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Il Covid e la decimazione dei posti di lavoro tra i giornalisti europei

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A un anno dalla comparsa del Covid-19, si calcolano oltre 10 milioni di posti di lavoro persi in Europa, secondo Eurostat. E i giornali? Se già prima della pandemia la situazione dei media non era certamente florida, e gli editori cercavano di mettere un freno allo stillicidio di copie e di introiti pubblicitari, in che stato si trova oggi questo settore? Ha retto al colpo e se sì, in quale misura e come?

Per rispondere a queste domande, i redattori dell’European Journalism Observatory hanno esaminato l’impatto economico della pandemia sul giornalismo. In Italia, la pandemia ha colpito duramente il mercato dei media, soprattutto per quanto riguarda gli introiti pubblicitari. I dati dell’Osservatorio Stampa FCP hanno rivelato una diminuzione complessiva del 26,6% della pubblicità sulla carta stampata nel 2020 (19,8% per i quotidiani e 40,3% per le riviste). Tuttavia, le piattaforme digitali hanno registrato perdite meno gravi e, secondo una ricerca di IAB Italia, chiuderanno l’anno con una riduzione del reddito solo del 4-8%.

Ma la pandemia si è abbattuta su un mercato già debole, tormentato da problemi di lunga durata e forti cali di tiratura, soprattutto per i quotidiani che, negli ultimi 6 anni, hanno assistito a una straordinaria flessione. La pandemia ha anche causato il fallimento di molte edicole: secondo le stime diffuse dal Sindacato nazionale autonomo giornalai (Snag), 1.410 edicole hanno chiuso nel primo semestre 2020.
Per aiutare il settore, il governo ha approvato una serie di misure di sostegno, tra cui crediti d’imposta sugli investimenti pubblicitari e aiuto per il costo della carta. Nel novembre 2020 ha anche creato un fondo di 50 milioni di euro per sostenere le emittenti radiofoniche e televisive locali. Inoltre è stato introdotto un bonus di 500 euro per le edicole.
Tuttavia, i difficili indicatori economici derivanti dalla pandemia hanno messo a repentaglio la sicurezza sul lavoro e le condizioni di lavoro dei giornalisti e molti editori hanno utilizzato la cassa integrazione Covid.
I freelance hanno avuto accesso ai bonus per i lavoratori autonomi italiani: «Ai freelance è stato concesso un bonus una tantum di 600 euro a marzo e aprile – dice Debora Malaponti, attivista di ACTA Media, che rappresenta la categoria – Il bonus una tantum di 1.000 euro di maggio è stato introdotto con alcuni criteri specifici che hanno lasciato indietro una parte dei liberi professionisti».

Tuttavia, è chiaro che sia i freelance sia i dipendenti delle testate italiane si trovano ad affrontare condizioni di lavoro estremamente precarie e salari bassi: un sondaggio coordinato da ACTA e Slow News ha rivelato che il 68% dei freelance italiani guadagna meno di 10.000 euro all’anno. Sebbene le misure di emergenza messe in atto dal governo siano state accolte con favore, sono solo una risposta limitata alle sfide strutturali del mercato giornalistico italiano.
«Queste misure governative sono state una boccata d’aria fresca sia per le aziende che per i lavoratori – ha aggiunto Raffaele Lorusso, segretario generale FNSI – La crisi è iniziata prima del Covid-19 e il settore è ora in piena trasformazione. Abbiamo bisogno del sostegno pubblico per consentire alle aziende di perseguire innovazioni digitali, incoraggiare il pubblico a leggere e modernizzare la rete di vendita. Inoltre, è necessario un intervento strutturale per combattere il precariato e sostenere l’occupazione stabile. Serve un cambio di passo da parte del governo per combattere le disuguaglianze nel mercato del lavoro che stanno mettendo a repentaglio il futuro delle generazioni di giornalisti e la qualità dell’informazione».

Per quanto riguarda la situazione dei principali paesi europei, in Gran Bretagna l’Evening Standard è diventato uno dei casi emblematici del tumulto economico che sta travolgendo i media britannici. Le difficili condizioni di mercato, accentuate dal Covid-19, sono state le principali responsabili del taglio del 40% al personale della redazione. Ma un portavoce del giornale ha specificato che i cambiamenti riflettono anche l’evoluzione dei comportamenti e delle richieste del pubblico, come orientarsi verso soluzioni digitali. Per ora la crescita del digitale non basta però a colmare le perdite: in generale, nonostante un aumento del 35% dei lettori giornalieri digitali, continuano i tagli al personale e un crollo nel mercato pubblicitario.
La riduzione di posti di lavoro ha riguardato i principali mezzi di comunicazione e gruppi come il Guardian, DMG Media, che comprende testate come il Daily Mail e Metro, e Reach, il più grande editore del Regno Unito con Daily Mirror e Daily Express. Insieme, prevedono di tagliare almeno 800 posti di lavoro. Non si salva nemmeno la BBC, con una perdita prevista di 520 posti alla BBC News.
Come uscire dalla crisi? Paul Lashmar giornalista investigativo, parlando con EJO, spiega «Ci sono molte organizzazioni di media che stanno cercando di rivedere i modelli di business e da 20 anni cercano di trovare un modello che funzioni, con diversi gradi di successo. Il Covid ha colto tutti di sorpresa e ha avuto un grave impatto su modi di lavorare e budget. Ma resta il fatto che le persone hanno bisogno più che mai di giornalismo di alta qualità. Penso che il “fattore Trump” sia ancora in gioco, che ci sia fame di informazioni affidabili, accurate e verificate e che le persone siano disposte a pagare per contenuti di qualità. Non è ancora chiaro se questo salverà l’industria della stampa, ma lo spero».

