Home»Professione giornalista»La Cina è vicina. A Bolzano.

La Cina è vicina. A Bolzano.

0
Shares
Pinterest Google+

cinesi_bz Aprire una finestra sulla comunità cinese di Bolzano: questo l’intento del progetto di visual journalism ideato da un team di ricercatori, grafici, studenti di design e arti dell’Università di Bolzano, un’antropologa culturale, un cronista e una fotografa. Il titolo di questo lavoro multimediale ne richiama il carattere interculturale: “La Repubblica Popolare di Bolzano” vuole infatti raccontare il processo di integrazione della comunità cinese in quella che di per sé è la città simbolo della doppia identità culturale, dove convivono la cultura italiana e quella tedesca. Non sempre in dialogo. Attraverso gli strumenti dell’inchiesta, dell’infografica e della video-intervista è stata fatta una mappatura della presenza cinese sul territorio, corredata di un’indagine statistica delle attività commerciali e di un’analisi qualitativa sui membri della comunità. Una comunità sempre più inserita nel tessuto sociale, affatto chiusa e impenetrabile come si è solita etichettarla. Qualche numero? I Cinesi a Bolzano sono 633 su 105.713 abitanti, ovvero lo 0,6%. Tanto che non esiste in città una “Chinatown”. Nel 2014 sono nati 16 bambini da genitori cinesi. Sono 126 le imprese a titolarità cinese, prevalentemente nel settore della ristorazione e in misura minore dell’abbigliamento e degli alimentari. Rappresentano appena l’1,3% , cifra che sale a 11,5% se si considerano gli esercizi gestiti da Cinesi. Ma siamo ancora lontani dalla presunta “invasione cinese”. Perchè allora è diffusa questa percezione? Perchè i Cinesi, lavorando in attività a stretto contatto con il pubblico, sono molto più visibili rispetto a cittadini di altre comunità che lavorano nei cantieri edili o nel settore agicolo. Sul sito www.repubblicapopolaredibolzano.it sono raccolte 8 storie per cominciare a raccontare chi sono, cosa hanno vissuto, cosa pensano i Cinesi di Bolzano: da Chen Yanghui, a cui non piacciono fisicamente le ragazze cinesi e preferisce le occidentali, a Chen Yi Yi, che per emigrare in Italia ha potuto contare sul “guanxhi”, la rete di relazioni costruite dagli immigrati già sul posto, a Chen Yingjun, studentessa modello in Economia, a Romina Chang, nata in Italia, che prima delle scuole superiori non aveva mai pensato di non essere italiana. Come ha sottolineato il team di ricerca, sono “soprattutto i giovani a guidare la comunità cinese verso una ‘nuova tradizione’, in cui le generazioni scontrano e i valori si mischiano, dando vita a nuove forme di identità“.

Previous post

Interferenze, quando la radio racconta il mondo

Next post

La tragedia di Parigi vista da un'intellettuale tunisina