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La lezione di Eco a Camogli

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Il Festival della comunicazione è un evento nuovo di zecca: la sua prima edizione ha avuto luogo a Camogli questo weekend, dal 12 al 14 settembre. I temi: la comunicazione a tutto tondo, dai linguaggi più tradizionali a quelli dei social, da ciò che significa veicolare i messaggi fino alla ricerca di trasmissione della tecnologica. E poi, declinazioni di altri modi di comunicare: i temi legati alla natura con escursioni in mare, e la cultura con incontri e workshop. Gli ospiti: Irene Bignardi, Beppe Severgnini, Gad Lerner, Mario Calabresi, Gherardo Colombo, Roberto Cotroneo, per citarne solo alcuni. Gli sponsor: oltre al Comune di Camogli, la Regione Liguria ed Encyclomedia, Tim, Eni, Banca Carige e molti altri; tra i media partner, la Rai (c’è stata anche una diretta streaming per gli eventi principali) e Repubblica.

Nel tardo pomeriggio di venerdì 12 settembre la manifestazione si è aperta con il grande filosofo e scrittore Umberto Eco. Ed è stato proprio lui uno dei due ideatori della kermesse, assieme a Danco Singer, direttore del festival ed esperto in editoria multimediale, nonché a capo di EM Publisher, che con Eco ha creato Encyclomedia, la prima grande enciclopedia multimediale.

Camogli è tutta addobbata: uscendo dalla stazione, festoni appesi tra le case colorate. Programmi della manifestazione ovunque, per un paese totalmente coinvolto. La luce è estiva, la giornata bellissima, grande fermento e curiosità da parte dei locali e delle persone arrivate apposta per il festival.

L’inaugurazione: in una piazza vicino al porto che non riesce a contenere il pubblico, costituito da persone di tutte le età, alcuni addirittura appollaiati sulle scale delle strette vie e delle case, ricevono un saluto veloce da parte degli organizzatori, e poi subito la parola al mostro sacro Umberto Eco che, da solo e con tanto di slide, intrattiene il pubblico con una lezione sulla comunicazione. La semiotica, la materia di cui Eco ha avuto la cattedra nel 1975, è la protagonista del suo intervento: termini come emittente, messaggio, canale, destinatario sono apparsi sullo schermo, spunti fondamentali per parlare di storia della comunicazione dagli albori all’oggi.
Citata anche la figura del grande comunicatore, El grande Comunicador, di sudamericana memoria, un tempo chiamato classicamente oratore, oggi forse incarnato in figure di politici come Berlusconi o Renzi, come colui che vuole e sa rendere comprensibili le proprie idee attivandole nella mente di qualcuno; l’importanza e il tramonto del gate keeper, ovvero l’ incaricato di scegliere cosa comunicare ai lettori, assicurando loro un’informazione di qualità secondo un rapporto di fiducia (il gate keeper poteva sì essere connotato, come per le testate di diverse appartenenze, ma riconoscibile, mentre ora nel web vi è qualsiasi influenza e nessuna provenienza). E poi Mc Luhan, colui che ha posto l’attenzione al medium: il canale nasce come un “tubo” neutro che poi paradossalmente diventa “messaggio” operando comunque come un mezzo di influenza per il destinatario. E via via così, con il passaggio dalla televisione in bianco e nero a quella a colori, dove già il pubblico non era più tanto interessato a ciò che veniva detto, e il messaggio aveva già perso di significato per una comunicazione di massa, dove non si sa più chi siano i destinatari, fino ad arrivare ai social. Citato Bauman: i social spiano, controllano i pensieri e le emozioni altrui, ma gli spiati collaborano, sono contenti perché qualcuno li vede mentre esistono, ed è un modo per loro di sentirsi vivi e parte attiva del corpo sociale.
Il messaggio online viene riecheggiato e si arriva all’oggi, e all’eccesso di informazione: rumore, chiacchiericcio. Il fenomeno nuovissimo, della comunicazione della comunicazione, dove non si veicolano più informazioni sul mondo, ma semplicemente si mantiene un contatto. È un cicaleggio globale, un sottofondo continuo prodotto dalla massa in cui prevale una valutazione qualitativa che sembra emergere “a caldo” senza aspirare ad una relazione sociale perché non si ha la sicurezza di chi sia l’altro. Messaggi ormai immediati (senza più tempo di attesa tra la ricezione e la risposta come era una volta, ad esempio, per le lettere): “La vera rivoluzione, afferma Eco continuando il suo intervento-lezione, sono stati il web, i cellulari, le mail, mezzi più usati per tenere un contatto che per veicolare un messaggio; le personalità, dice Eco, si vanificano sempre più, il messaggio viene inviato contemporaneamente a più persone.

“Nei tempi antichi si ricevevano dosi ridotte di informazione, la scrittura apparteneva a un’èlite; con l’invenzione della stampa si è avuta una diffusione maggiore, ma gli utenti erano ancora pochi, l’informazione non era per tutti, come avverrà con la radio e la televisione. Oggi, la comunicazione è estesa a ogni classe sociale e culturale indistintamente, e ogni giorno si riceve una mole di informazioni non comparabili con altri tempi. Si eccede la capacità di assorbimento, con una conseguente difficoltà di trattenimento delle notizie che varia da individuo a individuo. L’ente che garantiva il filtraggio un tempo era anche la scuola, con tutti i suoi limiti, ma oggi sono troppi i canali di riferimento, non ci sono solo gli insegnanti a potersi individuare una fonte attendibile. La conseguenza è una perdita di memoria del passato non solo quello remoto, ma anche quello prossimo“.

Insomma, siamo bombardati dalle informazioni e, in una società dove si vuol essere sempre collegati, si è invece sempre più soli e senza quella sana memoria a cui bisognava ricorrere quando tutto non era registrato o registrabile. Si chiude così la storia della comunicazione, tra gli applausi scroscianti e con i social, a torto o a ragione, un po’ demonizzati per l’assillo di “mi piace” rispetto al messaggio. Nel corso di mezzo secolo, sono sorti infiniti modelli di comunicazione e nuovi territori d’indagine si sono aperti: non resta che confidare nella flessibilità dell’essere umano e nelle sue capacità di affrontare e gestire le nuove diramazioni problematiche.
Anche stavolta, Eco il professore convince.

In attesa del prossimo incontro, nel pomeriggio ancora caldo di Camogli, il pubblico sciama: c’è chi è in cerca di sole, chi della famosa focaccia di queste zone, chi si avvia verso il porto, come la sottoscritta, per prendere l’ultimo battello. Anche Umberto Eco si riposa: si accomoda nel tavolo di un ristorantino davanti al mare per la gioia del pubblico, che passa, guarda e scatta due foto. E mentre Camogli si prepara per il prossimo ospite (e già si vede Beppe Severgnini che arriva, camminando sul molo), il pubblico saluta con affetto quell’autorevole, magnifico, anziano signore dallo sguardo un poco triste.

 

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