Per quanto riguarda la Germania, secondo l’Associazione federale degli editori digitali e degli editori di quotidiani (BDZV), nell’aprile 2020 quasi tutti gli editori hanno registrato un calo degli introiti pubblicitari tra il 20% e il 40%. L’aumento del lavoro a breve termine ha interessato gli editori in tutto il paese, comprese testate nazionali come Die Zeit e Süddeutsche Zeitung. Entrambi hanno diminuito il numero di pagine in primavera, poiché la crisi del Covid-19 ha ridotto gli eventi che settori come sport e cultura potevano coprire. Il segmento eventi è ancora quasi inesistente e Tina Groll, presidente dell’Unione tedesca dei giornalisti e redattrice di Zeit Online, lo descrive come “fatale”, poiché negli ultimi anni l’organizzazione e la moderazione degli eventi sono diventate un secondo o terzo pilastro per molti canali.
Le società che «non erano abbastanza innovative da sviluppare modelli di business praticabili ne stanno ora pagando il prezzo» afferma Groll. Da un lato, il bisogno di un giornalismo di qualità è aumentato, d’altra parte, il lavoro a tempo ridotto sta diventando più comune in molte redazioni.
La crisi del coronavirus può anche essere letta come un’opportunità: «In alcune case editrici la digitalizzazione sta avanzando molto rapidamente», continua Groll. Molte redazioni hanno provato con successo podcast e live blog, e alcuni editori stanno ora realizzando i loro contenuti online con maggior determinazione.
Secondo Christopher Buschow, professore di organizzazione e media online presso l’Università Bauhaus di Weimar, la domanda importante è come supportare gli attori esistenti che svolgono ancora un ruolo, ma allo stesso tempo avviano innovazioni? Il sostegno finanziario per le start-up e condizioni quadro adeguate sarebbe sicuramente necessari per creare nuove idee, concetti e formati nell’industria dei media tedesca.

In Portogallo la pandemia ha creato quella che potrebbe essere considerata la “tempesta perfetta”: «Oltre a portare nuovi problemi, ha evidenziato quelli che già esistevano» spiega Sofia Branco, Presidente dell’Unione dei giornalisti portoghesi.
Da marzo OberCom Observatório da Comunicação ha monitorato l’impatto finanziario della pandemia sui media portoghesi. La conclusione principale è che, fatta eccezione per la radio, i media in generale, hanno subito un aumento di pubblico tra marzo e aprile, a causa di quella che può essere definita “sete di informazione” durante il blocco. Per la radio è avvenuto il contrario: i 20 minuti medi che un portoghese trascorre in auto garantiscono un flusso costante di entrate pubblicitarie, con il blocco degli spostamenti la radio ne è stata penalizzata.
Anche se la diffusione digitale a pagamento è aumentata del 50,2%, il valore di questo settore è molto inferiore a quello della carta stampata. Come è stato sottolineato anno dopo anno nel Reuters Digital News Report sui media portoghesi, uno dei maggiori problemi è la mancanza di modelli di business digitali consolidati. Le testate stanno ancora cercando di capire come monetizzare le notizie digitali quando solo il 10% della popolazione ha pagato per le informazioni digitali nell’anno scorso.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro in Portogallo circa 800 giornalisti sono stati licenziati o costretti a subire una riduzione dello stipendio. È aumentata la precarietà, non solo per i giovani, ma anche per i professionisti più anziani, con più esperienza e contratti più stabili.

Anche la situazione della Spagna mostra un profondo calo dei ricavi pubblicitari da marzo ad agosto 2020 (-32% nel caso di giornali, radio – 26,2%, televisione – 25,3% e Internet – 7,8% secondo il Rapporto Trend Score).
«È un paradosso che i media stiano vivendo un aumento di pubblico e allo stesso tempo affrontino una crisi pubblicitaria, che mette a rischio il servizio, ma anche migliaia di posti di lavoro» dice David Álvarez, esperto di media e professore all’Università Complutense di Madrid.
Álvarez sottolinea che il Gruppo Vocento, ad esempio, propone una riduzione del 40% dell’orario di lavoro del personale aziendale. Il gruppo Joly sta anche pianificando tagli nelle sue nove testate: Diario de Cádiz, Diario de Sevilla, Diario de Almería, Diario de Jerez, Málaga Today, Granada Today, Diario of Córdoba, Huelva Information and Southern Europe. Secondo Álvarez, questa «è solo un’anteprima della crisi che incombe nel settore e che è legata ad altre crisi che hanno colpito i media negli ultimi anni».
Victoria Pérez, presidente della Piattaforma per la difesa della libertà di informazione aggiunge «Non c’è stata una leadership del governo nel fornire aiuti diretti alla stampa, che è essenziale per combattere la disinformazione e le bufale, soprattutto in tempi di pandemia».

La ricerca di EJo comprende anche Polonia, Georgia, Lettonia e Ucraina. Tutti i dati sono disponibili a questo link.

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