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Google spadroneggia, la Francia fa le barricate e multa. E i risultati si vedono

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Google, nonostante il tempo che passa, continua a spadroneggiare (e a danneggiare il mondo dell’informazione). Sul fronte della lotta ai fatturati sfuggiti all’imposizione e al controllo su una posizione dominante sul mercato, la Francia è in prima linea non da oggi: difatti, già lo scorso anno i francesi avevano obbligato Google a iniziare a pagare gli editori francesi per tutti i contenuti che il motore di ricerca diffonde e su cui, senza aver pagato un centesimo, incassa miliardi di euro di pubblicità. 

L’autorità francese della concorrenza, la AgCom francese, adesso ha imposto a Google di pagare una multa pari a 220 milioni di euro, una cifra che peraltro è già stata accettata dalla multinazionale californiana (a riprova della liquidità sterminata garantita dai guadagni online), proprio per aver abusato della sua posizione dominante nel mercato dei server pubblicitari per gli editori di siti web e applicazioni mobili. La fonte di questa indagine da parte dell’autorità francese sulle pratiche di Google parte sempre da alcuni esposti presentati da  gruppo News Corp di Rupert Murdoch, una denuncia che era stata spalleggiata dai colleghi editori del quotidiano Le Figaro e dal gruppo belga Rossel La Voix.

Google si è dovuto arrendere all’evidenza: insieme al pagamento della sanzione, ha proposto una serie di compromessi, accettati dall’autorità antitrust francese, volti a cambiare alcuni processi che riguardano suo servizio pubblicitario Dfp, che permette agli editori di siti e app di vendere i loro spazi pubblicitari, e la sua piattaforma di vendita AdX, che organizza il processo di asta.

Isabelle de Silva, presidente dell’authority francese, ha spiegato che “questa decisione di sanzionare Google ha un significato  speciale perché è la prima al mondo che indaga su processi algoritmici complessi”, poiché Google “approfitta della sua posizione dominante nei server pubblicitari e applicazioni, penalizzando la concorrenza nel mercato della pubblicità digitale. Questa multa e gli impegni presi da Google serviranno per ripristinare un campo di gioco equo per tutti gli attori. E permetteranno agli editori di sfruttare al massimo i loro spazi pubblicitari”. 

Questa notizia si accompagna a quella, recente, dell’accordo preliminare raggiunto dal G7 sulla minimum tax globale al 15%, pensata come tassa da imporre alle grandi società. Si tratta, quello europeo, di un primo passo per arginare lo strapotere delle multinazionali e, anche qui, rispetto al passato sembra essere stata accolta con favore da Facebook, Amazon e Apple, e non ha provocato contraccolpi sui mercati. Si tratta di società, Google soprattutto, che per anni hanno veleggiato in acque completamente impresidiate, garantendosi guadagni da un lato fatti in gran parte col lavoro editoriale altrui (e difesi con la “scusa” che lei aggregava contenuti, non li faceva suoi ma li veicolava solo) e approfittando di capriole fiscali per evitare di pagare tasse nei Paesi (Italia compresa) in cui questi redditi sono stati prodotti. 

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