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Istat: nell’anno dell’emergenza, la cresce la voglia di leggere

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Anche i dati confermano la nostra percezione: nel 2020 – e principalmente durante il lockdown – gli italiani hanno letto di più. È quanto emerge nel rapporto «Produzione e lettura di libri in Italia», pubblicato sul sito dell’Istat. L’editoria, come molti altri settori, ha visto una perdita importante del fatturato rispetto al 2019, ma il bilancio si è chiuso in modo meno drammatico rispetto alle previsioni.

Se è vero, soprattutto per i piccoli e medi editori, che tra le conseguenze economiche della pandemia hanno pesato la cancellazione di eventi di presentazione al pubblico delle nuove proposte editoriali e la mancata partecipazione a fiere e festival letterari, il lockdown ha costretto a un ripensamento delle strategie. Sono stati rivisti i piani editoriali, si è scelto di potenziare i canali di vendita online e di aumentare l’offerta di titoli in formato digitale (un operatore su 3), si sono ideate e organizzate nuove forme di promozione della lettura. Quasi la metà delle case editrici ha attivato reti con le librerie indipendenti per la consegna di libri a domicilio. Molti degli eventi di promozione e interazione con i lettori pensati in presenza sono “migrati” online e sono stati fruiti dal pubblico attraverso i canali social o i siti internet: quasi un editore su 3 ha organizzato presentazioni on-line, letture e consigli di lettura da parte degli autori.
Nell’indagine Istat è evidenziato che, durante la prima fase della pandemia, la lettura ha rappresentato la terza attività del tempo libero preferita dagli italiani. Più di un italiano su 3, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, ha dichiarato di aver letto almeno un libro nella primavera 2020.
Una fotografia del pubblico dei lettori italiani? Età: sono principalmente i giovani, con un picco del 56,6% per i ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. Genere: le donne leggono in media più degli uomini (44,3% di lettrici contro 35,5% di lettori). Ambiente socio-culturale: fondamentali sono il livello di istruzione (il 71,9% dei laureati legge almeno un libro all’anno), la provenienza geografica (al Nord metà della popolazione ha abitudine alla lettura), il contesto familiare (la propensione alla lettura è forte se i genitori sono lettori).

Un’altra ricerca, «La lettura e i consumi culturali nell’anno dell’emergenza», a cura del Centro per il Libro e la Lettura (CEPELL) e dell’Associazione Italiana Editori (AIE), ha sottolineato il segnale positivo dell’aumento della percentuale di cittadini, tra i 15 e i 74 anni, che a ottobre 2020 ha dichiarato di aver letto un libro: il 61%, contro il 58% del 2019 e il 55% del 2018. Questa inversione di tendenza rispetto alla disaffezione alla lettura si deve anche a una maggiore disponibilità di modalità digitali di lettura: sono aumentati i lettori di e-book e di audiolibri e dal primo lockdown ad oggi sono 3,4 milioni gli italiani che hanno comprato per la prima volta un libro online e 2,3 milioni un ebook.
Come ha osservato Paola Passarelli, direttore generale Biblioteche e diritto d’autore del MIBACT, il quadro generale è rassicurante: «È innanzitutto emersa una notevole capacità di resilienza da parte dell’intera filiera, grazie alla quale tutti gli attori hanno ripensato e rimodulato le loro attività, focalizzando spesso i loro interventi sul destinatario finale, cioè il lettore».
Un incoraggiamento, quindi, per il mondo dell’editoria e un invito a pensare e realizzare progetti che tengano conto di una realtà in trasformazione e delle mutate esigenze del pubblico dei lettori.

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