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I documentari di Laura Silvia Battaglia

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Esperta in questioni mediorientali, Laura Silvia Battaglia da quasi dieci anni si dedica al reportage in zone di conflitto: dal Libano a Israele e Palestina, all’Afghanistan al Kosovo al Nord Africa, al Medioriente. Ha girato e autoprodotto alcuni documentari video di grande valore giornalistico e di forte impatto emotivo.
Eccone una breve rassegna.

“Maria Grazia Cutuli. Il prezzo della verità
Ci sono voluti tre anni di ricerche e un accurato lavoro di indagine, ma il primo documentario di Laura Silvia Battaglia si è meritato il Premio Giancarlo Siani 2010. Un lavoro, realizzato insieme a  Matteo Scanni e Armando Trivellini, che raccoglie materiali inediti per ricostruire la vita privata e professionale dell’inviata del Corriere della Sera e le circostanze dell’agguato ad opera di un gruppo di talebani in cui il 19 novembre 2001 sulla strada da Jalalabad a Kabul ha perso la vita insieme all’inviato di El Mundo Julio Fuentes e Harry Burton e Azizullah Haidari, corrispondenti dell’agenzia Reuters. Il video mette in dialogo e a confronto le voci di parenti, amici e colleghi di Maria Grazia Cutuli, tra cui Ferruccio De Bortoli, Lorenzo Cremonesi, Roselina Salemi, Simona Calì Cocuzza, Andrea Nicastro e molti altri.

“Latin Kings. I re della strada
Finalista al Premio Ilaria Alpi nel 2008 e vincitore nello stesso anno del Premio Anello Debole, questa video-inchiesta esplora il mondo delle bande latinoamericane a Milano e Genova: un preciso codice d’onore, che non può essere violato, a partire dall’abbigliamento, divieti da rispettare rigorosamente – non parlare con la polizia o la stampa, ad esempio -, la struttura rigida e gerarchica dell’organizzazione, denominata la “Nazione”.
Dalla comune passione per la musica e dall’osservanza di una forma di cristianesimo popolare, fortemente connotato di simboli, come il rosario, questi gruppi si sono trasformati in baby-gang dedite ad atti di criminalità.

“Sassi tra gli ulivi”
Finalista nel 2010 ad Anello debole e Claudio Accardi
, questo documentario mostra i luoghi della Palestina segnati da ingiustizie, soprusi, incomprensioni, divisioni. Attraverso le voci degli abitanti di Hebron, Qalqilya, Betlemme e quelle di attivisti e rabbini, racconta una guerra mai finita e i continui espropri, demolizioni, nuovi insediamenti di coloni, segno di una nuova e pericolosa ghettizzazione.

“Unknown Iraq”
Uno sguardo sull’Iraq dieci anni dopo la discussa occupazione americana. Laura Silvia Battaglia racconta la storia di un Iraq inedito: quello di chi è rimasto dopo la fine dei conflitti, di chi non ha mai più rivisto i propri familiari rapiti e di chi porta il segno indelebile delle armi non convenzionali americane.
È un omaggio ai giovani iracheni e al loro desiderio di ricominciare.
La versione breve montata per la RAI con il titolo “Le donne di Abramo”, che si concentra sulle questioni di genere in Iraq, ha meritato il premio “Giornalisti del Mediterraneo” nel 2013.

“Al-hurria: l’altra faccia della libertà
Vincitore del premio “Giornalisti del Mediterraneo” nel 2012, presenta gli effetti della guerra civile in Libia e svela “l’altra faccia della libertà”. “al Hurria” è il grido delle folle di ribelli scesi in piazza in Tunisia, Marocco, Egitto, Libia, Siria, Bahrein, Yemen.
Laura Silvia Battaglia mostra cos’è cambiato in Libia a un anno di distanza dall’inizio della rivoluzione: come vivono gli abitanti di Misurata, la città che ha vinto la guerra contro Gheddafi, qual è il prezzo che hanno dovuto pagare per la libertà, chi ha fatto la rivoluzione.

“Le voci del Tigri. Viaggio nella terra dei fiumi”
Il Tigri e l’Eufrate evocano le terre fertili della Mesopotamia e la culla della civiltà. Quella stessa terra è oggi martoriata, dopo essere stata teatro di una guerra e di un’occupazione tra le più lunghe della storia del Medio Oriente. Laura Silvia Battaglia vuole andare alle radici di quei luoghi e ridare centralità e valore all’ecosistema mesopotamico. Registra così una sorta di diario visivo e sonoro delle avventure di alcuni membri della Tigris River Flotilla, associazione che promuove la consapevolezza delle drammatiche conseguenze dello sfruttamento delle acque del Tigri sulla popolazione locale. La diga di Ilisu, costruita dai Turchi sulla sorgente del Tigri e dell’Eufrate, infatti, ha causato la distruzione di più del 40% della terra coltivabile sulle sponde del Tigri in territorio iracheno: una pesante minaccia alla biodiversità e a ciò che resta della cultura e delle tradizioni degli antichi Sumeri.
Il Tigri è tutto” – ha raccontato Laura Silvia Battaglia. “È lo spirito, il jin del fiume: nella mitologia delle antiche popolazioni della Mesopotamia il Tigri poteva addirittura interagire con gli uomini. Ma è anche navigazione, pesca di fiume, allevamento di bufali, garanzia di sviluppo per piante acquatiche che servono da foraggio per gli animali e che vengono utilizzate per realizzare manufatti. In alcune aree a sud di al-Kut, inoltre, il Tigri favorisce lo sviluppo dell’agricoltura e delle palme da dattero”.
Partiti da Al-Kut, a sud di Baghdad, gli attivisti della Tigris River Flotilla hanno navigato sul Tigri sulle loro barche, monitorando l’inquinamento delle acque e al tempo stesso intonando canti, bevendo tè e ascoltando e raccogliendo le storie di chi vive lungo le sponde del fiume.
“Nella vita ci sono momenti in cui vale la pena cantare e altri in cui è meglio rimanere in silenzio”, commenta Laura Silvia.  “Ogni fiume ha un respiro e devi imparare a sentirlo e accettarlo”.

Laura Silvia Battaglia sarà a Torino, giovedì 23 aprile, ospite di “Reportage dall’Iraq”.

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