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Il Peynet che non ti aspetti: politico, impegnato, critico nel museo di Antibes

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L’ingresso del museo Peynet ad Antibes

 Per tutti è l’autore dei celeberrimi fidanzatini Valentina e Valentino, ma prima di quell’ispirazione che ha consacrato la sua carriera a livello internazionale, Raymond Peynet era già un illustratore di opere teatrali, libri, pubblicità e numerose vignette per la stampa.
Molte delle sue creazioni sono esposte nel museo a lui dedicato ad Antibes, città della Costa Azzurra che aveva scelto come sua residenza alla fine degli anni Settanta. E infatti il Museo Peynet e del Disegno umoristico, che sorge all’ombra dei platani della centralissima Place Nationale, è frutto della relazione di amicizia tra il disegnatore e la città francese: l’idea gli fu proposta dal sindaco Pierre Merli nel 1989 ed egli accettò con entusiasmo, offrendo quasi 300 opere realizzate nel corso di una carriera cominciata come giovane tuttofare presso un fabbricante di etichette – primo impiego al termine degli studi –, approdata nel mondo della pubblicità, poi alla stampa e durata più di 50 anni.

Ma lo spazio del museo, per volontà della città, è aperto ai contemporanei e vuole essere un luogo dinamico, capace di accogliere vignettisti che non hanno un luogo ufficiale per esporre e vedere riconosciuta la loro arte. Peynet stesso, nell’anteguerra, era stato una delle prime grandi firme per una stampa innovativa, alla ricerca di disegnatori di tutti i generi.
Nel 2000 il museo propose una mostra intitolata «Peynet aux quotidiens» (Peynet nei quotidiani): un centinaio di disegni originali accompagnati dai rispettivi giornali dell’epoca, da The Boulevardier e Fairchild’s international (periodici destinati ai residenti inglesi a Parigi) a Ici Paris, France Soir e l’inevitabile Ric et Rac – al caporedattore di quest’ultimo giornale, Max Favarelli, si deve l’aver coniato «Les Amoureux» (Gli innamorati) per uno schizzo di Peynet, diventati poi filo conduttore della sua produzione e motivo del suo riconoscimento internazionale.
A cominciare dagli anni Trenta, l’età dell’oro dei vignettisti, Peynet fu un illustratore di prim’ordine in un periodo particolarmente florido e lavorò per grandi giornali, come Le rire, Rire à deux, Scandal, a fianco di Bellus, Gus, Dubout, Carrizey, Barberousse, Sennep. Disegni realizzati con inchiostro a china o tempera, con uno stile talvolta molto critico, pubblicati tra il 1931 e il 1940 dove sono evidenti le influenze legate al periodo di realizzazione e i timbri di controllo dell’epoca più nera del Novecento.

Sempre delicati, ma mai totalmente innocenti, i suoi disegni avevano una grazia rara nel trattare soggetti di attualità molto seri. La sua estrema versatilità si nota nel disegno politico (Paysage, 1946), nell’illustrazione (Procès galants nel giornale Scandal, 1933), nel disegno umoristico e caricaturale (Jeu de cartes in France Soir, 1954). 

Quello che differenzia Peynet dai suoi contemporanei è la capacità di diversificare il proprio lavoro sin dall’inizio della sua carriera. Non ha mai rinnegato la sua prima attività, anche dopo il successo della coppia di innamorati. Il suo senso dell’umorismo sottile, associato a spirito d’osservazione, hanno accompagnato tutta la sua produzione. Per questa ragione le litografie, i guazzi, le illustrazioni a china, le incisioni di Peynet ben si accompagnano alle opere di artisti che suoi contemporanei non sono ma che condividono lo stesso approccio e lo spirito del luogo in cui sono esposte. È così che dialogano, ad esempio, con le opere di «Cartooning for Peace», rete internazionale di vignettisti che combattono con umorismo per il rispetto delle libertà e delle culture. L’associazione è nata dopo la reazione violenta alla pubblicazione delle caricature di Maometto sul quotidiano danese Jyllands-Posten il 30 settembre 2005. Presidente era allora Kofi Annan, premio Nobel per la pace e Segretario generale delle Nazioni Unite, insieme a Plantu, giornalista e disegnatore per Le Monde e L’Express. Oggi riunisce oltre 200 disegnatori internazionali sotto l’egida del rispetto della pluralità delle opinioni: nelle mostre, nelle pubblicazioni e negli eventi il fine è sempre quello di mostrare la diversità dei punti di vista dei disegnatori su uno stesso tema, combattendo i pregiudizi e il conformismo intellettuale.

Come si legge nei pannelli a corredo dell’esposizione, la caricatura, associata al grottesco o all’irriverenza nei confronti delle situazioni più tragiche, «per parafrasare il Barbiere di Siviglia “si affretta a ridere di tutto e di tutti, per la paura di esserne costretta a piangere”. […] La caricatura si esprime su una fune dove l’equilibrio della libertà di usarla si destreggia con il precipizio del silenzio assoluto, con la constatazione paradossale che, malgrado l’esplosione dei mezzi di comunicazione, il filo della libera espressione tende a sfilacciarsi, così come il filo del tempo».

In mostra 21 disegnatori di 14 Paesi hanno scelto soggetti universali, come la libertà di parola, la povertà nel mondo, la salvaguardia del pianeta, per farsi portavoce di come il disegno sia un indispensabile tratto dello spirito nella lotta per la tutela dell’espressione artistica, troppo spesso minacciata in modo autoritario e dannoso. I vignettisti devono dunque essere testimoni del declino dei valori e dei poteri in azione. «Destabilizzare e informare: i lettori devono essere capaci di immaginare un altro modo di organizzazione, una forma di dissidenza, di essere costretti a riflettere e, forse, ad agire».

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