Home»Professione giornalista»Il diritto alla trasparenza è legge

Il diritto alla trasparenza è legge

0
Shares
Pinterest Google+

foiaL’accesso alle informazioni è diventato un diritto di cittadinanza: l’Italia, come più di 90 Paesi nel mondo, ha finalmente il suo Freedom of Information Act (FOIA). La mancanza e la necessità di un FOIA italiano è stata oggetto recente di discussione a Torino, durante la giornata della libertà di stampa mondiale cui il Caffè ha partecipato portando un contributo su un argomento attuale e controverso.
Con la riforma del Decreto Trasparenza, approvata dal Consiglio dei Ministri il 23 maggio scorso, finalmente, per la prima volta è stato riconosciuto il diritto dei cittadini italiani di accedere ai documenti e ai dati delle pubbliche amministrazioni. Chiunque può chiedere di visionare e ottenere copia di dati e documenti prodotti dall’amministrazione pubblica senza l’obbligo di fornire una motivazione o di dimostrare un “interesse concreto, attuale e diretto”, ovvero uno dei fondamentali paletti posti dalla disciplina precedente, ancora fortemente basata sulla vetusta e ormai oscurantista, per i parametri di oggi, legge 241 del 1990.

Il risultato è stato ottenuto anche grazie alle pressioni di Foia4Italy, la rete che riunisce oltre 30 organizzazioni della società civile, insieme a esperti e attivisti, e che è riuscita a raccogliere e portare in Parlamento 88 mila firme.  Con il loro impegno, il diritto di accesso è diventato un tema di discussione pubblica in Italia.
Com’è stata accolta, dagli attivisti, l’introduzione del FOIA?
Per Ernesto Belisario, promotore di Foia4Italy, «oltre a essere una buona notizia per la maggiore trasparenza della PA italiana, rappresenta il prezioso risultato della collaborazione tra istituzioni e società civile». «Un’ottima notizia per attivisti anticorruzione, giornalisti e semplici cittadini», secondo Davide Del Monte, direttore di Transparency International Italia. «Un passo storico» per Guido Romeo, tra i promotori di Foia4Italy, «perché dà agli italiani un nuovo diritto di cittadinanza: quello di conoscere e controllare ciò che fa l’amministrazione pubblica che agisce nel loro nome e interesse».

Questi i punti essenziali del FOIA, che hanno raccolto in buona parte i suggerimenti degli attivisti per le libertà e delle commissioni parlamentari cui era stato sottoposta la bozza della legge, peraltro molto criticata perché ritenuta una “falsa rivoluzione”.
Prima di tutto spicca la eliminazione del “silenzio-diniego”, che sollevava le amministrazioni dall’obbligo di motivare il rifiuto all’accesso.
Inoltre è stato eliminato, per i richiedenti, l’obbligo di identificare “chiaramente” i documenti oggetto dell’istanza di accesso, limite che sarebbe potuto facilmente diventare una splendida giustificazione per non rilasciare la documentazione: se infatti non si conosce una fonte, è difficile identificarla a priori.
Da rilevare, poi, il riconoscimento della gratuità dell’accesso in formato elettronico e cartaceo, possibilità che limita il rimborso ai costi documentati per “riproduzione su supporti materiali”; infine – anche su questo punto è stata condotta una battaglia per l’eguaglianza dei cittadini – l’introduzione di rimedi stragiudiziali, gratuiti e veloci, per i casi di mancata o negativa risposta, cancellando il precedente testo che stabiliva il ricorso al Tar (non immediato e, soprattutto, oneroso) e la previsione di linee guida operative che orienteranno le amministrazioni in un’omogenea e rigorosa applicazione delle nuove norme.

Perché il FOIA possa essere operativo occorrerà poi monitorare l’applicazione della norma e favorirne la comprensione da parte dei cittadini e della pubblica amministrazione attraverso una strategia di comunicazione efficace. Spesso, infatti, le norme vengono “soffocate” dalla mancanza di decreti attuativi, quando necessari, e non è questo il caso trattandosi proprio di un testo inserito in un decreto; altre volte, però, è sufficiente l’occultamento doloso delle norme che vengono promulgate: è necessario, insomma, che la gente sappia di poter accedere a informazioni preziose che, forse, non ha mai pensato di poter ottenere dallo Stato.

Nonostante i miglioramenti evidenti del testo approvato in Parlamento, state sollevate comunque alcune criticità al testo, come l’assenza di sanzioni chiare e rigorose per i casi di illegittimo diniego di accesso: il testo non prevede il più potente dei deterrenti, ovvero sanzioni pecuniarie per le amministrazioni inadempienti. Se non verranno previste altre norme, per il mancato adempimento degli obblighi sembra si possa ottenere solo il riconoscimento di un illecito disciplinare, demandato peraltro all’autorità nazionale anticorruzione (Anac). Non pare una misura sufficiente. l’eliminazione di alcuni obblighi di pubblicazione previsti dalla legge 33/2013 e la formulazione delle eccezioni troppo generiche – ad esempio nel caso degli “interessi pubblici inerenti la politica e la stabilità economica e finanziaria dello Stato” – potrebbero poi offrire un altro pretesto alle amministrazioni che non intendano impegnarsi nella ricerca della trasparenza: sia che lo facciano in malafede, sia che reputino opportuno non rilasciare la documentazione senza che la loro posizione possa essere impugnata.

Ciò detto, il FOIA costituisce uno strumento fondamentale per monitorare l’operato della pubblica amministrazione, per conoscere informazioni essenziali sulla comunità cui si appartiene e per contrastare la corruzione.

Previous post

Tunisi, scatti da una città viva

Next post

Egitto, il governo attacca il sindacato dei giornalisti