Home»Agenda»Lewis Hine, il fotografo sociale

Lewis Hine, il fotografo sociale

0
Shares
Pinterest Google+

lewis hineA Milano, presso il Centro Culturale (Sala Verri di via Zebedia, 2) sono esposte fino al 2 febbraio 2014, 60 vintage print di Lewis Hine, padre della fotografia sociale, provenienti dalla “Collezione Rosenblum di New York”.
Di Lewis Hine conosciamo sicuramente l’immagine dei lavoratori in pausa pranzo, seduti su una trave di quello che diventerà l’Empire States Building e che doveva essere il grattacielo più alto del mondo.
Probabilmente Hine quando scatto quella foto, nel 1930, dondolando su una struttura appositamente costruita per lui a centinaia di metri di altezza sulla Fifth Avenue, non immaginava che il suo scatto sarebbe stato riprodotto in milioni di copie e ricordato dopo quasi un secolo. Ma quello è solo uno dei tanti suoi scatti, diventati strumento di lotte sociali e che contribuirono “a costruire una nazione”.

Nato nel Wiskonsi nel 1874, prima di essere fotografo, Hine fu sociologo e insegnante: usa la sua macchina fotografica come testimonianza e ai suoi stessi allievi insegna a usare la fotografia come mezzo di sviluppo culturale.
Fotografa uomini e donne immigrati, celebra il lavoro e denuncia lo sfruttamento, nei cantieri, nelle fabbriche e nei campi.

Hine svolge diversi reportage nelle fabbriche americane, che proprio nei primi anni del 900, vedevano il maggiore sviluppo, simbolo del progresso industriale e del capitalismo. Racconta dell’alienazione del lavoro, della fatica, della precarietà e dell’assenza di misure di sicurezza a cui erano sottoposti gli operai. Si dedica soprattutto al lavoro minorile, diventando fotografo ufficiale del National Child Labor Committee, organizzazione non-profit nata rivendicare i diritti dei bambini e richiedere riforme in tema di lavoro minorile.

lewis hineDirà “Se sapessi raccontare una storia con le parole, non avrei bisogno di trascinarmi dietro una macchina fotografica“. Ma pur senza parole, le sue fotografie raccontarono un’epoca e contribuirono a promuovere riforme sociali negli Stati Uniti. Sono bellissimi scatti in bianco e nero, di bambini con il volto segnato dalla stanchezza per i lunghi turni di lavoro, spesso di notte, e dalla malnutrizione. Sono immagini cariche di tristezza, popolari, che hanno contribuito a raccontare un fenomeno sociale e a dare dignità all’individuo, pur nella sua drammatica condizione.

Gli anni di ricerca sul mondo del lavoro, vennero raccolti e pubblicati, nel 1932, nel suo primo volume dal titolo “Men at work“, che riscosse subito un enorme successo. E che straordinariamente continua ancora oggi.

L’esposizione, curata da Enrica Viganò e ideata da Camillo Fornasieri, fa parte dell’iniziativa Autunno Americano del Comune di Milano e si svolge con la partecipazione e il Patrocinio di Regione Lombardia, del Consolato Americano di Milano e della American Chamber of Commerce in Italy.

Informazioni
COSTRUIRE UNA NAZIONE. GEOGRAFIA UMANA E IDEALE
CMC – Centro Culturale di Milano, via Zebedia 2 (MM3 Missori)
fino al 2 febbraio 2014
Orari: da lunedì a venerdì, 10-13 / 15-18 – sabato e domenica, 16-20
Ingresso libero
www.centroculturaledimilano.it

 

Previous post

I diritti degli autori e dei lettori

Next post

Elogio del mestiere dell'inviato