i freelance (i cosiddetti pigistes). Tutti gli operatori dell’informazione possono ottenere un indennizzo che supera l’80% del reddito non percepito, con o senza tesserino. Per accedere al contributo è sufficiente dimostrare di aver incassato pagamenti per lavoro giornalistico negli ultimi 12 mesi. A medio termine, sono poi stati stanziati 377 milioni euro per la transizione al digitale e alla green economy nell’editoria.

In Svizzera gli editori possono chiedere un’indennità a favore dei loro dipendenti, o dei collaboratori fissi, che copre l’80% della paga. Lo Stato ha erogato 30 milioni di franchi svizzeri a favore di radio e televisioni locali. I freelance, dal canto loro, possono richiedere un indennizzo pari all’80% del loro reddito medio, con il limite massimo di 185 euro al giorno. Altri 50 milioni di franchi sono dedicati a un fondo che sostiene le spese correnti di tutti i giornalisti in difficoltà, da intendersi come pagamento delle spese di sussistenza (casa, utenze, acquisti). La Svezia ha versato 47 milioni di euro in un fondo destinato alle prime necessità degli editori che hanno perso introiti pubblicitari. Per due mesi (marzo-maggio) lo Stato ha poi pagato tutti gli stipendi dei giornalisti malati di covid. Per tutto il 2020, inoltre, i giornalisti che si vedono ridotto l’orario di lavoro causa crisi mantengono pressoché inalterato lo stipendio (92%) grazie a un aiuto statale. I freelance a tempo pieno hanno ricevuto uno sconto fiscale di circa 2.000 euro. Un ulteriore fondo di 18 milioni di euro aiuterà gli editori a sostenere le spese di stampa e distribuzione e a modernizzare il lavoro in redazione.

La Germania ha previsto un pacchetto di aiuti così articolato: fino a 150.000 euro ad azienda in caso di cali di fatturato superiori al 50%; benefit immediati per i giornalisti con figli (77% dello stipendio) e senza (70%) se viene ridotto l’orario di lavoro; un pacchetto di aiuti a fondo perduto per i freelance tra i 9 e i 15.000 euro annuali, utili a coprire le spese di lavoro di tre mesi. Ulteriore indennità di 300 euro per i freelance con figli. L’Austria ha preparato, con il sindacato dei giornalisti, un pacchetto valido fino a marzo 2021, grazie a cui tutti i giornalisti dipendenti riceveranno, senza limitazioni o eccezioni, una cifra compresa tra l’80 e il 90% del loro stipendio netto. Lo Stato ha già versato aiuti agli editori pari a 32 milioni di euro, 12 dei quali sono finiti nelle casse degli editori di quotidiani.

Gli Stati meno facoltosi hanno preso provvedimenti più o meno blandi. Per esempio, in Portogallo ci si è mossi con un pacchetto di aiuti non trascurabile: 15 milioni per gli editori, indennizzi ai giornalisti tra il 50 e il 70% dei salari e un sussidio di circa 400 euro al mese per tutti i freelance disoccupati. Per i freelance costretti a stare a casa a guardare i figli con le scuole chiuse, il 33% del loro reddito del 2019. La Macedonia ha previsto un indennizzo pari alla paga base, vale a dire 250 euro al mese. Il Montenegro offre gratuitamente materiale per difendersi dall’infezione da coronavirus e ha stanziato meno di un milione di euro per i media.  In Grecia è stato stanziato un bonus una tantum di 800 euro come sussidio di disoccupazione. Provvedimento speculare è stato adottato in Serbia, con cifre tra i 150 e i 250 euro mensili circa: è utile ricordare che il reddito medio e il costo della vita in alcuni Paesi non è comparabile al nostro. In Serbia, per esempio, il salario medio è sui 400 euro mensili e il costo della vita è almeno del 50% inferiore a quello italiano. Per scelta – e non stupisce – la Turchia non ha previsto alcun aiuto all’editoria. Ciascun giornalista subordinato può, semmai, chiedere un indennizzo fino al 60% del reddito che percepiva, se ha subìto riduzione dell’orario di lavoro.

C’è l’Italia, poi. Che, purtroppo, non si distingue per tempi di reazione né per peso degli interventi a compensazione della crisi da covid-19. Il governo italiano ha previsto un taglio fiscale del 30% per le aziende che investono in pubblicità sui media, sotto forma di credito di imposta, e un identico ristoro per le aziende editoriali che investono in aggiornamenti digitali (hosting, server, connettività, passaggio al digitale). Per i freelance, è stato creato un bonus dedicato agli autonomi, pari a 600 euro ad aprile e a 1.000 a maggio, gestito dall’Inpgi, versato solo a condizione che il reddito del 2019 non superasse i 50.000 euro e che si dimostrasse un pregiudizio nel fatturato almeno del 33%, nel trimestre gennaio-marzo 2020, rispetto all’anno precedente. Da rilevare il fatto che, per altre categorie professionali, non siano stati posti limiti di reddito. Un bonus è stato poi previsto per le edicole.

Il sottosegretario con delega all’editoria Andrea Martella, durante il festival Glocalnews, ha detto: «Vogliamo estendere alle imprese editoriali gli incentivi già presenti per l’industria 4.0, ovvero il credito di imposta per gli investimenti in beni strumentali, la formazione di nuove professionalità digitali e la riqualificazione professionale degli over 45. E poi misure di sostegno a investimenti in dispositivi di protezione tecnologica, per garantire la cybersecurity e contrastare la pirateria digitale». Per i giornalisti, nient’altro che una dichiarazione di intenti: «Tutelare il lavoro giornalistico scoraggiando l’elusione e il dumping contrattuale, affrontando il tema della dignità, del giusto compenso al lavoro giornalistico e il contrasto alla precarietà». Senza provvedimenti concreti, intanto, la pandemia ha fatto esplodere il fenomeno dei cosiddetti braccianti dell’informazione. Giornalisti sfruttati e sottopagati, senza tutele, ricattati con l’arma del più forte: o lavori alle nostre condizioni, o non lavori. Del resto, è già passato un anno dall’ultima puntata della telenovela italiana sull’equo compenso: lo stesso Martella sosteneva, a dicembre 2019, che «per assicurare i necessari standard di qualità all’informazione professionale e per combattere la precarizzazione nelle redazioni occorra riconoscere un equo compenso, da individuarsi secondo criteri certi e condivisi». Dodici mesi dopo, l’intenzione è rimasta lettera morta. «Sull’equo compenso – ha dichiarato durante l’ultimo incontro, a novembre 2020, con il sindacato dei giornalisti Fnsi – stiamo svolgendo un lavoro molto duro, in parallelo all’attività della commissione sul tema. Abbiamo lavorato sulla possibilità di stabilire con norme di legge alcuni paletti indispensabili, a partire dal primato della contrattazione collettiva nella definizione dei limiti di compenso e dei limiti massimi di prestazione per il ricorso alle collaborazioni. Non è stata ancora raggiunta un’intesa tra le parti». Non c’è fretta.

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