Home»Professione giornalista»Le relazioni pericolose

Le relazioni pericolose

0
Shares
Pinterest Google+

Come hanno trattato la crisi i giornali? Qual è il ruolo dei media nel raccontare l’economia in tempo di crisi? Come lo fanno e l’hanno fatto, in Italia e in Europa? Ma soprattutto perchè temi così importanti vengono presentati in modo così noioso, quasi esclusivamente per addetti ai lavori?

Sono alcune delle domande che si sono posti i relatori durante l’incontro “Le relazioni pericolose, stampa e finanza in tempo di crisi” tenutosi durante il Festival di Internazionale a Ferrara a inizio ottobre, promosso da Banca Popolare Etica.

A discuterne, Mauro Meggiolaro del fattoquotidiano.it, Andrea Baranes della Fondazione culturale di Banca Etica, Kostas Kallergis, giornalista greco, Paolo Mondani di Report e Micah White, di Adbusters e tra i fondatori di Occupy Wall Street.

“Molti giornalisti si sono improvvisati esperti di economia finanziaria senza averne gli strumenti, da cui è derivata una cattiva informazione e l’aprirsi di un dibattito solamente a valle di preconcetti” interviene Andrea Baranes, esperto del tema, autore di diversi libri su finanza ed economia. “Abbiamo assistito alla più gigantesca operazione di marketing della storia: ogni giorno ci ripetono che la crisi è legata all’eccessiva spesa pubblica e che dobbiamo ora accettare piani di austerità. Questo ha fatto diventare la crisi finanziaria una crisi delle finanze pubbliche, spostando così l’attenzione allo spread e non a tenere a bada la disoccupazione, a mantenere i servizi essenziali”.

In Grecia, per il giornalista Kostas Kallergis “sono stati fatti molti errori nel riportare la crisi. I greci sono pigri e i media greci hanno cercato di farci sentire corresponsabili. Nessuno è riuscito a dare una panoramica chiara di quello che è successo. Nel 2008 quando George Papandreou ha detto ‘abbiamo un problema’, c’è stata l’introduzione di nuove parole che la gente non conosceva. Lo spread era salito e tutti lo sapevano, ma nessuno ha spiegato alla gente che cosa significava”.

Dagli Stati Uniti arriva l’intervento di Micah White, attivista, tra i fondatori del movimento Occupy Wall Street. “Con Adbusters – rivista canadese, che si occupa di mediattivismo e di critica al sistema capitalistico, di cui White è stato direttore – abbiamo cercato di ribaltare i termini, decommercializzando l’ambiente. Ci viene detto che se non rispettiamo l’austerity il nostro stile di vita non può essere sostenuto”.

Sono i giornalisti responsabili? Certamente non tutti. Il giornalismo d’inchiesta e di qualità su temi economici esiste e lo racconta senza mezzi termini Paolo Mondani, giornalista con diverse collaborazioni alle spalle e attualmente lavora a Report, su Rai Tre: “I giornalisti hanno tempo e strumenti per informarsi, se non lo fanno è loro responsabilità. Nel 2011 abbiamo preso i dati riguardanti la Banca Monte dei Paschi di Siena. Li abbiamo analizzati per 4 anni e abbiamo scoperto la passività di 8,4 miliardi di euro nel 2011. Per scoprire i fatti e capire cosa stava succedendo, bastava leggere i dati. E allora dov’erano i giornalisti? C’è una questione di autodenuncia. La pubblicità di banche e aziende è quella che dà ossigeno ai giornali e dal momento in cui la finanza comanda politica ed economia, diventa difficile raccontare cosa succede”. Ma i giornalisti coraggiosi e bravi nel proprio lavoro ci sono, a costo di subire querele e pressioni, di cui lo stesso Mondani è stato vittima.

“Come si vive con le querele? Bene. – aggiunge – Il problema è che in Italia esistono le querele con lettera preventiva, il cui unico scopo è intimorire, senza però rischi o sanzioni per chi le lancia in maniera infondata o in mala fede. E su questo Articolo 21 sta facendo un buon lavoro per chiedere che il Parlamento legiferi al più presto sulle “querele temerarie”, che rappresentano un tentativo di intimidazione e di pressione per scoraggiare le inchieste”.

Il dibattito, promosso da Banca Popolare Etica, è continuato anche sul blog della banca con video e i tweet raccolti durante l’incontro.

 

 

Previous post

Premio al giornalismo solidale

Next post

I mecenati della Silicon Valley