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Da dimenticate a invisibili

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Presentato a Roma il 9° Rapporto MSF sulle crisi umanitarie dimenticate dai media.

La voce delle vittime di conflitti e catastrofi naturali, delle persone che soffrono a causa della malnutrizione, di quelle che lottano quotidianamente contro malattie endemiche e infettive è così forte da essere assordante. Ma in Italia il loro appello non arriva perché i media sono sempre meno disposti a raccoglierlo oppure spesso lo fanno in modo superficiale o distante dai loro bisogni reali e dalle loro difficoltà.

Nel 2012 nei tg italiani solo il 4% delle notizie (è il dato più basso dal 2006) è stato dedicato alle crisi, ai conflitti, alle emergenze umanitarie e sanitarie: è quanto risulta dal 9° Rapporto di Medici Senza Frontiere “Le crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2012”, presentato a Roma il 26 giugno scorso, in occasione di un incontro patrocinato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana FNSI.
L’indagine, realizzata con il supporto dell’Osservatorio di Pavia, ha preso in esame la copertura delle crisi umanitarie nell’informazione di prima serata – e dunque di massimo ascolto – dei principali network della televisione generalista (Rai, Mediaset e La7).

I nostri notiziari focalizzano l’attenzione soprattutto sulla crisi economica in Italia e in Europa: l’andamento dello spread e le preoccupazioni per i conti italiani, la disoccupazione, il calo dei consumi e i tragici casi dei suicidi associati alla crisi. Al centro dell’agenda anche la politica, soprattutto in ragione della crisi di governo, dei privilegi della “casta” e degli scandali in cui è stata coinvolta in diverse regioni. Questi due temi da soli occupano circa il 40% del palinsesto. Il gossip e le notizie di costume, seppure ridimensionati, detengono ancora il 6%.

E per quanto riguarda il resto del mondo? Se la portata dell’evento è devastante o se sono coinvolti occidentali, allora ecco che diventa notiziabile: è il caso, ad esempio, dello tsunami o delle guerre in Iraq e Afghanistan.
Nel corso del 2012 i riflettori sono stati puntati principalmente sulla guerra civile in Siria. Di tutti gli altri scenari di guerra descritti nei telegiornali nazionali, l’Afghanistan è il contesto raccontato in modo più costante e con toni fortemente sensazionalistici. Si è dato spazio anche al Medioriente e nello specifico agli scontri a Gaza e alla ripresa delle ostilità tra Israele e la Palestina. All’Egitto e alla Libia per la loro instabilità politica. E poi si è parlato di Nigeria, Algeria, Pakistan, Somalia e Yemen, principalmente in relazione ai sequestri dei nostri connazionali.
Sono pochi, in ogni caso, gli approfondimenti sulla situazione generale dei Paesi, sulle relazioni interetniche e interreligiose, sulle condizioni di vita della popolazione.Se si fa un confronto con i notiziari di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna, emerge in questi ultimi una maggiore attenzione per le crisi internazionali in quanto contesti di crisi umanitarie: molti servizi sono veri e propri reportage, che approfondiscono la notizia con un inquadramento geopolitico o un’analisi storica.

Medici Senza Frontiere

Ma quando una crisi umanitaria si può definire dimenticata? Quando c’è un significativo squilibrio tra la sofferenza delle popolazioni e la copertura da parte dei media. Se da un lato questi temi stanno inesorabilmente scomparendo dai telegiornali italiani, per contro, il pubblico televisivo chiede di essere più informato. Da una ricerca Eurisko emerge, infatti, che il 63% della popolazione italiana desidera ricevere dai media più informazioni sulle emergenze umanitarie e sulle modalità per offrire il proprio contributo. Il 78% del campione, inoltre, ritiene eccessiva la quantità di notizie sul gossip e il 64% quelle sulla politica.

E allora perché la pagina degli esteri è occupata più dalle vicende delle case reali europee che dalle continue violenze nel Kivu nella Repubblica Democratica del Congo? Perché del Darfur si parla con più enfasi in occasione della visita di George Clooney? Perché trova posto la notizia “Gatto obeso abbandonato dal suo padrone in una clinica di animali” e non si accenna neppure al Niger, fiaccato dalla malnutrizione? Nel 2012 ben 39 notizie sono state dedicate all’immancabile “emergenza freddo” e solo 17 all’ “emergenza Sud Sudan”. 30 alla “fine del mondo” preannunciata dai Maya, 70 alle curiosità dal mondo animale e neanche una sulla Repubblica Centrafricana, dove è in corso una grave crisi sanitaria e umanitaria a seguito della guerra civile.
Si titola “La tragica fine di un coniglietto senza orecchie” mentre sono quasi totalmente scomparse le notizie sulle crisi sanitarie connesse alle epidemie di malaria o di Aids.
Se poi la situazione di criticità è cronica, allora certe realtà spariscono dall’agenda dei telegiornali: Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Eritrea, Malawi sono afflitti, sebbene in misura diversa, da crisi umanitarie e sanitarie, che proseguono da decenni. Ma sono in pochi a esserne informati.

Ad alcune calamità naturali, a prescindere dalla gravità e dal numero delle vittime, viene dato un risalto diverso per ragioni geopolitiche o culturali. L’uragano Sandy che ha colpito gli Stati Uniti è stato raccontato in 220 notizie; il tifone Bopha nelle Filippine che ha causato la morte di circa 500 persone, migliaia di sfollati e la distruzione di interi villaggi è stato raccontato in 7 notizie.
Anche se lontani dall’Italia, questi scenari di crisi non sono isolati: si pensi all’approdo sulle coste italiane dei rifugiati, in fuga dai conflitti che accadono a migliaia di chilometri di distanza. Dunque, il ruolo dei mezzi di comunicazione è fondamentale per mobilitare la solidarietà internazionale e la pressione dell’opinione pubblica è vitale per incidere sulle decisioni dei governi e degli attori politici.
È quindi doveroso cogliere l’invito del presidente di MSF, Loris de Filippi, a chi si occupa di comunicazione: “Chiediamo ai media italiani di non chiudere la porta a un mondo che è sempre più vicino a noi ed è sempre più importante comprendere e raggiungere”.

Info: www.medicisenzafrontiere.it

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