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Equo compenso per freelance e precari

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In attesa degli “Stati Generali del lavoro giornalistico autonomo”, convocati dalla Federazione della Stampa l’11 e il 12 luglio a Roma, l’Associazione Stampa Subalpina ha organizzato un incontro venerdì 5 luglio presso la sede di corso Stati Uniti 27, a Torino.
Dal Congresso FNSI di Bergamo del 2011 – afferma la presidente, Alessandra Comazzi – è stato recepito che regolamentare e tutelare il lavoro autonomo è fondamentale per lo sviluppo della professione. Ma è molto difficile nella pratica, perché da un lato c’è un Ordine e l’obbligo di sostenere un esame di Stato, come per altre categorie professionali, dall’altro, di fatto, fino a poco tempo fa la professione giornalistica era interpretata come un lavoro dipendente“. È complesso, infatti, inquadrare le figure professionali dei giornalisti freelance e precari in un contratto di lavoro. L’articolo 1 del Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico, infatti, tutela i lavoratori dipendenti e l’articolo 2 i collaboratori fissi, comunque assunti. All’articolo 3 si citano contratti a termine, a tempo parziale e di somministrazione di lavoro. Ma non si parla di lavoro autonomo.
Il sindacato si sta muovendo nella duplice direzione di incentivare le assunzioni a tempo indeterminato e di promuovere l’equo compenso, ovvero un parametro minimo per le collaborazioni giornalistiche al di sotto del quale nessun editore possa scendere. Quest’ultimo, in particolare, è un obiettivo piuttosto importante, perché non si tratterebbe di un tariffario completamente slegato dalla realtà (il rapporto tra i compensi percepiti e quelli fissati dal tariffario è in media di 1 a 10), ma di una retribuzione concordata tra editori da un lato e sindacato e Ordine dall’altro. La Carta di Firenze della deontologia sulla precarietà nel lavoro giornalistico, entrata in vigore il 1° gennaio 2012, rappresenta un passo in avanti contro lo sfruttamento dei lavoratori precari, ma ad oggi sono pochissimi i procedimenti disciplinari aperti per violazione degli articoli.
In questa fase” – continua la Comazzi – “chi si fa portavoce delle istanze dei lavoratori autonomi viene deriso. Ma noi, come Sabaudi e come Subalpina, siamo molto pratici e molto poco teorici!“. E a parlare sono i fatti. L’Associazione Stampa Subalpina ha ridotto la quota associativa per i nuovi iscritti, ha stipulato convenzioni, ha organizzato corsi di accompagnamento alla professione giornalistica sull’uso professionale dei social media e delle tecnologie digitali, della voce e della parola, ma anche sul modo di fare cronaca e sulle forme di autoimprese giornalistiche. Inoltre, fornisce ai giornalisti tutela legale, consulenza e assistenza sindacale.
Sono molte e molto impegnative le mete che si propone di raggiungere. Il comune denominatore è quello di potenziare ciò che può supportare il lavoro autonomo. A questo proposito, oltre all’auspicio di una definizione dell’equo compenso, battaglia quanto mai cara al Gruppo Freelance della Subalpina, il sindacato intende incoraggiare la partecipazione dei collaboratori in seno al Comitato di Redazione e sensibilizzare la Federazione Nazionale perché favorisca convenzioni nel settore dei trasporti e dell’elettronica: i giornalisti, infatti, sono costretti a spostarsi molto per lavoro e a utilizzare computer, cellulari, macchine fotografiche e videocamere.
A Roma i rappresentanti del Gruppo dei Freelance esporranno queste istanze, insieme a quella di una seria riforma dell’Ordine e all’appello ai colleghi per una maggior preparazione e consapevolezza.

Elisabetta Gatto

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