Home»Professione giornalista»L’alfabeto del futuro: il racconto «glocal» per riprenderci il futuro

L’alfabeto del futuro: il racconto «glocal» per riprenderci il futuro

0
Shares
Pinterest Google+
Massimo Giannini, direttore de La Stampa

Nella memoria collettiva, il 2020 sarà indelebile. «Un film bruttissimo. Un horror»: così lo ha definito Luca Ubaldeschi, direttore del Secolo XIX e responsabile editoriale de «L’alfabeto del Futuro», il tour promosso da La Stampa e i quotidiani del gruppo GNN per far conoscere le innovazioni che, in un futuro che è già presente, cambiano il nostro modo di vivere. E non a caso, per riprendere la metafora suggerita da Ubaldeschi per l’anno che ci stiamo lasciando alle spalle, la tappa finale del tour è stata proprio il Museo del Cinema di Torino, perché il cinema è motore di innovazione e attivatore di creatività: «Di questo ingrediente abbiamo bisogno in questa fase: di creatività per immaginare come ripartire nel nuovo anno».
E allora dalla salute al turismo, dall’agricoltura ai cibi che mangiamo e all’energia che consumiamo, questo viaggio lungo la penisola è stata un’occasione per far emergere realtà locali che rappresentano la concreta speranza di suggerire all’Italia prospettive migliori.
Quali forze mettere in campo, allora, per affrontare le prossime sfide? Il titolo dell’evento di chiusura, «Una rotta per la ripartenza», evoca un cammino da intraprendere, un percorso di crescita da delineare per resistere al presente e immaginare il futuro. «Un’idea innovativa che tuttavia attinge alle radici più tradizionali del nostro modo di essere e di fare la nostra professione», ha commentato il direttore de La Stampa Massimo Giannini. «Con questa iniziativa che ci ha portato ad attraversare il paese nelle sue componenti più pronte ad affrontare le sfide del futuro, abbiamo usato le piattaforme che conosciamo, come il giornalismo scritto e il giornalismo digitale, ma lo abbiamo fatto a partire dalla forza vera di questo paese e della nostra professione, cioè il racconto del territorio».
Dunque per narrare e far conoscere le risorse di cui disponiamo e che in un dialogo costruttivo tra imprese, istituzioni locali e istituzioni nazionali possono rappresentare i pilastri su cui ricostruire il paese si è scelto di puntare sul racconto delle realtà locali: «la forza del nostro paese e del nostro modello editoriale esattamente questo, un giornalismo glocal che racconta le realtà locali ma le innerva e le innesta dentro un progetto più complesso che riguarda tutto il paese e, se possibile, persino tutto pianeta».

Per Giannini, l’Italia è un paese straordinario e sciagurato al tempo stesso: «Straordinario perché ha delle risorse incredibili, aziende che sono la punta strategica, l’avanguardia di tutti i loro settori, come la robotica, l’informatica, il digitale, le telecomunicazioni, il food. Sciagurato perché fa fatica a metterle a sistema. Adesso abbiamo una meravigliosa occasione che nasce da una drammatica emergenza: il recovery fund, tutte le risorse che ci arriveranno dall’Europa e che il governo e le forze economiche e sociali dovranno riuscire a tradurre in ricostruzione».
Quale metafora migliore poteva scegliere per parlare di ripresa, se non quella di Nanni Moretti in «Caro diario», film che racconta la malattia ma anche la cura e la guarigione? «Risaliamo sulla Vespa e riprendiamoci il futuro».

Previous post

Nel mondo, 387 giornalisti in carcere: quando il covid-19 diventa una scusa per reprimere la libertà di stampa

Next post

A Natale il Mediterraneo è... dolce: viaggio nel cibo delle feste