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Come si comunica la solidarietà

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È forse più semplice rispondere alla domanda “perché” comunicare la solidarietà: l’esperienza di tante associazioni, Ong, enti locali, fondazioni e congregazioni missionarie ce ne dà motivo. Meno scontato è capire “come” documentarla, attraverso quali storie e quali strumenti.
L’occasione per discuterne è la serata di proiezioni, promossa dal Comune di Torino con collaborazione del Coordinamento Universitario per la Cooperazione allo Sviluppo, come anticipazione del Forum della Cooperazione Internazionale dei Sistemi Territorialiche si terrà il 2014.
L’appuntamento è per venerdì 20 settembre alle 21 al Cineporto di Via Cagliari 42 a Torino: in sala saranno proiettate – e commentate dai registi – immagini che invitano a osservare i sud del mondo da una prospettiva nuova e originale.

Si inizia con le Pillole di “Radici – L’altra faccia dell’immigrazione”, di Davide Demichelis: un viaggio dal Senegal alla Bolivia alla Cina, passando attraverso il Marocco e la Bosnia-Erzegovina, accompagnati da migranti di ritorno a casa. Un’opportunità per comprendere che, come afferma una delle protagoniste, le radici sono qualcosa di estremamente mobile e fluido, che viaggia insieme a noi. Non si tratta, dunque, di rivendicare un’identità, piuttosto di suggerire una multi-appartenenza e di proporre allo spettatore di ragionare per “logiche meticce”, care all’antropologo francese Amselle.

A seguire sarà presentato il film didattico “Mille orti in Africa” di Enrico Carlesi, prodotto da Slow Food: ogni orto racchiude una storia diversa, fatta dell’esperienza e della pazienza dei contadini e delle contadine che se ne prendono cura.

In chiusura di serata, “Fadiouth Island salted millet couscous” di Francesco Amato e Stefano Scarafia, un documentario ambientato nell’isola di Fadiouth, in Senegal, dove si trova il Presidio Slow Food del couscous salato di miglio: un cibo tradizionale, che nasce dall’incontro tra la terra in cui cresce e il mare in cui viene lavato e tra le donne che si ritrovano ogni giorno per lavorarlo, cattoliche e musulmane insieme.

Elisabetta Gatto

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