Home»Professione giornalista»Greenpeace tra inchiesta e attivismo

Greenpeace tra inchiesta e attivismo

0
Shares
Pinterest Google+
Il direttore esecutivo di Greenpeace UK, John Sauven
Il direttore esecutivo di Greenpeace UK, John Sauven

Greenpeace apre una nuova redazione per il giornalismo investigativo. Il gruppo è guidato da Jim Footner, ne fanno parte Damian Kahya (già alla Bbc), Lucy Jordan (ex del New York Times e di Vice), Maeve McClenaghan (già nel team del Bureau of Investigative Journalism) e Meirion Jones (ex Newsnight) e si basa anche su un network di freelance ed esperti in vari campi distribuiti in tutto il mondo. Per le inchieste è previsto anche l’uso di immagini satellitari e droni.
«L’Ong sta cambiando la sua “forma mentis” – ha spiegato al Guardian il direttore esecutivo di Greenpeace UK, John Sauven – e vuole affiancare le attività giornalistiche alle azioni sul campo e alle campagne di sensibilizzazione che hanno caratterizzato l’operato di Greenpeace nel mondo fino a questo momento».

Ha aggiunto che i tempi sono maturi perché le attività giornalistiche di Greenpeace crescano ulteriormente e che il team avrà a disposizione un budget che gli permetterà di coprire “grandi storie” e indagini ad ampio respiro: «Metteremo sempre più al centro il lavoro investigativo come un aspetto chiave di ciò che facciamo. In passato siamo stati conosciuti come un’organizzazione che fa azione diretta. Vogliamo essere conosciuti come un’organizzazione investigativa».

Uno dei vantaggi che ha Greenpeace rispetto ad altre strutture dei mass media è che «nessun posto è off limits per noi, che abbiamo collaboratori in tutto il mondo. Molte redazioni non possono telefonare e chiedere cosa sta accadendo nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico o che cosa sta succedendo in una giungla in Indondesia, Greenpeace invece lo può fare. Il panorama dei media è cambiato in modo drammatico, molti giornali e televisioni tradizionali sono stati fatti fuori, sia per ragioni di budget sia perché le loro priorità sono altre. Certi argomenti sono stati presi in carico da organismi che possono fare parte di questo lavoro, come Buzzfeed, e ci sono un paio di giornali che forse ancora prendono questo lavoro seriamente, come il Guardian o il Telegraph».

Ma può essere considerato giornalismo il lavoro investigativo fatto per conto di un’organizzazione come Greenpeace? «È ovvio che stiamo lavorando all’interno di un’organizzazione che fa attivismo – spiega Damian Kahya – ma siamo indipendenti in ciò che scriviamo e in come lo scriviamo. E vogliamo che le nostre storie siano utili per più gente possibile. Per forza di cose ci focalizziamo sui temi che sono più importanti per Greenpeace, perché è da lì che ci arrivano le notizie. Non è un progetto indipendente ma ha la sua autonomia editoriale e pubblichiamo i fatti così come li vediamo. Se si guarda a ciò che il giornalismo sta diventando nel contesto dei nuovi media – continua Kahya – non penso che siamo fuori strada. In definitiva ciò che è importante è tirare fuori i contenuti e lasciare che siano le persone a decidere. Noi dobbiamo lavorare sodo per far sì che tutto sia fatto per bene”

Greenpeace ha già avuto diversi risultati con le sue inchieste: in aprile ha rivelato che il ministro inglese per l’Energia Matthew Hancock ha ricevuto 18.000 sterline da un imprenditore tramite la Global Warming Policy Foundation; un’indagine di luglio ha mostrato che il governo giapponese aveva intenzione di rimandare la popolazione in un’area ancora inquinata dall’incidente della centrale nucleare di Fukushima del 2011. I prossimi temi in agenda? Oceani, pesca, deforestazione e cambiamenti climatici.

greenpeace-film-2Nel 2012 la Ong aveva già lanciato Energydesk, un sito dedicato al mutamento climatico dal taglio giornalistico, mentre nel 2013 era stata varata la piattaforma di leaking digitale Artic Truth.

Il lancio della nuova iniziativa avviene in occasione del documentario How to Change the World, dedicato ai primi 30 anni di storia di Greenpeace.

Previous post

A Torino, nasce il centro per la fotografia

Next post

Per trovare dati e fonti usa i social media