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Fare informazione nell’era digitale

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Un italiano su due è attivo sul web. Di questo il mondo dell’informazione deve tenere conto. Se n’è discusso a Bologna durante il seminario “I numeri e le persone”: il digitale dà la possibilità di parlare a  molti – ma non a tutti -, contemporaneamente e in modo immediato, e simmetricamente fornisce allo stesso modo agli utenti la possibilità di ascoltare.
Quello della rete è soprattutto un pubblico giovane. Il 59% degli italiani dimostra di prediligere ancora la carta stampata, ma si tratta perlopiù di utenti che hanno più di 45 anni.
Il web è considerato il mezzo di comunicazione più affidabile per utenti tra i 30 e i 44 anni, per quelli di età compresa tra 55 e 64 è la tv, mentre il pubblico più anziano (sopra i 64 anni) preferisce i quotidiani.

I social network sono fondamentali, ma il problema è che impongono un’attenzione veloce. C’è poi una sproporzione tra la nostra percezione dei social media e la loro forza reale: sono molto diffusi, ma molto meno influenti di quello che si crede. Basti pensare che appena il 4,5% della web advertising è sui social. Televisione e web si spartiscono insieme il 75% della raccolta pubblicitaria, rispettivamente con il 52% e il 22%. La carta stampata sperimenta una caduta irrefrenabile e un drastico ridimensionamento degli investimenti.

A favore del digitale, dunque, la tempestività, l’interattività, la multimedialità, la personalizzazione, lo spazio. La qualità dell’informazione, su cui spesso si punta il dito, dipende dall’accuratezza delle fonti e dall’attendibilità delle notizie, ovvero dalla credibilità.
I quotidiani sono ritenuti per eccellenza lo strumento deputato all’approfondimento, all’orientamento e alla comprensione. La rete è considerata piuttosto lo spazio della notiziabilità, delle breaking news.
Ma occorre ripensare il suo ruolo, perché anche il web può trasformarsi in ambito di approfondimento. È il caso dello slow journalism, del giornalismo intenzionale – per dirla con Kapuscinski -, del giornalismo narrativo o dei web documentari. Come, ad esempio, accade nel progetto di QCode Magazine con i webdoc: con linguaggi diversi, che integrano video, immagini, grafica, suoni, si parla dei contrasti del Congo o delle contraddizioni dei mondiali di calcio in Brasile, della condizione dei migranti dal Mali, Algeria e Turchia o di quello che rimane oggi del muro di cemento e filo spinato che ha diviso l’Europa in due blocchi dal dopoguerra fino al 1989. È quest’ultimo il soggetto di “The iron curtain diaries”, in cui, rintracciate alcune persone che nel 1989, al momento della caduta del muro di Berlino, avevano 20 anni, è stata raccontata la Storia attraverso le loro storie.

Certo è che la rivoluzione digitale ha avuto e continua ad avere un enorme impatto sui modi di fare  e di intendere il giornalismo. Sul blog Il Futuro dei Periodici compare una cronologia multimediale che, prendendo spunto da The State of the News Media 2014 del Journalism Project, riporta quali siti d’informazione nativi digitali hanno cambiato il giornalismo.
Dai noti Huffigton Post, con il suo omologo più tradizionale Daily Caller, e Yahoo News a CIR, il Centro per il reporting investigativo, a cui, si dice, si sia ispirata Milena Gabbanelli. Per continuare, citandone alcuni, con Vice, vera e propria scuola di “immersionist journalism”, dove i giornalisti raccontano i fatti come esperienze vissute in prima persona; Slate, versione digitale del pensiero liberal; Buzz-Feed, nato come sito di intrattenimento, che sta però virando su un giornalismo più serio; Politico, dedicato a un’informazione approfondita e a una copertura sempre attiva della politica americana; ProPublica, vocato a un giornalismo indipendente; Global Post, che copre le notizie dall’estero, a cui i giornali tradizionali dedicano poco spazio e poche risorse.
Sono solo alcuni esempi del panorama dei nuovi media nel giornalismo internazionale. Ma soprattutto l’emblema della necessità non già di abbandonare i media tradizionali, piuttosto di reinterpretarli o, meglio, di ri-mediarli.

Elisabetta Gatto

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