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Europa, fortezza da espugnare

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Del Grande Gli occhi vivaci, la sicurezza tradita da qualche sfumatura della voce, la passione viscerale per il lavoro sul campo: si presenta così Gabriele Del Grande, classe 1982, giornalista e blogger, per nulla disorientato dall’attenzione che ha suscitato il suo ultimo lavoro, il docu-film “Io sto con la sposa”, realizzato con Khaled Soliman Al Nassiry, poeta palestinese siriano, e Antonio Augugliaro, regista televisivo.

“Dopo anni trascorsi a ‘cucinare’ comunicati stampa”, racconta, “ho capito che quello non era il mio mestiere e che i ritmi dell’industria giornalistica non mi consentivano di raccontare le storie che c’erano dietro le persone“.
Così decide di partire per Casablanca e dopo due mesi si sposta in Tunisia, dove trova la “sua” storia. È quella di un postino, che ogni giorno raccoglie rifiuti sulla spiaggia e li trasforma in opere d’arte, che pazientemente sistema nel giardino di casa sua. Fino  a quando, un giorno, trova una scarpa. Poi un’altra. E un’altra ancora. Ne rinviene a centinaia. Infine ritrova un cadavere e capisce che quelle scarpe sono la traccia e la memoria delle vittime delle traversate, “i morti di viaggio”, come li chiama Del Grande.

Nasce da quell’incontro l’idea di Fortesse Europe, un blog in cui colleziona tutti gli articoli dei quotidiani nazionali e internazionali in cui si parla di morte alle frontiere dell’Europa. Oggi è diventato un punto di riferimento per quanti vogliono documentare il fenomeno.
“I nostri nipoti a scuola studieranno che all’inizio del secondo millennio migliaia di persone morirono nei mari d’Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.”
Sul blog si legge che dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell’Europa almeno 19.781 persone, di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011.

Dietro a quei numeri che rischiano di non farci più alcun effetto, ci sono delle storie e dei nomi. Gabriele Del Grande ha voluto dar loro voce. Quasi per caso si è imbattuto in quello che diventerà il protagonista del documentario “Io sto con la sposa”, il più atteso del 2014, quello di cui in rete e sui giornali si continua a parlare da mesi.
“Stavo cercando un bar nei pressi della stazione per prendere un caffè con il mio amico Khaled, quando un ragazzo ci avvicina e ci chiede: ‘Da quale binario parte il treno per la Svezia?’ Capiamo subito che si tratta di un profugo arrivato da Lampedusa”. Infatti Abdallah è uno dei pochi sopravvissuti al terribile naufragio dell’11 ottobre tra Malta e Lampedusa, in cui hanno perso la vita 268 siriani. Tra questi, alcuni familiari di Abdallah, che, raggiunta Milano, vuole continuare il viaggio verso la Svezia, meta di molti suoi connazionali perché rappresenta un modello di accoglienza e integrazione degli immigrati.

Ma ci sono le frontiere da superare e leggi che impediscono la libertà di movimento a chi si trova nella condizione di Abdallah.

Gabriele e Khaled decidono di aiutarlo e lo ospitano alcuni giorni. Poi a Gabriele viene un’idea. Per accompagnare Abdallah in Svezia ed evitare di essere arrestati come contrabbandieri, perché non mettere in scena un finto corteo nuziale in cui lui impersonerebbe lo sposo? A nessun poliziotto verrebbe in mente di fermare gli sposi per controllare i documenti.
Una decina di amici italiani e siriani sono pronti a travestirsi da invitati. Bisogna trovare la sposa.
“Volevamo che fosse siriana”, precisa Del Grande. “La prima scelta è stata una ragazza con un visto per Belgrado e un contatto che l’avrebbe aiutata ad arrivare in Ungheria e da lì in Italia. Ma le cose si sono complicate e lei ha rinunciato. Abbiamo deciso allora di fare un ‘casting’ in un centro per l’immigrazione a Roma. Abbiamo trovato una famiglia, con due figlie, una più bella dell’altra. Abbiamo spiegato alla madre che volevamo aiutarle, che non eravamo contrabbandieri, che volevamo girare un film. Temevamo un rifiuto, perché dovevamo convincerla a lasciare che una delle sue figlie si vestisse in abito bianco da sposa. Invece è stata entusiasta. Ma la mattina dopo non le abbiamo più trovate. Erano scappate, forse con un contrabbandiere”.

Proprio quando pensano di desistere e decidono che sia lo sposo a travestirsi da donna, si ricordano di un’amica, Tasneem, palestinese di Damasco. Alla proposta lei risponde con grande entusiasmo. E si parte.
Un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri attraverso l’Europa: partenza da Milano il 14 novembre, arrivo a Stoccolma il 18.
Cinque le frontiere da superare, tra scene tragicomiche da armata Brancaleone, momenti seri, molta avventura e una buona dose di paura.
“Sapevamo che quello che stavamo facendo era illegale e che se ci avessero scoperti avremmo rischiato 15 anni di carcere per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Ma sentivamo che era la cosa giusta da fare. Il nostro non è solo un documentario, è un atto di disobbedienza civile“.
Gli autori, infatti, rischiano una denuncia, ma dando visibilità al loro lavoro intendono sollevare agli occhi dei nostri amministratori una questione così importante e delicata. “I siriani a Milano si affidano ai contrabbandieri e pagano un passaggio mille euro a testa, senza alcuna garanzia di arrivare a destinazione. Nella nostra rotta, la stessa percorsa dai contrabbandieri, non abbiamo subito alcun controllo. Al massimo i poliziotti ci hanno fatto gli auguri per le nozze! Con il nostro lavoro abbiamo voluto dimostrare come l’Europa sia molto più libera nei fatti che nelle regole“.

L’obiettivo ora è portare “Io sto con la sposa” al prossimo Festival del Cinema di Venezia. Con questa idea in testa è stata avviata una campagna di crowdfunding per raccogliere i soldi necessari a coprire i costi della produzione e pagare lo stipendio di una ventina di persone che ci hanno lavorato e che ci stanno lavorando. Sono riusciti a raccogliere in poco tempo ben 50 mila euro e sulla pagina Facebook del documentario Del Grande scherza: “Ormai è sicuro. Il nostro film avrà i titoli di coda più lunghi della storia del cinema italiano. Abbiamo già i nomi di 1.400 donatori da inserire e siamo solo a metà del crowdfunding!”
Tra questi nomi ci sono anche quelli dei protagonisti. Quelli che, per un ribaltamento della prospettiva, da vittime da compatire o mostri di cui avere paura sono diventati eroi. Per riscrivere una nuova storia, dove possano trovare una collocazione onorevole e dignitosa. Come recita nel finale il trailer, “una storia fantastica eppure dannatamente vera”.

 

 

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