Home»Sponde del Mediterraneo»Liliah Zaouali, tunisina d’Europa

Liliah Zaouali, tunisina d’Europa

0
Shares
Pinterest Google+

Liliah ZaoualiLiliah Zaouali, scrittrice, antropologa, sociologa, vive fra Biserta, Roma e la Francia e ama definirsi “tunisina d’Europa”. Questo perché, afferma, il Mediterraneo è una regione ampia, con connessioni continue. È stata invitata a Torino per un incontro di formazione per i giornalisti e parla del suo Paese, della rivoluzione e del periodo successivo, ma anche di media tunisini, che “dopo la rivoluzione hanno avuto uno sviluppo straordinario”. Noi del Caffè le abbiamo chiesto di approfondire questo tema, che ci sta particolarmente a cuore.

Quale è stata la reazione dei media nel mondo arabo dopo la strage di Charlie Hebdo?
Subito dopo questi attentati, la prima reazione è stata quella del famosissimo vignettista algerino Ali Dilem, da voi poco conosciuto perché non pubblica in Italia (sul quotidiano Le Matin, Dilem ha definito l’attentato di Parigi «l’11 settembre delle vignette» ndr) .
Si è avuta anche la reazione dei vignettisti tunisini, a partire dalla giovane fumettista Nadia Khiari, che ha creato un personaggio di nome Willis from Tunis, nato proprio il 13 gennaio 2011, la vigilia della fuga di Ben Alì (si tratta di un gatto che commenta gli avvenimenti in Tunisia, ndr),
In seguito, anche la Turchia: un giornale di opposizione ha dedicato quattro pagine ai fatti di Charlie Hebdo, e, dopo l’attentato e nonostante le pressioni, le minacce, la Polizia che circondava la sede del giornale, ha avuto perfino il coraggio di pubblicare una caricatura di Maometto.
Vi è stata quindi una reazione fortissima, da parte del mondo dei vignettisti del mondo arabo islamico; in più, da parte degli intellettuali, si sono organizzati sit-in davanti all’ambasciata francese a Tunisi, come denuncia del terrorismo, mentre i giornali hanno scritto molto a proposito del giovane ebreo tunisino, una delle persone uccise al supermercato kasher: era figlio del rabbino e direttore della scuola ebraica di Tunisi. Le sue foto erano apparse il mese precedente su alcuni siti: con il dito colorato di inchiostro subito dopo aver votato all’elezioni del Presidente – questo succede in tutte le occasioni di transizione democratica: ci fanno immergere il dito nell’inchiostro, così non si ritorna una seconda volta – mentre in un’altra immagine era avvolto nella bandiera tunisina. Certamente hanno parlato molto di lui: del resto, si scrive su ciò che tocca più da vicino.

Come è cambiata la situazione dei media dopo la rivoluzione?
Dopo la fuga di Ben Alì c’è stata una vera e propria rivoluzione anche dei media. Il giornale Le temps , il 15 gennaio, proprio il giorno dopo gli attentati, ha cambiato totalmente linea editoriale, pur mantenendo gli stessi giornalisti; questo ci ha molto infastidito. Non riuscivamo a capire queste persone che avevano cambiato camicia da un giorno all’altro. I media si sono improvvisamente moltiplicati: in primo luogo sono nati nuovi canali televisivi e, progressivamente, ci siamo abituati a non guardare più le televisioni straniere, ma quelle tunisine. E le radio: ve ne sono ora tantissime, specialmente regionali. Io per esempio, a Biserta, ascolto radio Oxygen, così so cosa succede nelle città vicine, cosa che prima non era possibile. Questo, chiaramente, ha cambiato anche il nostro modo di vedere le cose: nelle trasmissioni di queste emittenti, il cittadino può intervenire telefonicamente, anche per portare dei problemi quotidiani legati al territorio, far sapere che nel tal posto non è arrivata l’acqua o la luce…  Ascoltando tutte queste voci, mi sembra quasi di essere in un Paese europeo.
Il ruolo dei media è stato molto importante in questi ultimi anni, soprattutto attraverso i dibattiti organizzati dai giornalisti. Principalmente tramite la tv, abbiamo potuto partecipare anche alla redazione della Costituzione, sapere cosa era stato fatto e cosa no, cosa c’era da discutere, se i politici facevano bene o male il loro lavoro, e così via. Sul plateau veniva invitata gente di tutte le tendenze, di tutte le formazioni: giuristi, artisti, universitari, gente del popolo: tutti insieme per discutere i diversi articoli della Costituzione, e, perché no, per litigare anche un po’, come accade nelle trasmissioni della televisione italiana (ride).

E i giornalisti?
Di buoni giornalisti ne abbiamo pochi, ma sono spesso giovani, in corso di formazione o magari improvvisati; alcuni hanno creato dei siti di informazione, a volte molto interessanti. L’informazione arriva nelle case tutto il giorno, anche tramite la rete, e assieme alle notizie ci sono anche i commenti dei lettori, che a volte sono addirittura più lunghi dell’articolo perché i tunisini si divertono a scrivere tutto quello che hanno nella testa, con grande libertà. È un’informazione interattiva, che prima semplicemente non esisteva.

Previous post

"La democrazia del cibo" per il Premio Sganga

Next post

Il caso dell'Haica, l'Agcom della Tunisia e i suoi (troppi?) poteri