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Ecco il video

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Al teatro Vittoria, il 5 febbraio, la gente di Torino ha incontrato la musica irachena offerta con garbo ed estrema competenza da Khalid Mohammed Ali, uno dei più importanti compositori iracheni, e Hasan Falih Owaid Abbas, concertista di fama internazionale.

Il pubblico, variegato e incuriosito, è rimasto affascinato dalle note suadenti, ritmiche e carezzevoli di due strumenti antichi e poco noti dalle nostre parti: l’oud e il qanun – anche se poi nell’introduzione di Davide Rebuffa apprendiamo che il primo è il progenitore del liuto delle nostre corti rinascimentali e l’altro ha parenti stretti come il canone e il canale nella tradizione musicale antica siciliana. Sonorità diverse da quelle occidentali eppure così intense da toccare comunque nell’intimo, evocative di simboli e tesori comuni all’umanità. Perché forse questo è stato il segno più importante che ci ritroviamo uscendo dal teatro: comprendere come dietro alle guerre, la dittatura, gli embarghi, i drammi che hanno dilaniato l’Iraq e che si sono imposti in maniera quasi ossessiva al nostro sentire generale per l’attenzione dei media, ci sia un patrimonio culturale ricco e articolato che affonda le sue radici nella culla di tutte le civiltà: la Mesopotamia.

Un grazie va reso al Centro culturale italo-arabo Dar al Hikma che ci ha consentito la presenza dei due noti musicisti e un grazie va anche a questi ultimi, testimoni rigorosi e garbati della voglia di vivere e della poesia vibrante che sa farsi anche suono, una poesia insita nel loro paese di origine, specchio che riflette la civiltà di un popolo e il suo patrimonio umano e artistico da conoscere, da condividere, da proteggere.

di Maria Cristina Sidoni

 

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