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Giornalismo del 2014

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Il Nieman Journalism Lab, il gruppo di ricerca sulle evoluzioni del giornalismo della Nieman Foundation for Journalism ad Harvard, in occasione dell’inizio del nuovo anno ha pubblicato le “previsioni del giornalismo 2014”: il risultato sono una cinquantina di contributi di esperti del settore su cosa sarà del mondo del giornalismo e dell’informazione.

Un quadro chiaro non lo avremo ma le previsioni pubblicate, da cui abbiamo tratto alcuni commenti, ci offrono spunti per capire in che direzione andrà il giornalismo nel nuovo anno.

“Mobile” e “visual” sono le parole chiave, a indicare un’informazione sempre più tecnologica e a portata di mano ma sempre più fatta di immagini, infografiche e nuovo design, che si adatti al contenuto e al contesto in cui si trova il lettore. E ovviamente ancora “social”.

L’informazione dovrà essere sempre più appropriata quindi, scrive Cory Hawk (senior editor per le news digitali al Washington Post) servirà un “adaptive journalism”, un’informazione calata nel contesto del lettore: dove si trova, che cosa legge, su quale supporto, con chi. Una trasformazione di cui beneficeranno gli utenti, gli editori e gli inserzionisti.

E poi ancora la tecnologia al servizio del giornalista, sempre più autonomo nel suo lavoro sul campo: dalla scrittura al video con pochi strumenti.

Più condivisione e meno competizione tra le organizzazioni è quanto prevede (e auspica) Dan Gillmor, docente alla scuola di giornalismo e comunicazione di massa all’Arizona State University. Ricorda l’effetto Snowden e spiega perché i giornalisti dovrebbero fare massa critica, per sollevare grandi temi e andarci a fondo, collaborando per portare avanti “una campagna e non solo un atto di pubblicazione”.

E il cartaceo? Da rinnovare. Per Juan Antonio Giner, Innovation Media Consulting Group, la parola d’ordine è multimedialità e stare al passo con essa anche per quanto riguarda la versione stampata. Fino a poco tempo fa, le redazioni producevano un giornale con contenuti esclusivi per il quale il lettore doveva pagare. Ora sappiamo che non è più così: assorbiamo notizie di continuo, da più fonti e in tempi rapidi. Ciò che si chiede al cartaceo è di essere il “giornale del giorno dopo”, scrive Giner. I giornali devono puntare quindi su reportage e fact checking, ossia la verifica delle notizie. Un modello editoriale – non di nuova invenzione – che richiede flussi di lavoro continui con una redazione a doppia velocità: una digitale, per la “cottura veloce” dei pezzi, e una di stampa tradizionale, più lenta.

Non resta che augurare buon giornalismo a tutti.

 

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