Home»Libertà di stampa»L’azione sociale della Maison

L’azione sociale della Maison

0
Shares
Pinterest Google+

“Mi chiamo Johnny Vianney Bissakonou, sono giornalista e blogger centrafricano. Negli ultimi tre anni i centrafricani hanno ascoltato la mia voce su radio Ndèkèluka, una stazione della Fondation Hirondelle in Centrafrica. Dal luglio 2013 lavoro come Coordinatore nazionale dei media per Invisible children in Centrafrica. Oggi sono rifugiato a Parigi e faccio parte dei quattordici ospiti della Maison des journalistes. Sono dovuto fuggire dal mio paese per scappare alla morte”.

 

La Maison des journalistes, l’associazione francese che offre un rifugio ai giornalisti esiliati, comunica i risultati del lavoro svolto nel 2013.

Sono 23, di cui 6 donne, i giornalisti che nel 2013 hanno lasciato la casa parigina dopo diversi mesi di ospitalità. Non stupisce che la maggior parte dei reporter che hanno bussato alle porte dell’associazione siano siriani, a cui seguono gli iraniani.

Il lavoro della Maison è innanzitutto di accompagnamento, amministrativo per l’ottenimento dello status di rifugiato, linguistico, e sociale, affinché i reporter “possano vivere il loro esilio nella situazione più confortevole possibile“: con l’ottenimento di un sussidio e di un’assicurazione sanitaria, con la ricerca di una sistemazione abitativa di lungo termine e di uno stage o di un lavoro.
Un lavoro di informazione e pedagogico è necessario – scrive la Maison des journalistes – affinché i nostri residenti possano rendersi conto che le loro aspettative non corrispondono che raramente a ciò che la Francia è in grado di offrire loro.

L’impegno della Maison des journalistes non si limita al già importante lavoro di accoglienza, infatti “l’anno 2013 è stato segnato da un insieme di azioni educative“, dichiara la direttrice Darline Cothière. Educare alla cittadinanza, ai media, all’intercultura, sensibilizzare sulle problematiche dell’esilio, della democrazia, sono il fulcro delle iniziative che l’associazione francese sviluppa nelle scuole, con il progetto Renvoyé spécial, e partecipando ad incontri pubblici – come quello in collaborazione con il Caffè dei giornalisti a Torino – in cui racconta il proprio lavoro e porta le testimonianze dei reporter rifugiati.

E i giornalisti e blogger esiliati hanno un altro spazio in cui esprimersi e raccontare le proprie testimonianze di lotta per la libertà di informazione: il rinnovato giornale on line L’oeil de l’exilé

 

Previous post

Inviati in aree di crisi

Next post

Più liberi di esprimersi