Home»Sponde del Mediterraneo»Identikit del migrante in Tunisia

Identikit del migrante in Tunisia

0
Shares
Pinterest Google+
Il manisfesto della Biannale democrazia 2015, dedicata al tema "Passaggi"
Il manisfesto della Biennale democrazia 2015, dedicata al tema “Passaggi”

Sahar Ammar, giornalista, scrittrice e attivista tunisina, è stata ospite nei giorni scorsi di Biennale Democrazia nell’ambito di Muri e Confini, l’incontro a cura del Collettivo di Giurisprudenza di Torino in collaborazione con l’associazione Generazione Zero e Libera. Laureatasi in legge a Sfax, Sahar è diventata membro della commissione di Giustizia del Parlamento della gioventù tunisina ed è stata coinvolta in diversi progetti internazionali; ha vinto il primo premio al National Council for Children’s Culture, è stata finalista di A Sea of Words 2014.

A Torino ha parlato della legislazione del suo Paese in materia di rifugiati. È a partire dal 2011 che la Tunisia, a causa delle situazioni umanitarie drammatiche in Libia e in Siria, ha visto arrivare alle sue porte un considerevole flusso di immigrati: si contano circa due milioni di rifugiati, provenienti dalla Libia e da altri Stati africani.

logo della sezione Muri e confini, Biennale democrazia 2015
logo della sezione Muri e confini, Biennale democrazia 2015

“Nel mio Paese – ha spiegato Ammar – non vi sono decreti, leggi o disposizioni che riguardino in particolare gli immigrati; anche dopo la convenzione di Ginevra non sono state varate delle vere e proprie norme costituzionali. Dunque sono la società civile, le organizzazioni sul territorio e i cittadini stessi che, da soli, devono affrontare questo fenomeno”.
“Dal 2011, quando la situazione in Libia si è aggravata maggiormente, è stato aperto un campo per rifugiati alla frontiera con la Tunisia. Il governo non ha partecipato attivamente ma sono state ancora una volta la società civile e le organizzazioni a prendersi carico di creare delle strategie, di cercare dei luoghi dove far vivere queste persone, dare loro un lavoro, e occuparsi delle famiglie, soprattutto dei bambini da integrare all’interno della società e della scuola”.

Rifugiati a Damasco
Rifugiati a Damasco

“Con i migranti della Siria, il problema è che sono respinti dal governo per problemi di sicurezza; quindi, anche se avrebbero tutte le qualifiche per rientrare nella categoria di rifugiati o addirittura di residenti in Tunisia, sono rifiutati e per loro non rimane altra scelta che entrare illegalmente dalle frontiere fra l’Algeria e la Tunisia”.

Il problema è l’assenza quasi totale, nel sistema legislativo, di tutte le disposizioni giuridiche che riguardano il termine di rifugiato e migrante. Questo è il frutto di un retaggio legislativo che ha il suo fondamento in due documenti: uno nel 1857 e la prima Costituzione tunisina del 1861, in cui è introdotto il termine generico di “straniero”; non si parla né di rifugiato né di immigrato, almeno per come sono attualmente concepiti questi termini nelle convenzioni mondiali. E lo qualifica come titolare dei diritti dei cittadini tunisini: per esempio, ha diritto a esercitare delle attività industriali e commerciali in Tunisia, di avere un’abitazione o di possedere delle terre, ma il termine rimane comunque “straniero”.

“Nel XIX secolo – ricorda la Ammar – il bey tunisino ha emanato un decreto contro la schiavitù che obbligava alla liberazione di tutti gli schiavi, di qualsiasi nazionalità essi fossero; con l’indipendenza del 1959 è stata redatta la prima Costituzione repubblicana, che dedica l’articolo 17 al diritto d’asilo. In esso si statuisce che è vietato estradare i rifugiati politici. Il problema è che questa Costituzione è stata sospesa con la rivoluzione del 2011, dopodiché non si è provveduto a specificare una normativa riguardo ai rifugiati: una lacuna problematica e drammaticamente attuale, poiché proprio da quel periodo sono iniziati ad arrivare in Tunisia un gran numero di migranti e di rifugiati”. Dal 26 gennaio 2014, data dell’entrata in vigore della Costituzione attuale, esiste una citazione del diritto d’asilo, ma è solamente “un tentativo timido, iniziale, di affrontare questi argomenti. A causa di questi problemi si sono verificate numerose violazioni dei diritti umani”.

 

Previous post

L’informazione a fumetti

Next post

Ultima fermata per "Sosta Forzata"