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Carmen Aristegui, licenziata per il supporto a Méxicoleaks

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Manifestazione a sostengo di Carmen Aristegui (foto di E. Miranda, fonte Proceso)
Manifestazione a sostengo di Carmen Aristegui (foto di E. Miranda, fonte Proceso)

A Città del Messico, duemila persone sono scese in strada a manifestare di fronte agli uffici di Radio Mvs, una delle più importanti del Paese, per esprimere la propria indignazione per il licenziamento della nota giornalista Carmen Aristegui.

Il motivo? L’annuncio del suo sostegno al progetto Méxicoleaks, una nuova piattaforma on line indipendente creata per aiutare i giornalisti messicani a indagare su abusi di potere e corruzione. Il suo allontanamento è stato spiegato in un comunicato stampa in cui la Radio Mvs dichiara di “non accettare ultimatum dalla giornalista” e che il nome dell’emittente “è stato compromesso” e utilizzato senza il permesso della direzione. Il licenziamento di Aristegui segue infatti quello di altri due giornalisti, suoi collaboratori, Daniel Lizarraga e Irving Huerta, che avevano utilizzato il nome della radio per esprimere il supporto al progetto Méxicoleaks e per i quali Aristegui aveva chiesto il reintegro.

Il sito Méxicoleaks, lanciato a inizio marzo, permette ai cittadini di inviare segnalazioni e informazioni di interesse pubblico, in totale anonimato e sicurezza, aiutando così il lavoro dei reporter messicani e contribuendo alla costruzione di una società “più trasparente, democratica e giusta”.

Lanciato da Free Press Unlimited in collaborazione con una rete di otto media, organizzazioni civili e associazioni per la difesa della libertà di stampa, Méxicoleaks vuole abbattere il muro dell’omertà, amplificando le informazioni ricevute, sia a livello mediatico sia legale. Le informazioni raccolte attraverso Méxicoleaks saranno verificate, analizzate e pubblicate dai giornalisti delle emittenti partner del progetto: “Non si accettano pettegolezzi, opinioni o racconti diretti. Cerchiamo informazioni che dimostrino la corruzione e che siano di interesse pubblico”, si precisa sull’account Twitter.

Homero Campa, del settimanale Proceso, spiega così Méxicoleaks: “Obiettivo del giornalismo è garantire due aspetti fondamentali della democrazia: la libertà di espressione e il diritto all’informazione. Questo tipo di giornalismo compie una funzione sociale, fornisce dati e fatti affinché la società possa prendere decisioni in modo responsabile e informato e si converta in coscienza critica del potere e della società”.

Il Messico è uno dei paesi più pericolosi al mondo in cui fare il giornalista: al 148° della classifica sulla libertà di stampa nel mondo, secondo il World Press Freedom Index 2015 di Reporters without borders, negli ultimi 15 anni sono stati uccisi 80 reporter (3 solo nel 2014), più di quanti ne siano stati uccisi in Iraq (71) e per molti di questi omicidi non è stato trovato né un colpevole né un mandante. Un Paese, il Messico, in cui i mezzi di informazione sono un bersaglio e i giornalisti vengono minacciati, rapiti e uccisi impunemente.

Carmen Aristegui
Carmen Aristegui

“La società ha la responsabilità e il compito di trasformare questo declino in una possibilità di futuro”, dichiara Luis Guillermo Hernàndez, giornalista della rivista Emeequis, partner del progetto.

Sul caso Carmen Aristegui stanno giungendo messaggi di solidarietà da tutto il mondo con l’hashtag #endefensadearistegui e #endefensadearistegui2 (per evitare il dirottamento del primo hashtag) ed è stata anche lanciata la petizione #Carmensequeda su Change.org che ha già raggiunto quasi 180 mila firme.

Giornalista molto seguita, con più di 3milioni di follower su Twitter, la Aristegui conduceva il programma radiofonico Noticias Mvs, dalle 6.45 alle 10 di mattina, e cura uno spazio quotidiano sul canale spagnolo della Cnn. Recentemente, con il suo team, aveva denunciato il coinvolgimento del presidente Enrique Peña Nieto in un caso di conflitto di interessi.

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