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Usare fonti riservate non è peccato, né reato

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I giornalisti Markus Beckedahl (a destra) and Andre Meister (a sinistra)   EPA/BRITTA PEDERSEN
I giornalisti Markus Beckedahl (a destra) and Andre Meister (a sinistra) EPA/BRITTA PEDERSEN

Arriva una buona notizia dalla Germania, dove la procura generale federale ha deciso di archiviare la richiesta di indagini contro due giornalisti del blog Netzpolitik.org, il direttore Markus Beckedahl e il contributor Andre Meister, che erano stati sospettati di alto tradimento per aver pubblicato documenti dei servizi segreti interni sul controllo del web.

Il sito tedesco aveva pubblicato, nei mesi scorsi, due articoli: il primo a fine febbraio, nel quale si rendevano noti i piani di finanziamento dell’intelligence nazionale e il progetto di rendere più stringente il controllo sul web. Una seconda notizia, messa online a metà aprile, raccontava dell’intenzione di creare una unità speciale per tenere sotto controllo i social media. Giacché gli articoli attingevano a documenti riservati, lo scorso 31 luglio il procuratore federale Harald Range aveva annunciato di aver messo sotto indagine il direttore di Netzpolitik e il giornalista Andre Meister per tradimento, facendo seguito a una segnalazione proprio da parte dell’agenzia di intelligence tedesca.

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L’ex procuratore federale Harald Range

La virulenta reazione dell’opinione pubblica alla notizia della possibile incriminazione di due giornalisti per aver fatto il proprio mestiere di cronisti ha sortito gli effetti sperati da molti: il ministro della Giustizia Heiko Maas ha rimosso dall’incarico il procuratore federale Range (benché alcuni sospettino che il governo ne abbia approfittato per allontanare un magistrato inviso all’esecutivo) e il nuovo responsabile della procura federale ha annunciato che il caso sarà archiviato poiché i documenti su cui si basavano gli articoli di Netzpolitik erano “riservati ma non coperti da segreto di Stato”. Quindi, secondo il nuovo orientamento degli inquirenti, non esisterebbero neppure gli estremi giuridici per ipotizzare il reato di tradimento.

Netzpolitik sembra non volersi accontentare della vittoria e chiede pubblicamente di sapere se e in che modalità la redazione del sito sia stata spiata dai servizi segreti; inoltre il sito si è fatto promotore di una campagna per un intervento legislativo a protezione di chi diffonde, per il bene della comunità, informazioni riservate.

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