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Cooperazione e media

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La cooperazione internazionale fa notizia? Come vengono comunicati dai media italiani i temi legati alla cooperazione internazionale? Che impatto ha la comunicazione sull’immaginario collettivo, la diffusione di stereotipi e le conseguenti scelte politico-istituzionali nel settore? Sono le domande su cui ci si è interrogati al convegno svoltosi giovedì 5 dicembre 2013 presso l’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi a Torino, a cui il Caffè dei Giornalisti ha partecipato.

Organizzato da Cop (Consorzio delle Organizzazioni non governative piemontesi), Associazione Stampa Subalpina, Regione Piemonte e CoCoPa (Coordinamento dei comuni per la pace) ha visto al tavolo dei relatori giornalisti, ricercatori e addetti ai lavori delle Organizzazioni non governative.

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Le Ong non si sanno comunicare o sono i media a non essere intreressati ai temi dello sviluppo? “Di certo c’è un problema di dialogo e di mancanza di strategia”, scondo il professor Cristopher Cepernich, dell’Osservatorio sulla Comunicazione Politica del Dipartimento di e Cultura Politica e Società dell’Università di Torino, che ha presentato i risultati delle ricerche “Media e cooperazione internazionale in Piemonte“, realizzate nell’ambito del progetto europeo “Comunciare in rete per lo sviluppo“.

“Obiettivi della ricerca – ha spiegato Cepernich – sono stati da un lato monitorare il coverage dell’informazione fornita dai media piemontesi sui temi della cooperazione allo sviluppo, dall’altro analizzare l’attività di comunicazione svolta dagli attori stessi della cooperazione”; indagando quindi l’interazione tra le due parti e valutando la quantità e la qualità dell’informazione.

Cercando tra le 76 testate giornalistiche locali e l’edizione delle 19.30 del Tg regionale di Rai3 gli articoli che contenevano parole chiave pertinenti sono stati 237. Di questi il 50% conteneva le parole chiave “umanitario/a/e“, il 20% “cooperazione internazionale” e a pari merito con il 14,5% “cooperazione e sviluppo” e “ong“.

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Seppur il periodo analizzato sia relativamente breve (3 mesi, da aprile a giugno 2013), i risultati sono interessanti ma di certo non soddisfacenti per il settore. Quello che ne esce è uno scarso interesse da parte dei media locali per le tematiche legate allo sviluppo; e comunque si tratta di un’attenzione occasionale, connessa agli eventi e alle iniziative organizzati sul territorio, tant’è che sono cronaca locale e cultura e spettacoli le sezioni in cui vengono solitamente pubblicati gli articoli e per di più di piccola dimensione.

Una seconda fase di ricerca ha coinvolto direttamente con un questionario le 250 redazioni piemontesi (di giornali, riviste, siti web, radio e tv) per comprendere come vengono trattati i temi della cooperazione, come sono strutturate e organizzate. Ma solo 22 sono state le risposte, mostrando saltuarietà e occasionalità nella trattazione dei temi e non specializzazione (solo 5 redazioni hanno al loro interno specialisti).
La scarsa partecipazione da parte delle redazioni “indica interesse limitato per ricerche perchè si teme il giudizio – spiega Cepernich -. L’assenza di specialisti, ammesso che debbano essercene, si spiega con la preferenza ad averne su temi prioritari, e la cooperazione non lo è”. Ma è dato anche dalla crisi di risorse che colpisce le redazioni, ormai ridotte all’osso.

Come colmare quindi questo gap tra chi comunica e i media?
“Non è il contatto diretto con un giornalista all’interno della redazione che pubblica sporadicamente un pezzo la soluzione – continua il professore -, ma è necessario cambiare il modello di relazione, creare strategie, professionalizzarsi“. Basti pensare che il 78% delle Ong ha dichiarato di non avere personale proveniente dal mondo giornalistico e il 50% non è dotato di ufficio stampa.

E la parola professionalità ritorna più volte nei discorsi durante il convegno, con forza è nell’intervento di Mimmo Candito, giornalista e storico inviato di guerra de La Stampa, che parla di “sconcertante e irresponsabile dilettantismo da parte delle organizzazioni, come se la comunicazione non fosse una capacità” e parla di “autolesionismo”, un torto per i cooperanti e i giornalisti che stanno sul campo. Perché “non esiste società senza comunicazione” e il ruolo dei media è importante per raccontare il proprio impegno. Va fatto eventizzandolo, spettacolarizzandolo. “I giornalisti non sono insensibili”.

Da un lato le Ong potrebbero comunicarsi meglio, dall’altro i media si interessano poco. E allora? “Formazione, alleanza tra media, società civile e università” è la risposta di Mario Lubetkin, direttore generale di IPS Inter Press Service, agenzia stampa internazionale specializzata sul Sud del mondo. “Se si parla di cooperazione internazionale la gente non capisce – come si è visto nel video “La cooperazione internazionale secondo me” di Davide Demichelis, autore di Radici, presentato al convegno -, ma se si parla di ambiente, energie alternative, fame, sì. Queste cose sono cresciute nella coscienza delle persone e c’è molta più attenzione rispetto a 10 anni fa. Bisogna saper comunicare nel modo giusto. E le scuole hanno il compito di insegnare ai futuri giornalisti ad andare dentro l’argomento e a comunicarlo“.

E la provocazione di Jean Leonard Touadi, consigliere del vice ministro agli affari esteri Pistelli, sottolinea la mancanza di lobby in parlamento che “Perché un militare italiano che viene ucciso in missione viene considerato un eroe della patria e un cooperante che perde la vita sul terreno muore nell’anonimato?”.

 

Del convegno sono disponibili i video degli interventi  e lo storify dell’hashtag ufficiale #cooperazionefanotizia

 

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