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Il giornalismo per Mario Calabresi

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Il giornalismo in questi 150 anni è cambiato – Si esprime in questo modo Mario Calabresi, direttore de la Stampa alla presentazione della nuova sede del Centro Pestelli, inaugurata in questi giorni all’Ordine dei Giornalisti. La presenza di Calabresi ha rappresentato una ventata di freschezza, un momento molto alto per riflettere sulla conservazione della memoria, ma per guardare anche al futuro.

Che ne sarà dell’informazione? Questo il tema centrale, “affrontato tutti i giorni dentro ai giornali, e che non riguarda solo i giornalisti, ma tante altre figure, come per esempio gli editori. I paradigmi del giornalismo negli ultimi 150 anni sono cambiati, è cambiato il monopolio e anche l’attenzione da parte di chi ne fruisce”. 

E Calabresi ci spiega bene tutto ciò con un esempio: “Prima si fruiva di meno informazione… la dieta era costituita da: colazione (la radio), pranzo (i quotidiani) e cena (il telegiornale). Oggi invece è un eterno aperitivo: si spilucca tutto il giorno, non è più un’esperienza completa, manca analisi, non ci si sofferma più su nulla”. E allora, pezzi di tg, di programmi, con l’attenzione continuamente interrotta; “si inizia la lettura di un articolo, si è distratti dall’arrivo di una mail, da un sms: insomma non ci si concentra mai”.

I modelli non sono più quelli del secolo scorso, quindi il giornalismo e i giornalisti vanno ripensati, anche per i costi: mandare un inviato sul posto e farvelo restare vuol dire 1000 euro al giorno per la sicurezza, 500 euro al giorno solo per il satellitare, eccetera eccetera.
Un lusso che un giornale non si può più permettere, a meno che, suggerisce il direttore de La Stampa, intervengano dei sostegni esterni, come dei fondi erogati da fondazioni che sostengono attività no profit. “Una fondazione può sostenere un inviato. Il giornalismo di qualità costa, ma bisogna puntare sulla qualità”.

E conclude con esempi che coniugano il giornalismo tradizionale con il futuro: ” In questo momento bisogna capire e raccontare le trasformazioni. Con un giornalismo di qualità abbiamo compiuto un bel salto: abbiamo deciso di creare un sito in cui i nostri giornalisti lavorano con videointerviste, microinterviste, videochat. La rete non ha confini, ed è proprio grazie alla rete siamo riusciti a fare arrivare il nostro quotidiano in città dove la distribuzione cartacea sarebbe stata troppo costosa. Con internet non ci sono barriere”

 

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